logo


  1. Paolo Poggioli Rispondi
    Ho letto la vostra analisi sull'ipotesi di riforma fiscale allo studio del governo. Il dubbio che mi è venuto è se questa riforma possa effettivamente avere effetti positivi sull'economia del paese e quindi anche sul P.I.L. del 2005. Infatti, se la riforma fosse finanziata da tagli alla spesa pubblica, il risultato sul prodotto interno lordo sarebbe nullo, in quanto si tratterebbe solamente di un "giro di fondi" dalla spesa della PA ai consumi delle famiglie. Se, invece, almeno parte della riforma fosse finanziata da tagli ai trasferimenti per esempio agli enti locali, probabilmente gli effetti sarebbero addirittura negativi, perché i cittadini dovrebbero affrontare un aumento della fiscalità locale. Chiedo a voi se queste mie considerazioni sono legittime oppure se questo provvedimento può essere effettivamente utile all'economia italiana nel suo complesso. Grazie!
    • La redazione Rispondi
      Abbbiamo anche noi i suoi dubbi. Gli effetti di breve periodo dello sgravio proposto non solo possono essere compensati a livello locale, ma in ogni caso non possono manifestarsi se non in misura limitata nel corso del primo annuo di attuazione.
  2. Michele Leone Rispondi
    Premetto che non sono un esperto di tasse ma l'esposizione del documento comunque mi sembra chiarificatrice soprattutto se confrontata a quello che si sente sui mass media. Perchè però si è passati da una riforma molto drastica come era in precedenza ad una più blanda come si prospetta in questo momento? Un noto economista del passato"Friedman" diceva che i tagli delle tasse per essere efficaci devono essere permanenti; chi garantirà che le risorse sottratte non si pagheranno in futuro? Sono forse più indicati strumenti fiscali che favoriscono chi ha redditi trattenuti alla fonte sotto una certa soglia, perchè premierebbero la correttezza fiscale che in una situazione del genere non può non essere alta. Saluti
    • La redazione Rispondi
      Ciò che è sorprendente è come mai sia stata fatta la proposta iniziale assolutamente inacettabile sia sotto il profilo resdistributivo sia sotto quello della perdita di gettito. Molti avevano segnalato a suo tempo questi pericoli, ma non ottennero adeguato riconscimento sui media. In effetti sgravi permanenti avrebbero effetti più duraturi, ma non pare che essi possano essere realizzati nel quadro di finanza pubblica attuale. Chi si debba favorire è comunque un giudizio di valore, anche se condividiamo il suo punto di vista.