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  1. Gianni Elia Rispondi
    L’abolizione della tassa di successione a me pare del tutto opportuna. In primo luogo mi sovviene sotto il profilo etico e morale la banale domanda circa quale diritto lo stato tassi la morte e in particolare perché mai poi soltanto quella dei “ricchi”. In secondo luogo esistono ragioni economiche per ritenere che l’abolizione produca un beneficio per l’economia favorendo cioè il risparmio e quindi la dotazione di capitale di una società parametro da cui dipende in maniera decisiva il benessere della stessa e la sua produttività. Saluti
    • La redazione Rispondi
      Caro lettore, parafrasando un famoso adagio di Benjamin Franklin, il dibattito sull'imposta "sulla morte" è immortale. I sostenitori dell'imposta ne sottolineano gli effetti redistributivi: negli Stati Uniti, il totale della ricchecza che proviene dall'eredità non è mai, neppure nelle stime più conservative, stimata inferiore al 40% (anche se alcune stime la considerano pari all'80% del totale) ed è distribuita in modo assolutamente disguale: sempre negli Stati Uniti, il 4,1% dei contribuenti che hanno pagato imposte di successione hanno ricevuto eredità superiori a 5 millioni di dollari. Il valore delle eredità conseguitoda questo 4,1% di contribuenti è stato però pari al 32% del valore totale di tutte le erdità assoggetate a tassazione. Se si crede che il sistema impositivo debba svolgere un ruolo redistributivo, è allora evidente che la tassazione delle eredità può esser uno strumento particolarmente utile a tale proposito. Un'altra ragione di equità a favore dell'imposta di successione è che essa tassa un passaggio di proprietà che permette ad un soggetto di entrare in possesso di ricchezza che non è frutto della sua attività, rispetto alla quale egli non ha quindi alcun merito. L'imposta ha quindi la funzione di permettere una maggiore eguaglianza nei punti di partenza e delle opportunità. Gli oppositori dell'imposta ne sottolineano gli effetti negativi sotto il profilo dell'efficienza; l'imposta distorcerebbe l'accumulazione di capitale, ridurrebbe gli incentivi al lavoro, potrebbe determinare la bancarotta delle piccole imprese (anche se nel caso del passaggio di proprietà delle piccole imprese mortis causa sono quasi sempre previste regole particolari proprio per prevenre queti fenomeni). L'esistenza e la rilevanza di questi effetti negativi sono però tutt'altro che dimostrate sul piano empirico. Molto dipende dalla possibilità di dimostrare che le eredità siano frutto di scelte intenzionali (altrusimo nei confronti degli eredi), in queto caso eventualmente influenzabili dalla tassazione, e non invece il risultato accidentale di altri fattori (quali le imprefezioni nei mercati dele rendite o la necessità di ricorrere al risparmio precauzionale per fare fronte all'incertezza circa future spese per sanità). Poichè si sa ancora così poco, su base empirica, circa i fattori che determinano l'eredità, lei può bene immaginare quanto poco si sa sull'effetto che le imposte possono avere su tali fattori. In questa situazione sono le opinini, soggettive, circa l'equità dell'imposta ad essere dirimenti.
  2. Giuseppe Lombardo Rispondi
    Trovo la vostra idea di giornalismo qualificata e alternativa. Spero sentitamente di trovare "La Voce" prima o poi in edicola - come ai bei tempi di Montanelli. Ho 17 anni, ma non sono cieco e mi rendo conto che questo "giornale" può mettersi al centro della stampa italiana e delineare in futuro - chissà? - una posizione condivisa da tutti i moderati. Cordialmente
  3. Antonino Rispondi
    La verità fa male, secondo quanto desumo dai commenti precedenti! Ma purtroppo per questo governo e per chi ci aveva creduto (e soprattutto ancora ci crede) la realtà economica è impietosa, e le mirabolanti promesse del duo Berlusconi - Tremonti divengono sempre più delle chimere... Complimenti per l'articolo, soprattutto per la serietà e per l'analisi basata solo su dati e non su opinioni personali! A presto
  4. Antonino Rispondi
    La verità fa male, secondo quanto leggo nei commenti precedenti, ma purtroppo è lì che ci aspetta: in questa situazione, credo che "struzzeggiare" sia la cosa peggiore in assoluto. Complimenti per la serietà e soprattutto per l'analisi documentata e basata esclusivamente sui fatti!
  5. Mario Guarnieri Rispondi
    Cara redazione di La Voce, vi leggo da diverso tempo con interesse e vi sono anche grato perchè, oltre ad interessare, offrite i vs. commenti gratuitamente. Se mi permettete di consigliarvi qualcosa, vi suggerirei di non ospitare pezzi un po' troppo sbilanciati, da cui traspare uno strano livore od altro, per esempio: Solo per ricchi - 10-07-2003 che secondo me vi fa perdere immagine e una quota di lettori tra i moderati (come il sottoscritto). Non è il primo pezzo che leggo tendente al Manifesto (scusate l'eccesso nel paragone), per fortuna sono un'estrema minoranza. In ogni caso grazie per il passato e, spero proprio, anche per il futuro (nel senso che vorrei continuare a leggervi). Salutoni, MG
    • La redazione Rispondi
      Ci dispiace molto se l'uso di un linguaggio semplificato, "i ricchi" e i "poveri", o la chiusura dell'articolo in cui si affianca alla "dimenticanza" denunciata da Tremonti una possibile “dimenticanza” anche di Berlusconi, ha dato l'impressione di una nostra visione preconcetta o addirittura dettata da livore. Non è questo lo stato d'animo che ha ispirato il nostro intervento. L'articolo che abbiamo scritto sostiene effettivamente una tesi: e cioè che le promesse circa la riduzione della pressione fiscale contenute nel Contratto con gli italiani hanno una valenza redistributiva a favore delle famiglie a più alto reddito. Si tratta però di una tesi che discende da analisi rigorose. 1. Per quanto riguarda l'imposta di successione, la tesi che la sua soppressione "interessi le trasmissioni patrimoniali (successioni e donazioni) delle famiglie più abbienti" è incontrovertibile, alla luce del fatto che essa interessa i patrimoni al di sopra dei 181 mila euro, gli unici che erano ancora tassati. 2. Per quanto riguarda l'analisi degli effetti redistributivi della riforma dell'Irpef, il nostro articolo richiama, citandolo, un altro articolo, di Baldini e Bosi, già comparso su Lavoce nel settembre del 2002. Proprio perché l'articolo è disponibile sul sito non avevamo ritenuto opportuno, anche per limiti di spazio, ribadirne i risultati. Da questi emerge chiaramente (si veda il grafico allegato in quell’articolo) che il completamento della riforma, secondo quando indicato nella legge delega, comporterebbe “un'ampia redistribuzione fiscale a vantaggio dei contribuenti più ricchi”. Questo risultato, è bene ricordarlo, deriva da elaborazioni effettuate, attraverso apposite tecniche di microsimulazione, sui bilanci della famiglie italiane resi disponibili dall’indagine periodicamente condotta dalla Banca d'Italia. Se i lettori interessati vogliono “saperne di più” possono consultare i lavori disponibili nel sito del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche costituito presso il Dipartimento di Economia Politica dell'Università di Modena e Reggio Emilia (www.capp.unimo.it), uno dei pochi centri di ricerca italiani attrezzati per compiere analisi scientifiche di questo genere. Oppure possono consultare i lavori, sempre di Baldini e Bosi, pubblicati nell’allegato a “Il fisco”, n.39 ottobre 2002, che riporta gli atti del Convegno "La riforma della riforma: da Visco a Tremonti", organizzato presso l'Università la Sapienza di Roma e nella rivista Politica economica del Mulino (n.3/2002), dove si dimostra che, stando alla riforma prevista nella delega, “il 20% più ricco delle famiglie italiane si appropria di circa il 78% dello sgravio complessivo, mentre ai primi cinque decili andrebbe il 13% del totale”. A tutt'oggi, a nostra conoscenza, tali risultati, che sono stati anche oggetto di audizioni parlamentari, non sono stati smentiti da nessun altro ente di ricerca che si sia cimentato in calcoli analoghi.
  6. maurizio maggia Rispondi
    L'articolo dà utili spunti di riflessione, anche se è tutto impostato "a tesi" anziché " ad analisi". E dal titolo all'ultimo paragrafo, il tono mi pare in netta contraddizione del vostro "cosa vogliamo": Una voce per interrompere la campagna elettorale permanente. "... si è provocatori a parole e demagogici nei fatti. Innumerevoli le provocazioni verbali e i conflitti ricercati, spesso artificiosi. Come se si fosse scientemente cercato di radicalizzare le posizioni. E chi sta per davvero all'opposizione, tende il più delle volte ad accettare questo terreno di scontro, ..., anziché di chi propone alternative credibili all'azione di governo. " Sono un vostro sostenitore, ma se anche voi scivolate su questa china, addio.