logo


  1. klovis Rispondi

    Sto in Italia dal 92 e ho 30 anni, tra pochi mesi nascerà mia figlia, (da premettere che io per motivi burocratici non sono ancora cittadino italiano) la quale crescerà qui, andrà all'asilo, a scuola, conoscerà la cultura di questo paese, saprà i diritti e i doveri di questo paese (ma avrà molti doveri e pochi diritti). Come si può capire io sto qui da 18 anni e ancora non ho la cittadinanza italiana, mia figlia che conoscerà più la cultura, le tradizioni e la lingua di questo paese che quelle di sua madre o suo padre dovrà aspettare altri 18 anni per diventare cittadina italiana (se lo vorrà)...beh, io penso che c'è solo da vergognarsi!

  2. LA CITTADINANZA DEI BAMBINI Rispondi

    Sono ecuadoregna da 8 anni vivo en italia, ho lavorato sempre come bandante o colf che no mi ha permesso de studiare la vostra lingua solo per questo motivo perche il dessiderio sempre stato. A gennaio è nato Adam mio figlio, non capisco perché la politica di questo paese nn permette di dare la cittadinanza a mio figlio che giuustamente crescerà qua, perche noi abbiamo solo doveri doveri doveri, però quando si tratta di un diritto non ce ne danno. Mi dispiace tanto che continui questa forma di razzismo non dal popolo, ma da un gruppo politico che prima dovrebberoo pepararsi intelettualmente e prendere qualche informazione per presentarsi di fornte alla gente, sopratutto quando vanno in tv fanno vergogna vedere quanto razzismo e odio hanno per noi. Comunque sì noi rispettiamo le legge, paghiamo le tasse, mi voglio sentire parte di questo paese ma" la politica non me lo permette", ma grazie a la formazione etica, morale, intelettuale che ho posso capire e darmi una espiegazione anche si no e giusta. Spero che a Adam le venga dato questo diritto di avere la cittadinanza italiana e un diritto dei bambini e un domani fieri di essere italiani.

  3. fabiola rachele consorte Rispondi

    In risposta al commento precedente nell'ambito di questo argomento, alla questione "che tipo di società " dare agli extraoccidentali, io penso che la condivisione e la convivenza debbano essere considerate, pur nelle inevitabili problematicità, delle risorse, degli scambi, degli arricchimenti e questa società è già cominciata, è già possibile, è nelle menti delle nuove generazioni che in futuro avranno curiosità più del passato e della riscoperta dei valori fondanti, poichè saranno già naturalmente abituati alla convivenza e allo scambio. L'Italia è costituzionalmente fondata sul lavoro, questo è, a mio avviso, punto di partenza per chi desidera essere parte attiva, e non marginale, della realtà sociale, nello scambio lecito del dare-avere cheè appunto il lavoro, quindi condivisione anche degli oneri. Questa è la mia opinione.

  4. Marco Bandini Rispondi
    Mi sembra semplicistico ricondurre tutti i problemi legati all'immigrazione al concedere o no la cittadinanza secondo i due modelli. Il problema di fondo é come vogliamo intendere la cittadinanza data agli extracomunitari (o forse sarebbe meglio dire "extraoccidentali") e in che tipo di società. Deve servire ad aumentare il livello di senso civico e di appartenenza a dei Valori condivisi o é solo un modo di risolvere problemi finanziari legati alla demografia? Deve inserirsi in una società Multietnica e Multiculturale o, come ha spiegato Sartori in un saggio recente, soltanto Multietnica e saldamente Monoculturale. Quanto a considerazioni etiche su un argomento del genere, dovremmo essere meno ipocriti: la soluzione Giusta, con la G maiuscola, sarebbe di "dar da bere agli assetati e dar da mangiare agli affamati" e dare la cittadinanza e i diritti che conseguono a tutti coloro che ce la chiedono. Accettiamone pero' le conseguenze: una comunità ne sostituirebbe un'altra.