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  1. D.Pellegrino Rispondi
    Nonostante siano passati quasi tre anni ritengo che l'argomento sia di stretta attualità. A quanto pare, infatti, l'attuale dibattito (si dovrebbe dire: infinito dibattito) sulla legge elettorale molto probabilmente riproporrà la questione. Condivido la perplessità "da economista"sul modello Bundesrat, ma credo che i principali difetti di entrambi i modelli siano riconducibili al problema della disciplina di partito. E' lecito pensare che spesso, ma ovviamente non sempre,che chi si candida o è candidato da un partito diffuso su tutto il territorio nazionale tende a tutelare più l'interesse del partito che del territorio. La stessa considerazione può essere fatta su senatori nominati dai governi regionali: non a caso i problemi del Bundesrat - che hanno portato alla recente riforma costituzionale- sono emersi da circa quindici anni, ovvero da quando la coalizione politica che governa i Laender è opposizione al Bundestag. La scelta sembrerebbe tra le alternative: una camera composta da coloro che concretamente attueranno a livello regionale le politiche decise a livello federale o da coloro che sono eletti dalle regioni e devono portare le istanze locali in un Senato che ha gli stessi poteri della Camera. Adottando un Senato all'americana si correrebbe il rischio di avere semplicemente un Senato come quello di oggi con due differenze: 1) le regioni eleggerebbero un numero paritetico di senatori 2) il Senato non vota la fiducia al governo. Passi certamente in avanti ma nessuna garanzia su una effettiva tutela degli interessi delle entità federate. Sarei per un Senato all'americana, ma cosa può superare questi problemi? Siamo un paese unitario che vuole diventare federale, mentre gli storici stati federali sembrano dirigersi verso modelli di macro-stati unitari. Sicuramente il punto di ottimo e tra i due modelli Bundesrat e Senato U.S.A., ma i rischi di malfunzionamento sono dietro l'angolo.
  2. Paolo M. Rispondi
    Pur condividendo le critiche al progetto di Senato (pseudo)federale del Centrodestra, sono in disaccordo sulla soluzione da lei proposta, basata sull'elezione diretta di un numero di senatori uguale per ogni regione a prescindere dalla popolazione (come per il Senato USA). Tale sistema infatti serve solo a garantire gli stati piccoli da quelli grandi (impedendo che passi una decisione nell'interesse esclusivo di pochi grandi stati) ma nulla può a garantire gli stati in generale dall'invadenza del potere federale nella loro autonomia il che, mutatis mutandis storicamente è il nostro maggiore problema. Ciò perchè senatori eletti a suffragio diretto continuerebbero ad appartenere a partiti organizzati su base nazionale e centralizzata, e ad esprimere una cultura politica basata sugli interessi del Paese, o tutt'al più o del collegio, e non dell'ente regionale di provenienza. Per lo stesso motivo (mancanza di rappresentanza dell'ente regionale) il modello USA da noi sarebbe inefficace ad assicurare il raccordo Stato-regioni nelle decisioni di una parte che hanno effetti anche sull'altra. Quindi si dovrebbe continuere ad avvalersi di organismi extraparlamentari come la conferenza Stato-regioni, dove però lo Stato può concedere tutto o nulla a propria discrezione; oppure le regioni dovrebbero ricorrere sistematicamente alla Corte Costituzionale, con danno sia della certezza nel diritto che del sistema autonomistico, messo alla mercè della bontà delle maggioranze del momento. Non tragga in inganno che in diversi stati federali, tipo USA e Svizzera, gli enti federati non hanno una vera rappresentanza come enti; in questi casi si tratta di paesi nati federali e nei quali il federalismo è profondamente radicato nella cultura sia di massa che delle classi dirigenti. Ma questo è precisamente ciò che noi non abbiamo, ragion per cui credo dobbiamo introdurre degli "anticorpi" federalisti direttamente in Costituzione. Io propenderei per il sistema tedesco del Bundesrat, magari allargato agli enti locali con la presenza dei presidenti dei consigli delle autonomie locali. Quanto al rischio di dover decidere tutto in modo bicamerale, magari con le due camere in mano a maggioranze diverse, credo che a questo si possa ovviare riducendo la sfera di materie di competenza concorrente.
    • La redazione Rispondi
      Grazie del commento. La sua posizione è vicina a quella sostenuta da molti, soprattutto tra politologi e giuristi (per esempio, dallo stesso Vassallo sulle nostre pagine e in altri scritti). Da economista, il Senato delle Regioni mi convince poco per due ragioni. Primo, perché data l'interrelazione esistente tra le varie funzioni pubbliche, non credo che si possano imporre facilmente vincoli su quello di cui dovrebbe occuparsi il Senato, perlomeno non con il livello di decentramento introdotto dalla riforma del Titolo V (oltre il 50% della spesa corrente). L'immigrazione per esempio è materia esclusiva dello Stato ma ovviamente impatta sulla Sanità (una materia concorrente) e sull'Assistenza (una materia esclusiva delle Regioni). Il rischio dunque è che il Senato delle Regioni finisca con l'occuparsi di tutto e non solo delle materie concorrenti, ma se si deve occupare di tutto è meglio che sia composto da rappresentanti eletti direttamente e non da delegati dei governi regionali (quest'ultimi eletti, verosibimilmente, per occuparsi di altro). Secondo, perché se il Senato ha qualche potere effettivo deve poter decidere sul finanziamento delle materie concorrenti e degli standard, e temo la capacità di ricatto (con connessi problemi di vincolo di bilancio soffice e tenuta degli equilibri di finanza pubblica) che un Senato delle Regioni potrebbe esercitare sulla Camera politica. Ci vuole un organo diverso, che rappresenti i territori, ma che non sia direttamente espressione dei governi regionali. Ha ragione quando dice che ciò solleva il rischio di una ri-centralizzazione del sistema, ma penso che la funzione di garanzia dei poteri dei diversi livelli di governo potrebbe essere meglio esercitata da una Corte Costituzionale adeguatamente estesa a rappresentanti regionali, piuttosto che dal Senato. Ha ragione infine quando sostiene che il sistema Statunitense potrebbe non funzionare, e potrebbe finire solo con il dare un potere eccessivo agli stati (regioni) più piccoli. Su questo, cioè su come costruire un sistema elettorale che stimoli i senatori a rappresentare i territori piuttosto che i partiti nazionali, stiamo ancora riflettendo. Massimo Bordignon