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  1. Beppe Loprete Rispondi
    Cara Saraceno, Leggo con interesse tutte le osservazioni e le frustrazioni delle famiglie "colpite" da questa mancia incompetente, come giustamente è stata definita. Non ho figli, sono giovane e precario come molti miei coetanei, quindi non aggiungo commenti in merito a questa scelta politica. Vorrei portare la riflessione proprio su un piano politico, per scoprire quali siano le motivazioni che hanno portato a questa legge, che può essere presa ad esempio dell'intero operato di questo governo. Le scelte sono sempre a breve termine, non si vede mai, in nessun campo, un lungo respiro: occupazione, pensioni, maternità, sanità, istruzione, telecomunicazioni. Questo è ciò che sta mettendo in ginocchio l'Italia: è inutile che l'opposizione faccia pressione solo sulle leggi "ad personam" varate violentando le Camere! L'Italia è in crisi e vi resterà per molti anni: con leggi come l'assegno per il secondogenito mi chiedo se tra dieci o ventianni qualcuno avrà il coraggio di fare due figli!
    • La redazione Rispondi
      Capisco e condivido la sua frustrazione. Comunque coraggio. Per fortuna la scelta di fare o non fare figli non dipende solo da questioni economiche. Cordialmente Chiara Saraceno
  2. Mara Gasbarrone Rispondi
    Cara Saraceno, come Lei ha scritto: “in Italia è occupato l’83,7 per cento delle donne tra i 20 e i 39 anni che non sono in coppia, il 71,4 per cento di quelle che sono in coppia ma non hanno figli, il 62 per cento di quelle che hanno un figlio, il 49 per cento di quelle che ne hanno due, il 35 per cento di quelle che ne hanno tre (dati dell’Indagine sulle forze di lavoro del 2002)". Secondo me, bastano questi dati a misurare “a che punto sta” la condizione delle donne in Italia, se si sono fatti passi avanti nella conciliazione, cosa ci differenzia ancora dagli altri paesi europei. Mi spiego meglio: l’aumento del tasso di occupazione femminile – che pure c’è stato da noi - è dovuto all’aumento delle single e delle donne senza figli (e quindi delle componenti più occupate della popolazione femminile) oppure aumentano anche le donne che riescono a conciliare lavoro e maternità? Eppure non c’è traccia, o non sono riuscita a trovarla, di questo dato senza dubbio “strategico” nella media annua forze di lavoro 2002 pubblicata dall’Istat (vedi http://www.istat.it/Prodotti-e/rapporto2002/dati.html). Dato che è pienamente ricavabile dai questionari dell’indagine, che non soffre di limiti di rappresentatività del campione (riguarda milioni di donne, e non certo la popolazione della Val d’Aosta), e che l’Istat dovrebbe regolarmente tutti gli anni mettere a disposizione del pubblico, e non solo degli studiosi. Perché non obbligarlo a farlo?
    • La redazione Rispondi
      Sono aumentate anche le donne che "conciliano", soprattutto nel Nord e nel Centro. Anzi, l'aumento più significativo sia nella partecipazione che nella occupazione femminile si è avuto tra le madri di figli piccoli (il 63% di donne occupate con un figlio nella fascia di età 20-39 è lì a testimoniarlo). Questi dati sono stati pubblicati in parte nell'ultimo Rapporto Annuale dell'ISTAT, presentato a maggio 2003 e relativo al 2002 (alle pp. 180 e seguenti). Va dato atto all'ISTAT e in particolare ad alcune ricercatrici e dirigenti al suo interno di aver di molto aumentato la produzione di dati distinti per genere. La stessa Indagine sulle Forze di Lavoro da questo punto di vista è molto cambiata ed è diventata una fonte informativa importante, Certo, sarebbe opportuno che questi dati venissero resi pubblici con maggiore sistematicità. Girerò questa richiesta all'ISTAT. Le segnalo anche, sullo stesso tema, l'Indagine sulle nascite, effettuata sempre dall'ISTAT nel 2000 i cui risultati sono stati presentati la settimana scorsa. Ne trova una sintesi sempre sul sito dell'ISTAT. Chiara Saraceno
  3. cinzia Rispondi
    Vorrei sapere non e' retroattiva questa cosa visto che il 29.6.2002 ho partorito anch'io! non c'e' una fascia di reddito che limita la ricezione del bonus?come viene erogato e tempi gia' definiti? grazie e saluti Cinzia
    • La redazione Rispondi
      No, assolutamente, non è retroattiva. Riguarda i (secondi e oltre) nati tra il 1 dicembre 2003 e il 31 dicembre 2004. Non c'è limite di reddito e la pratica viene attivata automaticamente dal comune all'atto della dichiarazione di nascita presso l'anagrafe. Auguri comunque a lei e a suo figlio/a C.S.
  4. francesca Rispondi
    Cara Saraceno, Le argomentazioni sono molto ben esposte, sono completamente d'accordo sull'inutilità di questo bonus, che me ne faccio se non posso andare al lavoro o se nessuno mi assume più? Aggiungerei poi questa nota: i 1000 euro verranno dati a tutti, anche alle famiglie che ne guadagnano tanti al mese, anzi al giorno.
    • La redazione Rispondi
      Condivido: il problema maggiore oggi è sostenere la possibilità per le madri di rimanere nel mercato del lavoro. Auguri
  5. Davide Casagrande Rispondi
    Leggere le sue considerazioni sul contributo di 1000 euro, e le sue proposte di copiare il modello scandinavo per i servizi, mi dà una sensazione di estremo sconforto, perchè le sue osservazioni sono ahimè valide e senza scampo. In più si aggiunge la presa in giro di un contributo alla nascita del secondo figlio, quando io di figlie ne ho già tre: quali misure di sostegno si progettano per una famiglia come la mia? E' chiaro che tre figlie le ho cercate io, ma non vedo perchè lo stato debba fare di tutto per farmi pentire di questa scelta. In famiglia lavoriamo io e mia moglie, ma se il benessere si misura anche sulla possibilità di accedere a servizi un po' più sofisticati di quelli essenziali (scuola, sanità), quali ad esempio sport, viaggi, scuole di danza, scuole di lingua, soggiorni all'estero, ecc, allora in questo senso mi vedo lentamente scivolare verso la povertà. Cordialmente Davide Casagrande Treviso
    • La redazione Rispondi
      La segnalazione circa quanto viene fatto in Svezia non è mia, ma di Roncoroni. Va aggiunto che in quasi tutti gli altri paesi si fa molto di più per sostenere il costo dei figli, sia tramite trasferimenti che tramite servizi. Purtroppo in Italia la tradizione del non fare nulla è lunghissima e riguarda tutta la storia dell'Italia repubblicana. Cercare di correggerla con provvedimenti una tantum e di portata insignificante non solo è inefficace, è anche uno spreco di risorse preziose e scarse. Auguri a lei e alle sue figlie.
  6. Giancarlo PASQUINI Rispondi
    L'articolo di Chiara Saraceno è condivisibile in tutte le sue parti e si segnala per equilibrio e imparzialità. Vorrei richiamare l'attenzione su altro aspetto della politica sociale del Governo, segnalata da Mario Pirani su "Repubblica". Mi riferisco alla notizia dello "svuotamento" operato da emendamenti alla Finanziaria ai fondi stanziati per gli anziani non autosufficienti. In pratica questi fondi, già esigui, vengono drasticamente decurtati per i prossimi 3 anni per aumentare la dotazione dei bonus da assegnare alle famiglie (di solito abbienti) che vogliono mandare i figli alle scuole private. Mi chiedo, se la notizia è vera, che razza di sensibilità ispiri le scelte politiche e sociali di questa maggioranza e che cosa il centrosinistra intende fare per ripristinare un minimo di decenza. Grazie.
    • La redazione Rispondi
      Non ho elementi per confermare o smentire la denuncia di Pirani. E' comunque un fatto che questo governo sembra muoversi in direzione di distribuzioni a pioggia e indiscriminate "alle famiglie" per risarcirle in parte del costo del ricorso a servizi privati - ricorso per altro sempre più necessario a fronte di una riduzione della offerta di servizi pubblici a causa del contenimento dei trasferimenti agli enti locali. Ovviamente ne escono svantaggiati gli individui e le famiglie a reddito medio- medio-basso. Segnalo un altro settore delicatissimo che sembra non verrà rifinanziato: il progetto "dopo di noi", inteso a garantire accompagnamento e futuro ai disabili dopo la morte dei genitori. Grazie delle cortesi osservazioni Saraceno