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  1. Gertsen Rispondi
    Romano Prodi, 29 luglio 2012: "Per garantire la sicurezza, le grandi imprese responsabili per l’approvvigionamento di metano hanno infatti dovuto (saggiamente per la situazione esistente fino a ieri) sottoscrivere contratti “take or pay” nei quali non solo il prezzo è legato al petrolio ma, per tutta la durata del contratto (generalmente fra i 20 e i 30 anni) si obbligano a pagare tutto il gas oggetto del contratto sia che lo ritirino sia che non lo ritirino perché non ne hanno bisogno e non sanno dove metterlo. La mancanza di una politica energetica europea e di una rete comune di gasdotti ha fatto il resto: oggi paghiamo il gas cinque volte di più del mercato interno americano e la nostra frammentazione ci rende ancora debolissimi nei confronti dei grandi fornitori. Con le nostre divisioni siamo perciò capaci non solo di mettere a rischio la nostra moneta ma anche di distruggere la nostra economia." Cose note da tempo, cosa si è fatto nel frattempo?
  2. EzioP1 Rispondi
    Se si suddivide il rischio globale in: rischio societario, quello di Gazprom; rischio di impianto, per gli impianti estrattivi e di trasporto; e rischio di sorgente, ovvero dei luoghi di estrazione del gas; forse il nostro rischio è solo il primo (societario e finanziario) poiché il gas per la Cina è estratto in Siberia, mentre quello per l'Europa nel Sud della Russia, analogamente per gli impianti che avrebbero percorsi diversi e forse non si uniscono neppure. Quindi lo spauracchio Cina mi pare non esista.