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  1. Roberto Marsicano Rispondi
    Siamo tutti d'accordo che le CR sono un mezzo che favorisce il credito ma ho molti dubbi sul fatto che sia un bene che le CR siano gestite da privati, perché queste utilizzano i dati di CR non solo per le normali applicazioni di valutazione del cliente, ma ne fanno altri usi come: il micro marketing, il profiling ed il direct marketing e, per queste attività, mischiano dati di CR che vengono dai loro clienti, dati da altre fonti private e dati pubblici. Quindi in pieno contrasto con quanto sarà censurabile con la nuova normativa del garante della privacy, che pare però non vedere quel che tutti sanno anche perché è ben documentato dalle brochure patinate delle CR private. Alcune di queste CRP posseggono milioni di dati sui consumatori e, siccome alcune sono anche multinazionali, li tengono conservati nei loro mega sistemi informatici, posti in qualche paese straniero, dove diventa in pratica impossibile sapere se i dati siano stati cancellati dopo la scadenza e, sopratutto, come sono manipolati ed analizzati ed a quali fini. Ed anche se un cittadino italiano riuscisse ad avere un mandato per perquisire un centro elettronico estero di una CRP, quali sicurezze avrebbe che i dati non siano spostati su un sistema che sta in un altro continente? Le CRP, inoltre, hanno come clienti anche aziende che fanno credito in senso lato come le società telefoniche e le PayTV, perché concedere un abbonamento è in ogni modo dare un affidamento. Ed anche questo finisce per arricchire la CRP con dati preziosi per il profilino. Tutto quest’armamentario consente a queste aziende di analizzare in maniera raffinata i comportamenti dei consumatori anche perché dispongono d’enormi infrastrutture informatiche. Il problema che perciò emerge dalla presenza di questo Grande Fratello privato è quello di un possibile attacco ai diritti di libertà in quanto quest'eccesso d’informazioni in mano a privati è potenzialmente una violazione dei diritti di riservatezza e potrebbe essere utilizzato in maniera non democratica da entità straniere, atteso che in alcuni paesi le stesse forze di polizia sono loro clienti. Tali pericoli sono stati documentati e denunciati nel libro "Data Base Nation" di Simon Garfinkel (Ed. O'Reilly 2000/2001) dove sono elencate le manipolazioni dei dati per i più vari scopi fatte da aziende multinazionali che gestiscono CRP e giganteschi data base d’indirizzi e di marketing. L'allarme su tale situazione è cresciuto negli USA presso le organizzazioni libertarie (come la EFF) a seguito dei fatti dell'11/9 e della decisione del governo USA di mettere in piedi una struttura di sorveglianza che sarà alimentata anche dai dati delle transazioni finanziarie, il che darebbe ad un governo un potenziale controllo totale sugli orientamenti politici, religiosi, culturali e sessuali dei cittadini che, attraverso i libri che comprano, le destinazioni raggiunte, i consumi fatti possono essere catalogati ed analizzati com’è stato fatto a suo tempo dal regime nazista per ebrei, oppositori, omosessuali, zingari che erano marchiati sull'avambraccio con un numero che era quello della scheda perforata che ne deteneva tutti i dati per la selezione verso i campi di sterminio e le camere a gas (vedi "IBM e l'Olocausto" di Edwin Black. Ed Rizzoli 2001). In conclusione appare evidente che le pur utili CR dovrebbero essere gestite esclusivamente da Banca d'Italia e, tenuto conto che anche in mano ad una istituzione pubblica si potrebbero utilizzare i dati di CR per usi antidemocratici (come avvenuto sotto il nazismo) si dovrebbe anche prevedere un apposito comitato parlamentare che vigili sull'uso non distorto delle CR perché è assolutamente evidente che avere in mano i profili dei cittadini significa anche poter fare campagne politiche mirate, segmentando opportunamente il target e, nella situazione italiana, dove alcuni politici sono anche cointeressati a banche e finanziarie, procurarsi i dati dalle CRP ed utilizzarli per raggiungere e mantenere il potere è solo una questione di soldi.