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  1. Roberto Roscini Rispondi
    Nelle numerose discussioni e articoli inerenti il Pil, non appare mai una analisi un po’ attenta del calcolo relativo. Sommariamente questo dato esprime la somma del valore aggiunto della produzione di beni e servizi ai quali va sommato il valore dell’apporto della Pubblica Amministrazione basato sul costo. Se ciò è vero, l’auspicata riduzione del costo della Pa dovrebbe diminuire il valore del Pil. Ciò spiegherebbe gli ultimi dati negativi di Pil in concomitanza di lievi cenni di ripresa della produzione industriale. Le sarei grato di un suo apprezzatissimo parere.
    • lavoceinfo Rispondi
      Caro lettore, ciò che dice è vero. Seguendo il suo ragionamento dovremmo solo aumentare la spesa pubblica e non ridurla per tenere su il Pil. Il problema però è che la spesa pubblica non si finanzia da sola ma richiede tassazione che a sua volta scoraggia consumi e investimenti. Quindi una riduzione della spesa ha prima un effetto negativo (fino a che le tasse non scendono) ma poi questo effetto dovrebbe azzerarsi e diventare positivo una volta che scendano le tasse. Se poi la riduzione della spesa pubblica riduce la probabilità di default del debito pubblico, questo potrebbe alimentare un ulteriore recupero di fiducia che fa bene a consumi durevoli e investimenti. Grazie, Francesco Daveri
  2. Enrico Rispondi
    Tanto adesso faranno la riforma del Senato e ripartirà tutto. Scherzi (drammatici) a parte, la politica ha ormai dimostrato di non sapere e potere far fronte a questa crisi. Inoltre, la mia impressione è che Il 40% del Pd alle Europee non è un punto di forza per fare riforme, al contrario è un freno: adesso hanno paura di scendere nel consenso e non prenderanno alcun provvedimento impopolare anche se necessario (es. lo choc fiscale si può attuare solo a patto di ridurre drasticamente la spesa e questo impatterà intere categorie). Colgo l'occasione per porre una domanda all'autore (scusate in anticipo le inesattezze, non sono del mestiere): il rapporto deficit/Pil è al 130% circa, la situazione era di finta drammatica al 120% e da molte parti si diceva "non c'è più tempo". Ora il tempo è passato, il rapporto è peggiorato, ma non c'è limite? C'è un punto di default?
  3. marco Rispondi
    "Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur". Nell'ambiente delle piccole e piccolissime imprese industriali del torinese da molti mesi per non dire da anni si ragionava sulle prospettive nerissime, mentre venivano annunciate iniziative fantasmagoriche dall'Europa, dalla Bce, dai governi. Quali altre dimostrazioni dovremo attendere prima di abbandonare l'Euro? Un ritorno a una moneta nazionale gestita ed una svalutazione competitiva ci potrebbero salvare.
  4. MM Rispondi
    "Dalla produzione industriale continua a mancare il contributo sperato alla tanto auspicata ripresa dell’economia." Professore, io direi che non c'è ripresa dell'economia pertanto abbiamo una produzione industriale depressa. Se manca la domanda, perché e, soprattutto, per chi dovrei produrre?
  5. Aldo Mariconda Rispondi
    Da uomo d'azienda, non da economista, condivido totalmente l'articolo. Aggiungerei due osservazioni: 1) L'industria a mio parere soffre non solo di una crisi congiunturale prolungata, ma di una strutturale 2) L'Italia da circa 20 anni ha un andamento del Pil di circa il -1% rispetto alla media della vecchia Ue dei 15 e anche del 2% rispetto ai Paesi più dinamici della stessa Ue. Non ne usciremo se: - Non si rende più competitiva l'industria abbassandone il peso fiscale. La fiscalità è materia di opzione politica se riguarda il cittadino, non per l'impresa che si confronta in un mercato globale - Non s'imposta (dato e non concesso che sia possibile) una politica industriale. Abbiamo poche grandi aziende, poche medie, tante Pmi per non dire Vsme's (quelle con meno di 10 addetti, le Very Small-sized Enterprises, troppo piccole nel confronto globale) - Non si rende attraente il Paese per gli investitori italiani e stranieri con quelle riforme di cui ogni giorno si parla. Un sistema pubblico con governi forti e capaci di decidere on time, una legislazione snella, chiara, agire, ridotta di 2/3 rispetto all'attuale, una Pa efficiente e imperniata sulla meritocrazia, rapporti di lavoro tipo Danimarca, Università meritocratica, almeno alla francese se non si vuol imitare il pur variegato mondo anglosassone. Last but not least: una giustizia che funzioni e sia tempestiva. Peggio di oggi non potrebbe essere! Qui ci vuole il coraggio di rompere le lobbies di magistrati e avvocati. Per non fare affermazioni generiche: a Treviso ci vuole 1 anno per uno sfratto per morosità di un negozio e ufficio dove l'affittuario non ha pagato fin dal 1° mese e ha raccolto varie denunzie penali da suoi clienti che ha raggirato. Questo anche perché l'organico degli ufficiali giudiziari è sotto del 50%! Non vedo alternativa.