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  1. Riccardo Mariani Rispondi
    Avendo in mente la "rivoluzione liberale" che alcuni nostri politici promettevano tento di vedere il bicchiere mezzo pieno sulla base delle informazioni che fornisce l' articolo. La Tremonti-bis è un taglio temporaneo delle imposte ? meglio che niente, nella vita c' è di peggio. La riforma fiscale è costosissima ? Forse perchè è una riforma seria e le tasse le taglia veramente. Esistono problemi di copertura ? E' l' occasione per riequilibrare i conti tagliando la spesa pubblica, welfare compreso, del nostro paese (chissà che non sia l' obiettivo esoterico di alcuni dei nostri governanti). La riforma ha forti conseguenze redistributive ? Finalmente un attacco alla progressività che punisce i cittadini più produttivi (in realtà la progressività è reintrodotta e oltretutto in maniera discriminatoria sulla base degli oneri deducibili). Le politiche familiari sono vaghe ? Vuol dire che eviteremo tasse occulte sul celibato e non pagheremo per i figli degli altri. I benefici della riforma non si estendono agli incapienti ? La povertà meglio combatterla con trasferimenti diretti (rus) e con politiche decentrate affinchè sia più facile accertare direttamente le condizioni effettive di indigenza e sperimentare soluzione differenziate sul territorio (il federalismo fiscale serve anche e sopratutto a questo).I condoni promuovono la cultura dell' illegalità ? Se questi sentimenti sono rivolti verso leggi sbagliate il male può non essere così grave, certo bisogna poter pensare il concetto di legge sbagliata. D'altronde sono sopratutto l' inflazione legislativa e l' incertezza del diritto (ogni maggioranza fa le sue leggi) che svalutano i provvedimenti legislativi. Perchè il danno sia reale sarebbe necessario considerare legittime le imposte oggi in vigore (o la limitazione alla circolazione di capitali in vigore negli anni settanta), ho paura (e forse spero) che un elettore medio di Forza Italia non sia disposto a tanto. Oltretutto se l' intenzione fosse di ridimensionare in maniera consistente il ruolo dello stato nelle nostre vite, allora un certo discredito gettato sulla macchina fiscale, nonostante i rischi che ciò comporta, potrebbe essere un' arma strategica da prendere in considerazione. E' chiaro che in queste considerazioni è implicita una visione sociale ben caratterizzata e un certo obiettivo da perseguire che non è solo la quadratura dei conti. E' implicito, per esempio, il fatto che non c' è niente di dannoso quanto un un tecnico efficientissimo sì ma nel remare dalla parte opposta. In fondo una delle poche cose che ai miei occhi salva Tremonti è il fatto che abbia subito anche molte delle critiche che spero sempre di sentire rivolte verso il ministro dell' economia. Cordiali saluti.
    • La redazione Rispondi
      Caro lettore, lei non contesta i fatti che io illustro, ma si limita a valutarli in modo diametralmento opposto al mio. Ben venga. Apprezzo la coerenza con cui mette in evidenza il collegamento fra taglio delle imposte, taglio delle spese di welfare e riduzione del ruolo dello stato. Apprezzerei una tale coerenza anche da parte dei politici (e dei tecnici) che molto spesso ci raccontono invece che si possono tagliare le tasse senza toccare sanità, istruzione, e altre spese di welfare. Dopo di che ai cittadini esprimersi. Sono poi d'accordo con lei (in realtà era proprio quello che volevo si capisse dal mio articolo) che i tagli fiscali non vanno a favore dei più poveri e che per fare politiche di contrasto alla povertà occorrono invece dei trasferimenti diretti (come, forse, il rsu, che è però rimasto, sino ad ora sulla carta (vedi articolo su lavoce.info di Toso e Guerra del 6 maggio 2004), altro esempio di legge disattesa). Non riesco invece bene a inquadrare come un liberale (mi sembra di capire che lei si professa tale) possa guardare con favore alla cultura dell'illegalità (per quanto contro leggi che, soggettivamente, giudica ingiuste). Questo mi sembra proprio una grossa contraddizione. Maria Cecilia Guerra