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  1. Alessandro Condina Rispondi
    Non abbiamo finito di stracciarci le vesti per le nomine all'Autorità per l'energia e il gas che la seconda e la terza carica dello stato (i presidenti di Senato e Camera) ci hanno fatto dono di un altro bersaglio d'indignazione. A capo dell'Antitrust hanno nominato un esimio professore, di chiara fama, ma fino all'altroieri segretario generale di Palazzo Chigi. Non male come esmpio di indipendenza dal potere politico e da quello economico...
  2. Alessandro Spanu Rispondi
    Gentile Olivieri, a proposito di competenze specifiche nelle funzioni pubbliche (mi riferisco alle polemiche concernenti le ultime nomine all' Autorità garante della concorrenza e del mercato) non so spiegarmi che cosa ci faccia l'Onorevole Paissan, già Deputato nel gruppo dei Verdi e giornalista de "Il Manifesto", nell' Autorità per la protezione dei dati personali presieduta dal Professor Rodotà. Infatti l'articolo 153 del Decreto Legislativo 196 del 2003 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") prevede che i membri, eletti dalle Camere, debbano essere "persone che assicurano indipendenza e che sono esperti di riconosciuta competenza delle materie del diritto o dell'informatica" : Paissan non è né l'uno né l'altro ! Ci sono state interrogazioni parlamentari o pubbliche indignazioni in merito ? Non ricordo. Cordiali saluti. Alessandro Spanu Mogoro (OR)
  3. Alessandro Condina Rispondi
    Caro Perotti, chiarisco il mio commento su Guazzaloca: da ex Confcommercio e titolare di un'attività commerciale poteva essere indicato per incarichi relativi a questo settore. Ad esempio, ipotizzavo, al ministero delle Attività produttive o altro. Quanto all'indipendenza, è vero che in moltissime altre nomine non è stata presa in considerazione, ma stavolta è richiesta esplicitamente come requisito per l'Antitrust. E pour cause mi viene da dire. Grazie per il suo contributo (questo sì) indipendente Cordialità
  4. Fred Rispondi
    Egregio Dott. Perotti, Non possono esserci dubbi sulla validità "scientifica" delle sue osservazioni. Designazioni e nomine in genere in delicati Enti, in particolare se con funzioni di controllo, non possono prescindere da "curricula" di tutto rispetto nelle materie di competenza. C'è però un altro requisito che, mi sembra, non venga affrontato nel suo articolo, quello della "notoria indipendenza". Ed è qui che lei può trovare risposta alla sua domanda "Perché solo ora?". Tale requisito infatti non può essere considerato un optional rispetto all'altro. Non possono che avere pari dignità e non essere *mai* disgiunti quando si parla di Autorità di *controllo*. Ora, se è vero che la "notoria indipendenza" non è misurabile come le competenze acquisite e documentate, è altresì vero che perfino uno qualunque come me si rende immediatamente conto che *certamente* Guazzaloca e Pilati NON sono due "professionisti" *notoriamente indipendenti*, ecco spiegato il perché del (sacrosanto) collettivo "grido di dolore" di tutti i media specializzati, nel constatare che solo i Presidenti di Camera e Senato sembrano riconoscere ai due *competenza e indipendenza*, indivuduate non si copisce come e dove. Se aggiungiamo che stiamo parlando dell'AGCM, al centro di una lotta all'ultimo emendamento sul DDL Risparmio, mi sembra che il quadro sia completo. Cordiali saluti e buon lavoro. Fred®
    • La redazione Rispondi
      Sono assolutamente d' accordo sull' importanza dell' indipendenza. Sono anche d' accordo che e' oggettivamente difficile non avere grossi dubbi al riguardo in occasione delle nomine recenti. Ma se guarda alla biografia di alcune delle altre persone che cito nell' articolo, converra' con me che e' altrettanto difficile parlare di indipendenza nel loro caso. Grazie del messaggio, e cordiali saluti Roberto Perotti
  5. Danilo FLORA Rispondi
    Lei conferma quanto tutti conosciamo fin dall'infanzia, che nel nostro paese le nomine a funzioni pubbliche non tengono alcun conto del livello di competenza specifica. Ma un minimo di coerenza e di serietà avrebbe dovuto consigliare ai soggetti interessati di non accettare l'incarico. Finch'è non troveremo individui in grado di riconoscere i propri limiti non speriamo in un miglioramento della situazione italiana.
    • La redazione Rispondi
      Francamente anch' io avrei scommesso che almeno uno dei due non avrebbe accettato. Grazie e cordiali saluti Roberto Perotti
  6. Carlo Satta Flores Rispondi
    Caro Perotti, nel suo ultimo intervento, lei lamenta lo scarso bagaglio tecnico di alcuni dei componenti delle autorità indipendenti che operano nel campo della concorrenza. Bene. In questo senso il suo è un compito semplice, e può mettersi al riparo dalle critiche, in quanto lei stesso è un economista di solida formazione e ottimi risultati: semplicemente, lei è un esperto e vorrebbe vedersi contornato da esperti. Di sicuro nessuno potrebbe opporsi a una richiesta di maggiore qualificazione, maggiore autorevolezza, maggiori controlli: questi dell'Antitrust li vorremmo tutti laureati, supermasterizzati, magari con un bel PhD in economics preso velocemente in una delle top ten universities del Regno Unito e degli Stati Uniti d'America, e una discreta manciata di citazioni su EconLit. Ma c'è un ma. Chi sono i candidati ideali a questo tipo di professione? Di certo non coloro i quali contestano da decenni l'assoluta infondatezza e inconsistenza della letteratura e della legislazione relativa alla cosiddetta "protezione della concorrenza". Non coloro che studiano la concorrenza e l'inquadrano come un continuo processo conoscitivo umano di scoperta e di miglioramento. Sicuramente non coloro che argomentano che la pervasività dell'azione pubblica nel sistema di mercato crei più distorsioni di quante ne intende rimuovere. Non coloro i quali sono convinti che il coordinamento dei mercati possa garantire lo sviluppo di una società libera e dinamica: assolutamente nessuno di questi studiosi è candidabile. Il candidato ideale invece è un economista (glissiamo pure sui giuristi) che sia pronto a dimostrare a tutti, ma soprattutto ai suoi dirigenti o ai suoi referenti politici, che quelle strategie commerciali che paiono innocue a chiunque, nascondono in realtà pericoli terribili per la concorrenza, come se questa fosse una delicata e irascibile signorotta di mezz'età, con un carattere fissato per sempre e che non tollera le critiche. Il candidato ideale dovrà essere pronto a dimostrare con teoremi del punto fisso, ampio uso dell'analisi differenziale e robuste stime econometriche che c'è un grandissimo bisogno dell'intervento del burocrate pubblico, e che le libere e consapevoli interazioni tra gli individui vadano costantemente corrette dalla longa manus di un pianificatore benevolente. Va da sè che il candidato ideale, prima dell'assunzione, dovrà aver pubblicato una serie di lavori originali e innovativi sui top journals che vadano tutti nel senso sopra indicato, in modo da poter valutare correttamente la sua fedeltà al sistema burocratico. Per finire, caro Perotti, non le pare che, in questo contesto in cui la politica e la burocrazia dettano le regole, ridurre il tutto a una questione di maggiore qualificazione sia equivalente ad auspicare l'avvento di una nuova tecnocrazia di guardiani del popolo, ovvero una riedizione del socialismo della cattedra? Cordialmente, Carlo Satta Flores (Sassari)
    • La redazione Rispondi
      caro Satta Flores, grazie per il messaggio. Ovviamente ero cosciente che mi avventuravo nel pericoloso dibattito tecnocrati vs politici. Ma in questo caso mi sembra che non ci siano ambiguita'. I cittadini possono eleggere chi vogliono, ma l' Antitrust e' esplicitamente un organo tecnico e non elettivo, dove non vi sono dubbi che le competenze specifiche siano necessarie. Un cordiale saluto Roberto Perotti
  7. Alessandro Condina Rispondi
    In astratto sono d'accordo con il contenuto dell'articolo, specie nella prima parte ma non mi sembra di stretta attualità. Se il Cnel è anacronistico o inutile, bene: parliamone a tempo debito e in luoghi opportuni. però mi sembra che nel Consiglio nazionale per l'economia e il Lavoro un ex sindacalista non sia fuori posto. per buona parte della sua vita si è occupato di lavoro! non penso che abbia bisogno di una laurea. L'imprenditore Guazzaloca, invece, non è un consigliere del ministero dell'Industria o del Commercio, quindi mi sembra di gran lunga più fuori ruolo degli altri. Condivisibile, comunque, il richiamo a un'attenzione più marcata ai curriculum dei candidati: ma questo è un problema di tutta l'Italia
    • La redazione Rispondi
      Caro Alessandro, grazie per il messaggio. Il punto che volevo fare era precisamente che, laurea o non laurea, cio' che e' importante in organi "tecnici" e' la competenza nel campo specifico. Questa competenza manca a Guazzaloca, ma manca a tanti altri. Non sono sicuro di capire bene la distinzione fra consiglieri di un ministro e altri tecnici, eccetto forse che i consiglieri di un ministro non hanno una carica istituzionale e quindi la loro competenza e' meno controllabile. Cordialmente Roberto