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L’Italia nel nuovo Patto

L’Italia deve battersi per un Patto più flessibile, ma con un ruolo rafforzato della Commissione. Le nuove regole varate dai ministri finanziari dell’Unione restano troppo indulgenti verso alcuni paesi e non premiano abbastanza chi vara riforme strutturali. Ma affidare il giudizio sul loro rispetto all’Ecofin è svantaggioso per il nostro paese. Perché ogni riforma sarà giudicata perfetta, ogni investimento essenziale. E senza la garanzia che i deficit eccessivi saranno osservati da vicino da un’istituzione indipendente, le agenzie di rating alzeranno lo spread sui titoli italiani.

Fra qualche mese l’Italia potrebbe trovarsi in questa situazione: un disavanzo delle pubbliche amministrazioni per il 2003 e il 2004 rivisto da Eurostat e superiore in entrambi gli anni al limite del 3 per cento; una trimestrale di Cassa che stima anche per il 2005 un disavanzo oltre il 4 per cento, e infine con un Patto che ha perduto credibilità per il trasferimento all’Ecofin del potere di decidere se un paese abbia o meno violato le regole e, qualora le abbia violate, entro quanto tempo debba correggere i propri squilibri di finanza pubblica.

Pensando alla Grecia

Che farebbe un’agenzia di rating o un investitore in titoli governativi a tasso fisso? Gli verrebbe in mente il caso della Grecia, con una differenza però: la Grecia è stata punita e costretta a rifare rapidamente una legge finanziaria; l’Italia, con un Patto annacquato, non lo sarebbe. A questo punto il nostro investitore avrebbe una sola arma: manifestare la sua preoccupazione mediante un innalzamento dello spread sui titoli italiani. Altro che usare la nuova flessibilità del Patto per finanziare una riduzione di imposte. Sul passato evidentemente non possiamo influire. Temo neppure sui conti dell’anno in corso: mi pare infatti improbabile una manovra correttiva a luglio, in apertura di campagna elettorale, mentre il leitmotiv continua a essere la revisione delle aliquote e un taglio di imposte per 12 miliardi. L’unica via d’uscita è batterci perché il Consiglio europeo, questa sera, non sottragga alla Commissione il potere di decidere se un paese rispetti o meno le regole.
Il nostro investitore avrebbe almeno la garanzia che i deficit eccessivi saranno osservati da vicino da un’istituzione indipendente. Una riforma del Patto che sposti la discrezionalità dalla Commissione all’Ecofin non ci conviene.

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L’esercizio della discrezionalità

Ciò non significa che le modifiche al Patto varate domenica dell’Ecofin siano sbagliate. Proprio gli esempi di Grecia e Italia dimostrano quanto distorti fossero gli incentivi introdotti da queste regole: da qualche anno nei corridoi dei ministeri finanziari europei è più frequente incontrare un banchiere intento a organizzare qualche operazione di finanza creativa, che un funzionario impegnato a controllare le spese. Ma il Patto non aiutava neppure i governi a fare le riforme. Per incentivare il passaggio a forme previdenziali integrative, ad esempio, è necessario ridurre i contributi al sistema pubblico; ma nel frattempo bisogna continuare a pagare le pensioni ai vecchi pensionati. Quindi, per un po’ di tempo, le entrate diminuiscono, mentre le uscite rimangono invariate. Non fare le riforme semplicemente perché non se ne può pagare il costo nel breve periodo, non è una scelta saggia.
Se mai, le nuove regole varate dall’Ecofin non sono abbastanza coraggiose. Sono eccessivamente indulgenti con la Germania e non premiano abbastanza chi avvia le riforme.  Ma il punto che oggi rimane aperto è chi eserciterà la discrezionalità. Francia e Germania al Consiglio europeo di questa sera insisteranno nel volere questo potere per sé: dovrebbe essere l’Ecofin, e cioè i governi, a decidere se un temporaneo superamento della soglia del 3 per cento è giustificato, ad esempio da un programma di investimenti pubblici, o da una riforma delle pensioni. Acconsentire a questa richiesta vorrebbe dire che ogni riforma sarà giudicata perfetta, ogni investimento essenziale. Proprio ciò che teme il nostro preoccupato investitore.
Conclusione. Un Patto più flessibile, ma con un ruolo della Commissione rafforzato è il solo modo per evitare i guai che ci attendono nei prossimi mesi.

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  1. Ronny

    Concordo con Lei. Purtroppo negli ultimi anni hanno prevalso orientamenti che vogliono trasformare l’Europa in una mera area di libero scambio in cui nulla abbia legittimità al di fuori dei governi nazionali. Una sorta di euroscetticismo non dichiarato, ma largamente praticato
    Non conosco nei dettagli l’accordo raggiunto sulla riforma del PSC. In passato si sono lette molte proposte di riforma, alcune anche molto interessanti e forse più coraggiose di quella che dovrebbe andare in porto. Tutte avevano come denominatore comune un accresciuto potere degli organismi europei nel valutare la sostenibilità finanziaria dei debiti/deficit pubblici nazionali. Come sottolinea Lei si sta andando nella direzione esattamente opposta.

  2. fabrizio pauri

    Purtroppo la discussione si è incentrata sulle nuove regole e non sulla qualità della spesa.
    Quindi temo che in Italia con le nuove regole continueremo ad avere una cattiva qualità della spesa.

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