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Lo strano caso del tax planning familiare all’italiana

Con la riforma dell’Irpef, è più conveniente attribuire l’intera deduzione per il figlio a carico a uno solo dei contribuenti, generalmente quello con reddito più basso. Non si rispetta così il criterio di equità orizzontale secondo il quale, a parità di reddito e di composizione familiare, il “valore fiscale” di un figlio dovrebbe essere lo stesso. Inoltre, per il fenomeno dell’incapienza, i nuclei familiari a basso reddito in cui entrambi i genitori lavorano sono svantaggiati. Mentre nei livelli elevati sono le famiglie monoreddito a essere penalizzate.

La recente riforma dell’Irpef, nella definizione delle deduzioni per oneri di famiglia, introduce una sorta di tax planning familiare. Qualora entrambi i coniugi abbiano diritto alle deduzioni per figli – il caso più frequente è quello in cui uno dei coniugi non sia a carico dell’altro –, possono ripartirle nella quota da essi preferita.
Su alcuni aspetti “bizzarri” di tale disposizione si sono soffermati Dino Rizzi e Michele Zanette. In questo articolo ci poniamo altri quesiti: quali sono le strategie più efficaci per i contribuenti? A quali criteri di equità orizzontale rispondono queste norme?

Il calcolo della convenienza

Prenderemo come esempio nuclei familiari composti da due coniugi e un figlio con più di tre anni. Le conclusioni non mutano nel caso di nuclei con più figli.
Il calcolo di convenienza per il contribuente non è banale, dato che l’esito sull’imposta complessiva del nucleo familiare è influenzato dal livello della deduzione spettante (tanto maggiore quanto più basso è il reddito imponibile lordo), dalla parziale o totale incapienza e dalle aliquote marginali che si applicano al reddito imponibile dei due coniugi (tanto più elevate quanto più alto è il reddito complessivo).
In passato, pur con margini di discrezionalità, la regola suggerita e la prassi più seguita era la divisione delle detrazioni per figli a metà tra i due coniugi.
Per il futuro non sarà più così: la strategia della divisione della detrazione a metà non è mai ottimale. Anche nel caso in cui i due coniugi abbiano il medesimo reddito complessivo, risulta conveniente attribuire l’intera deduzione a uno solo dei coniugi.
Esistono regole abbastanza semplici per aiutare nella scelta? La tabella 1 indica il criterio ottimale da seguire per numerose combinazioni di redditi dei due coniugi. Un valore uguale a 1 significa che la deduzione va attribuita al coniuge il cui reddito è indicato nelle righe “primo percettore”; un valore pari a 0 al coniuge il cui reddito è indicato nelle colonne “secondo percettore”. Come si vede, nella tabella compaiono solo valori pari a 1 o a 0. Con una disaggregazione più fine, comparirebbero alcuni valori compresi tra 0 e 1, ma sarebbero comunque molto rari. Nella diagonale principale la scelta su quale dei due coniugi deve ricevere l’intera deduzione è ovviamente indifferente. La regola principale che emerge è questa: importante è che tutta la deduzione venga attribuita a uno solo dei due coniugi.
In generale gli 0 prevalgono al disotto della diagonale, a indicare che conviene di solito attribuire la deduzione integralmente al coniuge con reddito più basso, perché prevale l’effetto della decrescenza della deduzione. In un sottoinsieme di casi, tutt’altro che trascurabili però dal punto di vista della frequenza, quelli nei quali il coniuge con reddito più elevato ha imponibile nell’intervallo di 30-45mila euro e l’altro redditi compresi tra 10 e 32mila euro (evidenziati in giallo), risulta invece ottimale attribuire tutta la deduzione al coniuge con reddito più elevato, perché prevale l’effetto dell’aliquota marginale.
Queste le regole. Ma non si può negare che i criteri di razionalità di queste disposizioni appaiano del tutto oscuri.

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L’equità orizzontale non rispettata

Dal punto di vista dell’equità orizzontale, può essere interessante domandarsi quali siano i risparmi fiscali di cui possono godere nuclei familiari con il medesimo reddito familiare, ma con una diversa ripartizione del reddito tra i due coniugi.
A questo scopo la tabella 2 rappresenta, per livelli crescenti di reddito familiare (nelle righe), il vantaggio fiscale (la differenza del carico fiscale tra la famiglia qui considerata e quella in cui, ceteris paribus, non sia presente il figlio) derivante da diverse composizioni del reddito familiare stesso, nell’ipotesi in cui il nucleo effettui la scelta di ripartizione della deduzione in modo ottimale. Nelle colonne, 100-0 indica una famiglia monoreddito, 50-50 una famiglia in cui entrambi i coniugi hanno lo stesso reddito, e così via.
La maggior parte dei risparmi di imposta è nella fascia tra 500 e 600 euro, ma si notano anche molte caselle con valori inferiori a 500 euro. Si rammenti che 512 euro era il livello della detrazione per un figlio al termine della passata legislatura: per la stragrande maggioranza delle famiglie non cambia molto. Ma sfidiamo a trovare ragioni di efficienza o equità perché i vantaggi più elevati (maggiori di 650 euro) si debbano realizzare nei casi evidenziati in blù.
Un banale criterio di equità orizzontale vorrebbe che, a parità di reddito e di composizione familiare, il “valore fiscale” di un figlio fosse lo stesso: questo criterio non è mai rispettato dalla nuova Irpef.

Sono inoltre evidenti due fatti negativi (evidenziati in rosso).
Tra le famiglie con basso reddito (10-15mila euro), a causa del fenomeno dell’incapienza, i nuclei in cui entrambi i coniugi lavorano risultano svantaggiati rispetto alla famiglia monoreddito. Un esito abbastanza singolare che non migliora, sotto il profilo degli incentivi, la situazione delle famiglie dei lavoratori poveri con figli. Il contrario accade per livelli elevati di reddito familiare: in tal caso è la famiglia monoreddito a essere svantaggiata.


 

I problemi della libertà di scelta

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Va poi segnalato che questa libertà di scelta rischia di complicare non poco la vita dei contribuenti più indifesi di fronte alle complessità del sistema fiscale. Pensiamo ad esempio alla moltitudine di contribuenti che hanno solo redditi da lavoro dipendente e abitano in un’abitazione di proprietà. Questi, come noto, non sono tenuti a fare la dichiarazione dei redditi. Con il precedente regime fiscale l’attribuzione delle detrazione era effettuata dal sostituto di imposta, dietro segnalazione dei lavoratori, generalmente con riparto a metà nel caso in cui entrambi i coniugi lavorassero. Con la normativa attuale, questi cittadini ben difficilmente saranno in grado di scegliere da soli, al momento di comunicarla al proprio datore di lavoro, la ripartizione ottimale della deduzione e di sfruttare quindi le convenienze del tax planning. Convenienze di cui si avvantaggeranno invece i contribuenti già abituati a presentare la dichiarazione (730 o Unico) e che già da prima ricorrevano a servizi di consulenza.
Gli svantaggi, rispetto alla scelta ottimale, che potranno derivare ai contribuenti che continueranno a seguire la vecchia prassi di riparto a metà della deduzione, sono illustrati nella tabella 3. Per i casi empiricamente più rilevanti le differenze non sono grandissime, ma resta pur sempre da giustificare perché si sia scelto una normativa così stravagante.

 

Una conclusione viene spontanea: la ricerca di equità orizzontale all’interno di un sistema di tassazione individuale è una strada impervia, irta di rischi di creazione di inspiegabili differenziazioni.
La recente riforma dell’Irpef non sfugge alla regola.

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  1. Luca Cifoni

    Forse bisognerebbe dire che la strategia di divisione a metà dei figli non è “quasi mai” ottimale. Infatti ci sono nicchie di convenienza se c’è un reddito medio alto, vicino al tetto delle deduzioni, e uno molto basso, ai limiti dell’incapienza. Es: 65.000 e 9.000-9500 euro. Oppure due redditi entrambi bassi tra i 10 e i 12 mila. In entrambi questi casi dividere al 50 per cento permette di ridurre, compensandoli, gli svantaggi delle singole posizioni.
    C’è poi un caso buffo quanto improbabile. Normalmente la somma di due cinquanta per cento è inferiore ad un solo cento per cento. Ma se entrambi i genitori hanno un imponibile di 29.000 euro, con due figli la divisione a metà porta circa 120 euro in più. E’ solo una curiosità numerica, ma dimostra quanto il meccanismo sia erratico.
    Saluti

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