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Mancia incompetente

Offrire mille euro una tantum alla nascita del secondo bambino non è un sostegno alla maternità, ma un regalo poco equo e quasi irresponsabile. Perché i costi di mantenimento di un figlio sono alti e aumentano con l’età. Perché in mancanza di servizi adeguati sono ancora molte le madri che rinunciano al lavoro. Con rischi di impoverimento della famiglia nel breve e nel lungo periodo. E perché in Italia i figli sono considerati di principio e di fatto dipendenti economicamente dai genitori molto a lungo, spesso ben oltre la maggiore età.

Mancia incompetente

In un precedente intervento (vedi Saraceno) ho affrontato alcuni aspetti problematici del bonus per il secondo figlio, approvato con il decreto legge 269/2003, quali l’esclusione degli immigrati regolari e la modalità di finanziamento, individuata nella riduzione del fondo per gli ammortizzatori sociali.
Ma anche l’entità del bonus e la sua natura di trasferimento una tantum, richiedono di essere valutate, sia in relazione ai costi diretti di mantenimento di un secondo figlio, sia rispetto ai costi indiretti, in termini di mancato reddito.

Mille euro per un figlio

Mille euro una tantum per il secondo (e oltre) figlio è poco più che una mancia, per quanto consistente.
Non tocca per nulla il costo dei figli, a prescindere che si tratti dei secondi o dei primi, lungo tutta la loro crescita: costo per il mantenimento, ma anche costo in termini di reddito mancato nel caso un genitore (la madre) riduca la propria presenza nel mercato del lavoro, o di quota del reddito necessario per avere servizi di cura di qualità.

Sui costi di mantenimento, gli studi cui si riferisce anche il Libro bianco sul welfare (1) segnalano che, a motivo delle economie di scala, un secondo figlio comporta ovviamente, un aumento di spesa per le famiglie, anche se inferiore a quello richiesto per il primo. Una famiglia con un bambino fino a sei anni avrebbe bisogno del 42 per cento di reddito in più per mantenere lo stesso tenore di vita di quando la coppia non aveva figli. La percentuale di reddito aggiuntivo necessario sale al 72 per cento del reddito della coppia senza figli nel caso i bambini siano due.
Ma il costo di mantenimento di un figlio/a cresce con l’età. Si è stimato che nel 1998, a fronte del 42 per cento di reddito aggiuntivo richiesto per un bambino fino ai sei anni, per un ragazzo/a tra i sette e i quattordici anni la quota di reddito aggiuntivo teoricamente necessaria sarebbe stata del 67 per cento, e per i figli più grandi del 97 per cento.
Offrire mille euro una tantum alla nascita, senza affrontare la consistenza di questi costi e il loro ammontare crescente, lungo tutto il corso della crescita (e spesso ben oltre la maggiore età) in un paese che non ha un sistema di assegni per i figli generalizzato e continuativo e in cui i figli sono considerati di principio e di fatto dipendenti economicamente dai genitori molto a lungo, è non solo risibile. È quasi irresponsabile, specie alla luce della forte incidenza della povertà nelle famiglie con due o più figli.

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Il reddito mancato

Il costo del secondo figlio appare particolarmente elevato in termini di reddito mancato.
In Italia è occupato l’83,7 per cento delle donne tra i 20 e i 39 anni che non sono in coppia, il 71,4 per cento di quelle che sono in coppia, ma non hanno figli, il 62 per cento di quelle che hanno un figlio, il 49 per cento di quelle che ne hanno due, il 35 per cento di quelle che ne hanno tre (dati dell’Indagine sulle forze di lavoro del 2002).
Questi scarti si riscontrano in tutte le Regioni, anche in quelle con più alto tasso di occupazione femminile. Segnalano in altro modo i rischi di impoverimento (delle famiglie, dei bambini, delle donne) connessi alla scelta di avere un secondo figlio. Rischi che nel caso delle donne-madri sono anche di lungo periodo, ad esempio rispetto alla (mancata, insufficiente) storia contributiva a fini pensionistici.

È la consapevolezza di questi costi che tiene lontane dalla maternità molte donne che pure desidererebbero avere uno o più figli. Si tratta di costi per nulla alleggeriti dall’aumento di posti di lavoro flessibili che pure vedono una elevata concentrazione di donne. Proprio la temporaneità dei contratti le rende più vulnerabili, perché non possono permettersi di prendere un congedo di maternità rischiando così di non avere un rinnovo, o di rimanere troppo a lungo fuori dal mercato del lavoro. E in molti casi queste occupazioni non danno neppure accesso, di fatto o di principio, a congedi e indennità di maternità.
In conclusione, non c’è nulla di male a sostenere la scelta di avere un secondo figlio. Ciò che contesto è che il bonus di mille euro configuri un sostegno effettivo.

 

(1) Ad esempio I. Drudi e C. Filippucci, “Il costo dei figli e dei genitori anziani”, in Osservatorio nazionale sulle famiglie e le politiche locali di sostegno alle responsabilità familiari, Famiglie, mutamenti e politiche sociali, il Mulino, Bologna 2002, vol. II, pp.195-229

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12 commenti

  1. Giancarlo PASQUINI

    L’articolo di Chiara Saraceno è condivisibile in tutte le sue parti e si segnala per equilibrio e imparzialità. Vorrei richiamare l’attenzione su altro aspetto della politica sociale del Governo, segnalata da Mario Pirani su “Repubblica”. Mi riferisco alla notizia dello “svuotamento” operato da emendamenti alla Finanziaria ai fondi stanziati per gli anziani non autosufficienti. In pratica questi fondi, già esigui, vengono drasticamente decurtati per i prossimi 3 anni per aumentare la dotazione dei bonus da assegnare alle famiglie (di solito abbienti) che vogliono mandare i figli alle scuole private. Mi chiedo, se la notizia è vera, che razza di sensibilità ispiri le scelte politiche e sociali di questa maggioranza e che cosa il centrosinistra intende fare per ripristinare un minimo di decenza. Grazie.

    • La redazione

      Non ho elementi per confermare o smentire la denuncia di Pirani. E’ comunque un fatto che questo governo sembra muoversi in direzione di distribuzioni a pioggia e indiscriminate “alle famiglie” per risarcirle in parte del costo
      del ricorso a servizi privati – ricorso per altro sempre più necessario a fronte di una riduzione della offerta di servizi pubblici a causa del contenimento dei trasferimenti agli enti locali. Ovviamente ne escono svantaggiati gli individui e le famiglie a reddito medio- medio-basso. Segnalo un altro settore delicatissimo che sembra non verrà rifinanziato: il progetto “dopo di noi”, inteso a garantire accompagnamento e futuro ai disabili dopo la morte dei genitori.
      Grazie delle cortesi osservazioni
      Saraceno

  2. Davide Casagrande

    Leggere le sue considerazioni sul contributo di 1000 euro, e le sue proposte di copiare il modello scandinavo per i servizi, mi dà una sensazione di estremo sconforto, perchè le sue osservazioni sono ahimè valide e senza scampo.
    In più si aggiunge la presa in giro di un contributo alla nascita del secondo figlio, quando io di figlie ne ho già tre: quali misure di sostegno si progettano per una famiglia come la mia? E’ chiaro che tre figlie le ho cercate io, ma non vedo perchè lo stato debba fare di tutto per farmi pentire di questa scelta.
    In famiglia lavoriamo io e mia moglie, ma se il benessere si misura anche sulla possibilità di accedere a servizi un po’ più sofisticati di quelli essenziali (scuola, sanità), quali ad esempio sport, viaggi, scuole di danza, scuole di lingua, soggiorni all’estero, ecc, allora in questo senso mi vedo lentamente scivolare verso la povertà.
    Cordialmente
    Davide Casagrande
    Treviso

    • La redazione

      La segnalazione circa quanto viene fatto in Svezia non è mia, ma di Roncoroni. Va aggiunto che in quasi tutti gli altri paesi si fa molto di più per sostenere il costo dei figli, sia tramite trasferimenti che tramite servizi. Purtroppo in Italia la tradizione del non fare nulla è lunghissima e riguarda tutta la storia dell’Italia repubblicana. Cercare di
      correggerla con provvedimenti una tantum e di portata insignificante non solo è inefficace, è anche uno spreco di risorse preziose e scarse. Auguri a lei e alle sue figlie.

  3. francesca

    Cara Saraceno,
    Le argomentazioni sono molto ben esposte, sono completamente d’accordo sull’inutilità di questo bonus, che me ne faccio se non posso andare al lavoro o se nessuno mi assume più? Aggiungerei poi questa nota: i 1000 euro verranno dati a tutti, anche alle famiglie che ne guadagnano tanti al mese, anzi al giorno.

    • La redazione

      Condivido: il problema maggiore oggi è sostenere la possibilità per le madri
      di rimanere nel mercato del lavoro. Auguri

  4. cinzia

    Vorrei sapere non e’ retroattiva questa cosa visto che il 29.6.2002 ho partorito anch’io! non c’e’ una fascia di reddito che limita la ricezione del bonus?come viene erogato e tempi gia’ definiti?

    grazie e saluti
    Cinzia

    • La redazione

      No, assolutamente, non è retroattiva. Riguarda i (secondi e oltre) nati tra il 1 dicembre 2003 e il 31 dicembre 2004. Non c’è limite di reddito e la pratica viene attivata automaticamente dal comune all’atto della dichiarazione di nascita presso l’anagrafe. Auguri comunque a lei e a suo
      figlio/a
      C.S.

  5. Mara Gasbarrone

    Cara Saraceno,
    come Lei ha scritto: “in Italia è occupato l’83,7 per cento delle donne tra i 20 e i 39 anni che non sono in coppia, il 71,4 per cento di quelle che sono in coppia ma non hanno figli, il 62 per cento di quelle che hanno un figlio, il 49 per cento di quelle che ne hanno due, il 35 per cento di quelle che ne hanno tre (dati dell’Indagine sulle forze di lavoro del 2002)”.

    Secondo me, bastano questi dati a misurare “a che punto sta” la condizione delle donne in Italia, se si sono fatti passi avanti nella conciliazione, cosa ci differenzia ancora dagli altri paesi europei. Mi spiego meglio: l’aumento del tasso di occupazione femminile – che pure c’è stato da noi – è dovuto all’aumento delle single e delle donne senza figli (e quindi delle componenti più occupate della popolazione femminile) oppure aumentano anche le donne che riescono a conciliare lavoro e maternità?

    Eppure non c’è traccia, o non sono riuscita a trovarla, di questo dato senza dubbio “strategico” nella media annua forze di lavoro 2002 pubblicata dall’Istat (vedi http://www.istat.it/Prodotti-e/rapporto2002/dati.html). Dato che è pienamente ricavabile dai questionari dell’indagine, che non soffre di limiti di rappresentatività del campione (riguarda milioni di donne, e non certo la popolazione della Val d’Aosta), e che l’Istat dovrebbe regolarmente tutti gli anni mettere a disposizione del pubblico, e non solo degli studiosi. Perché non obbligarlo a farlo?

    • La redazione

      Sono aumentate anche le donne che “conciliano”, soprattutto nel Nord e nel Centro. Anzi, l’aumento più significativo sia nella partecipazione che nella occupazione femminile si è avuto tra le madri di figli piccoli (il 63% di donne occupate con un figlio nella fascia di età 20-39 è lì a testimoniarlo). Questi dati sono stati pubblicati in parte nell’ultimo Rapporto Annuale dell’ISTAT, presentato a maggio 2003 e relativo al 2002 (alle pp. 180 e seguenti). Va dato atto all’ISTAT e in particolare ad alcune ricercatrici e dirigenti al suo interno di aver di molto aumentato la produzione di dati distinti per genere. La stessa Indagine sulle Forze di Lavoro da questo punto di vista è molto cambiata ed è diventata una fonte
      informativa importante, Certo, sarebbe opportuno che questi dati venissero resi pubblici con maggiore sistematicità. Girerò questa richiesta all’ISTAT. Le segnalo anche, sullo stesso tema, l’Indagine sulle nascite, effettuata sempre dall’ISTAT nel 2000 i cui risultati sono stati presentati la settimana scorsa. Ne trova una sintesi sempre sul sito dell’ISTAT.
      Chiara Saraceno

  6. Beppe Loprete

    Cara Saraceno,
    Leggo con interesse tutte le osservazioni e le frustrazioni delle famiglie “colpite” da questa mancia incompetente, come giustamente è stata definita.
    Non ho figli, sono giovane e precario come molti miei coetanei, quindi non aggiungo commenti in merito a questa scelta politica. Vorrei portare la riflessione proprio su un piano politico, per scoprire quali siano le motivazioni che hanno portato a questa legge, che può essere presa ad esempio dell’intero operato di questo governo. Le scelte sono sempre a breve termine, non si vede mai, in nessun campo, un lungo respiro: occupazione, pensioni, maternità, sanità, istruzione, telecomunicazioni. Questo è ciò che sta mettendo in ginocchio l’Italia: è inutile che l’opposizione faccia pressione solo sulle leggi “ad personam” varate violentando le Camere! L’Italia è in crisi e vi resterà per molti anni: con leggi come l’assegno per il secondogenito mi chiedo se tra dieci o ventianni qualcuno avrà il coraggio di fare due figli!

    • La redazione

      Capisco e condivido la sua frustrazione. Comunque coraggio. Per fortuna la scelta di fare o non fare figli non dipende solo da questioni economiche.
      Cordialmente
      Chiara Saraceno

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