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  1. Gian Piero Ponzano Rispondi
    Ricerca Sviluppo Innovazione......un tormentone. La decisione della linea strategica andrebbe presa partendo dalla domanda di R&S e non dall'offerta che arriva spesso da un mondo della Ricerca che non è ASSOLUTAMENTE market oriented come lo è ad esempio quello delle grandi Università e Laboratori Americani. A mio parere è quindi indispensabile educare la domanda di Ricerca & Sviluppo degli imprenditori creando un clima di fiducia e traducendo le loro necessità in un'offerta che poi trovi l'impresa che la impieghi utilmente. Il mondo della R&S, culturalmente al livello superiore, deve essere quello che cerca di interpretare la domanda o meglio deve maieuticamente estrarla da chi spesso sa dove vorrebbe arrivare ma non conosce i mezzi e percorsi più opportuni. Se invece si opera su livelli separati : in alto CHI SA e molto distante ed in basso CHI NECESSITA di R&S, allora viene a mancare la domanda e quindi .....non si fa ricerca o si indirizza verso obiettivi con scarse ricadute.....come dire .....un divertimento cerebrale solitario e sterile!!!
    • La redazione Rispondi
      Grazie per il commento. Credo, in realtà, che le nostre posizioni siano molto più vicine di quanto appaia. Vorrei innanzi tutto smentire il luogo comune secondo il quale la ricerca delle grandi università americane è market-oriented. Sicuramente non lo è tradizionalmente e se lo è diventata un po' tra la metà degli anni '80 e la metà degli anni '90 è stato a causa del Bay-Dole Patent and Trademark Amendments Act, che ha facilitato l'attività brevettuale e di licenza delle università americane, concedendo ai titolari di finanziamenti pubblici di brevettare in proprio i risultati della loro ricerca. E' vero che ne è seguita una autentica esplosione di brevetti (cfr. l'articolo di David Mowery e Richard Nelson apparso nel numero di gennaio 2001 di Research Policy), ma da una analisi delle citazioni ottenute questi sono risultati di qualità relativamente modesta (cfr. l'articolo di Rebecca Henderson, Adam Jaffe e Manuel Trajtenberg pubblicato nel numero di febbraio 1998 della Review of Economics and Statistics). Passata quell'ubriacatura, la filosofia dominante negli Stati Uniti è di conseguenza tornata ad essere quella tradizionale, che può essere riassunta con le parole di due padri fondatori della moderna economia dell'innovazione, Nathan Rosenberg e Richard Nelson. Le università svolgono ricerca di base, finalizzata alla comprensione di determinati fenomeni ad un livello fondamentale. Tuttavia, questa ricerca non è indifferente rispetto ai grandi problemi ed obiettivi tecnologici che il paese si pone e mantiene dunque una natura problem-solving. Visto che l'industria fa pochissimo nel campo della ricerca di base, perché i risultati attesi sono di lungo periodo e bassa appropriabilità, il sistema americano dell'innovazione ha allora applicato rigidamente il principio della divisione del lavoro anche a questa attività. La R&S delle imprese si concentra sulla risoluzione di problemi di breve periodo, riducendo così l'intervallo tra il momento della ricerca e quello della commercializzazione del suo output. Le università, che non sono particolarmente abili nello svolgere quest’attività market-oriented, si occupano invece dei problemi di lungo periodo e dello sviluppo di conoscenze che prima o poi torneranno utili anche all'industria. Tanto imprese che università cooperano dunque, per quelle che sono le rispettive competenze, alla realizzazione dei principali obiettivi tecnologici che il paese si prefigge di raggiungere. Ed è su questa interazione virtuosa fra unità di intenti e separazione di ruoli che si basa la supremazia tecnologica degli Stati Uniti. Cordiali saluti Enrico Santarelli