Importante il ruolo degli strumenti di finanziamento pubblico nelle politiche di formazione, ma le imprese giudicano ancora troppo elevati gli oneri burocratici e scarsa l’informazione sulle opportunità offerte. E alla deducibilità fiscale delle spese, dovrebbero essere affiancati incentivi per particolari tipologie di interventi formativi.

Gli economisti si preoccupano spesso di sottolineare come i rendimenti della formazione professionale fatta in azienda non possano essere del tutto fatti propri da chi ha investito.

Una delle ragioni per cui questo avviene è la mobilità tra posti di lavoro diversi: quando la formazione genera un capitale umano trasferibile da un’impresa all’altra, chi ha ricevuto tale formazione può cambiare lavoro, impedendo all’impresa che ha investito di ottenere parte dei ricavi. In tali circostanze, la formazione può essere inferiore al livello socialmente desiderabile, e si giustificano interventi pubblici che incentivino le imprese a investire di più in formazione.

Intervento pubblico e formazione in azienda

Tali incentivi esistono anche nel nostro Paese. Tra le fonti di finanziamento pubblico è utile ricordare i benefici previsti dalla legge n. 236/93, i finanziamenti comunitari disposti dal Fondo sociale europeo (Fse), e la legge “Tremonti bis“, entrata in vigore alla fine del 2001, che prevede la detassazione del 50 per cento dell’investimento in formazione effettuato dalle imprese.

Ma quanta formazione viene fatta dalle imprese italiane? In una recente indagine condotta dall’Isfol e dal Politecnico di Torino su un campione di 370 grandi aziende italiane, abbiamo cercato di capire non solo l’entità dell’investimento in formazione nel corso del 2001, ma anche le caratteristiche e le problematiche legate a tale investimento.

Quello che emerge è che la percentuale di dipendenti che hanno ricevuto formazione in azienda in quell’anno è stata pari al 41,8 per cento tra le imprese con 250-499 dipendenti, al 48,7 per cento tra le imprese con 500-999 dipendenti e al 55,7 per cento tra le imprese con più di mille dipendenti. In termini di ore medie annue di formazione, si passa da circa 23,5 ore nelle imprese con 250-499 addetti a 25,6 ore per le imprese con più di mille addetti.

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Quali sono i fattori critici che le imprese intervistate considerano rilevanti nel limitare l’attività di formazione? Se consideriamo l’importanza relativa di tali fattori su una scala da 1 a 3 (Figura 1), la difficoltà ad appropriarsi del rendimento degli investimenti in formazione, che preoccupa tanto gli economisti, è meno sentita dalle imprese intervistate del costo opportunità della formazione, legato alla scarsa produttività durante il training, e della difficoltà di accesso agli incentivi pubblici alla formazione.


Figura 1. Percezione dei vincoli agli interventi in formazione. Su scala da 1 a 3.

Circa il 50 per cento delle imprese intervistate ha utilizzato nel 2001 incentivi pubblici per la formazione. Tra le fonti di finanziamento, prevalgono gli incentivi previsti dalla legge n. 236/93 (li ha utilizzati il 22,6 per cento delle imprese) e i finanziamenti comunitari disposti dal Fondo sociale europeo (Fse) (utilizzati dal 30,4 per cento delle imprese). La legge “Tremonti bis” è stata utilizzata solo da circa il 7 per cento del campione, ma la legge è entrata in vigore solo negli ultimi mesi del 2001.

Il mancato accesso ai fondi pubblici da parte di circa la metà delle imprese intervistate è solo in parte motivato dalla scarsa disponibilità di risorse. Abbiamo chiesto alle imprese intervistate di spiegare quali siano le ragioni che hanno ostacolato l’utilizzo dei finanziamenti pubblici. Come mostra la Figura 2, il 35 per cento delle risposte ha indicato la scarsità dei finanziamenti disponibili, mentre ben il 65 per cento ha sottolineato la presenza di elevati oneri burocratici associati all’accesso, e il 43 per cento ha messo in luce la mancanza di informazioni sufficienti sulle opportunità di finanziamento.


Figura 2. Le ragioni indicate per non aver utilizzato incentivi pubblici per la formazione

Tremonti bis: necessaria, ma non sufficiente

I risultati dell’indagine suggeriscono che una semplificazione delle procedure può contribuire a diminuire i costi sostenuti dalle imprese per utilizzare le forme di sostegno pubblico alla formazione, liberandole dalla necessità di ricorrere ad intermediari (in particolare, società di consulenza) specializzati nella progettazione di formazione “sovvenzionata” e nella gestione dei rapporti con gli enti della pubblica amministrazione che gestiscono l’ammissione al finanziamento. Da questo punto di vista la legge “Tremonti bis” può avere effetti positivi, proprio perché semplifica notevolmente le procedure per ottenere gli incentivi.

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Ma la “Tremonti bis” è considerata dalle imprese uno strumento sufficiente a favorire la formazione? Solo il 9 per cento degli intervistati ha risposto a questa domanda in modo affermativo. La maggior parte delle imprese intervistate considera la normativa uno strumento di per sé utile, ma da solo insufficiente a sostenere alcune specifiche tipologie di azioni formative. I percorsi di riqualificazione o di riconversione professionale per particolari categorie di lavoratori, i programmi di alfabetizzazione informatica o linguistica costituiscono le principali aree di intervento per le quali le imprese intervistate auspicano un ruolo di primo piano dello Stato nel supportare e incentivare la formazione necessaria.

In conclusione, gli strumenti di finanziamento pubblico rivestono un ruolo importante nelle politiche di formazione delle grandi imprese italiane. Tuttavia, l’esistenza di oneri burocratici giudicati elevati e le difficoltà di reperire informazioni circa le opportunità di finanziamento, aumentano i costi sostenuti dalle aziende per fruire dei finanziamenti e limitano spesso il ricorso e l’efficacia delle azioni di sostegno.

È inoltre opinione diffusa tra le imprese che la deducibilità fiscale delle spese in formazione prevista dalle nuove norme dovrebbe essere affiancata da strumenti di supporto pubblico mirati a incentivare particolari tipologie di interventi formativi.

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