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Metti sesso, droga e contrabbando nel calcolo del Pil

Il nuovo sistema europeo di contabilizzazione prevede di inserire nei dati nazionali anche stime del fatturato prodotto da traffico di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando. Per l’Italia significa un miglioramento nei rapporti tra debito e Pil e deficit e Pil. Investimenti in R&D.

LA CONTABILIZZAZIONE DELL’ECONOMIA ILLEGALE

Nella letteratura economica, l’economia illegale viene considerata una componente non osservata. L’aggregato (non-observed economy) si riferisce a quelle attività economiche che devono essere incluse nella stima del Pil, ma che non sono registrate nelle indagini statistiche presso le imprese, o nei dati fiscali e amministrativi, in quanto non osservabili in modo diretto. Rappresentano una parte consistente del Pil ed è importante quantificarne le dimensioni. Soprattutto per la funzione che il Pil ha come base per gli indicatori di stabilità finanziaria.
Sulla base delle definizioni internazionali contenute nel Sistema europeo dei conti nazionali del 1995 e nell’Handbook for measurement of the non-observed economy dell’Ocse del 2002, l’economia non osservata deriva, oltre che da attività illegali, anche dal sommerso e dalla produzione del settore informale e dai limiti del sistema statistico. (1)
In linea generale, all’interno della non-observed economy è possibile distinguere tre componenti:

1) l’economia sommersa o sommerso economico (underground o hidden o shadow economy) che riguarda le attività che sono produttive e legali, ma non conformi alle norme amministrative, e per questo, deliberatamente nascoste alle autorità pubbliche al fine di evitare il pagamento delle imposte o di conformarsi della normativa; il “sommerso statistico” invece fa riferimento alle inefficienze del sistema di raccolta dei dati;
2) l’economia criminale o le attività illegali è classificata dalla Scn 1993 in due categorie: la produzione di beni e servizi la cui produzione, vendita o semplice possesso è vietato dalla legge; e le attività di produzione che di solito sono legali, ma che diventano illegali se effettuate da produttori non autorizzati. Entrambi i tipi di produzione sono considerati attività economiche a condizione che esista una domanda di mercato effettivo e ci sia il consenso tra le parti; (2)
3) l’economia (o attività) informale include le attività produttive legali svolte da piccole unità produttive (piccola scala, basso livello di organizzazione, scarsa o nulla distinzione tra capitale e lavoro, rapporti di lavoro occasionali basati su relazioni personali o familiari in contrapposizione ai contratti formali – Istat, 2008) che ne rendono difficile o impossibile l’osservazione statistica ma che, non essendo finalizzate all’evasione fiscale o contributiva, non possono essere comprese nell’economia sommersa.

L’Istat ha sistematizzato in un quadro analitico le diverse componenti della non-observed economy:

david centorrino gangemi 1

Fino ad oggi, in sede europea, si era convenuto di escludere l’economia illegale dalla contabilità nazionale in quanto la disomogeneità (alcune attività sono illegali in alcuni paesi ma legali in altri) e l’incertezza delle stime rendevano poco confrontabili i dati dei vari paesi. Solo pochi paesi dell’Ocse (Estonia, Lituania, Polonia, Slovacchia) comprendevano stime esplicite delle attività illecite nei loro dati relativi al Pil, introdotte in via sperimentale per uno o due anni.
Ora, a partire da settembre 2014, gli Stati membri adotteranno il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali – Sec 2010 – in sostituzione del Sec 95. Il nuovo sistema, definito nel Regolamento Ue (549/2013) pubblicato il 26 giugno 2013, presenta alcune importanti differenze rispetto al precedente.

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I CONTI CON IL SEC 2010

Come riportato dall’Istat, sono quattro le principali novità del nuovo Sec: 1) la capitalizzazione delle spese in ricerca e sviluppo; 2) la riclassificazione da consumi intermedi a investimenti della spesa per armamenti sostenuta dalle amministrazioni pubbliche; 3) una nuova metodologia di stima degli scambi con l’estero di merci da sottoporre a lavorazione (processing), per i quali si registra il valore del solo servizio di trasformazione e non più quello dei beni scambiati; 4) la verifica del perimetro delle amministrazioni pubbliche sulla base degli aggiustamenti metodologici introdotti dal Sec 2010.
A queste novità ne va aggiunta un’altra che rende omogenei gli standard di calcolo già esistenti tra i paesi UE e che riguarda l’inserimento nei conti delle attività illegali frutto di un consenso reciproco, in ottemperanza al principio di esaustività, già introdotto dal Sec 95: le stime devono comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico, seguendo le linee guida stabilite da Eurostat. Tutti i paesi dunque inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) del traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol).
Ora, l’economia illegale rappresenta una percentuale consistente di transazioni in Italia, circa l’11 per cento del Pil secondo alcune stime. (3) La componente relativa al traffico di stupefacenti, in particolare, costituirebbe per la criminalità organizzata il business principale, con un fatturato annuo di circa 60 miliardi di euro. (4) Stime più prudenti forniscono un ricavo complessivo nel 2010 pari a circa 24 miliardi di euro. (5) Decisamente più contenute (11 miliardi nel 2008-2009) le cifre indicate dal Progetto Pon Sicurezza 2007-2013, che valuta il fatturato della prostituzione in 7,5 miliardi (2004-2009) e quello del contrabbando di sigarette in 841 milioni (2009-2011).
Se dunque in termini di tassi di crescita le innovazioni introdotte non dovrebbero produrre aumenti importanti delle percentuali, è in termini di stock che si registreranno gli effetti più rilevanti, soprattutto sui principali indicatori di stabilità finanziaria dei diversi paesi dell’UE. Secondo Eurostat, per l’Italia sarà tra l’1 e il 2 per cento – dipendendo molto dalla metodologia di stima. I paesi per i quali si prevede che l’impatto sia maggiore (Svezia e Finlandia) sono quelli che investono maggiori risorse in ricerca e sviluppo, come si può rilevare dalla tabella 4.

Tabella 1 – Stime provvisorie dell’impatto sul Pil dei cambiamenti metodologici

david centorrino gangemi 2

Fonte: Eurostat – The new ESA 2010

Se applichiamo le stime di crescita di Eurostat ai dati del Pil italiano 2013, otteniamo risultati molto importanti per i rapporti debito/Pil e deficit/Pil nel 2013.
Il rapporto debito/Pil subirebbe una riduzione di 1,32 – 2,6: nell’ipotesi massima si raggiungerebbe senza alcuno sforzo economico e politico metà dell’obiettivo richiesto dal fiscal compact.
Il rapporto deficit/Pil, invece, diminuirebbe di 0,03 – 0,05 punti, con una maggiore disponibilità di risorse da spendere tra i 15 ed i 31 miliardi secondo i dati del 2013. Si tratta dunque di un’innovazione contabile con effetti reali rilevanti. Che potrebbero essere ancora maggiori se alcune di queste attività illegali, come la vendita di droghe leggere o la prostituzione, venissero legalizzate, grazie alle tasse incassate e alle minori spese da effettuare per il contrasto.

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Tabelle 2 – 3 – Stime previsionali per l’Italia 2013

david centorrino gangemi 3

Fonte: Eurostat – ns elaborazione (dati in miliardi)

david centorrino gangemi 4

Fonte: Eurostat – ns elaborazione (dati in miliardi)

Nell’attesa di capire come si possa riuscire in brevissimo tempo a costruire e applicare metodi di rilevazione e di calcolo omogenei e credibili – rispetto a una materia che finora, per ragioni di visibilità mediatica, è stata spesso contraddistinta da improvvisazioni, ripetizione automatica di stime mai metodologicamente controllate – una strada semplice e immediata che la nuova metodologia ci consegna per far aumentare contabilmente il Pil c’è: investire in ricerca e sviluppo.

Tabella 4 – Spesa lorda in ricerca e sviluppo in percentuale sul Pil 

david centorrino gangemi 5

Fonte: Eurostat

(1) L’Handbook interviene con la definizione sia di un framework concettuale per la misura del Pil e sia di un framework analitico per la misurazione dell’economia non osservata.
(2) Secondo l’Scn 1993 le attività illegali devono essere incluse nel sistema di contabilità nazionale, sottolineando che “nonostante le evidenti difficoltà pratiche per ottenere dati sulla produzione illegale, tale attività è inclusa nella produzione nazionale” (Scn 1993: 6,30). L’Scn 1993 opera una netta distinzione tra le operazioni di comune accordo tra l’acquirente e il venditore (ad esempio, la vendita di droga, il traffico di merci rubate o la prostituzione), che sono inclusi nelle attività di produzione, e di altre attività dove l’accordo manca (ad esempio, l’estorsione o il furto), che sono escluse. Il Scn 1993 suggerisce che le azioni illegali per le quali non esiste un accordo possono essere interpretate come una forma estrema di esternalità, senza alcun valore aggiunto nei conti nazionali. Così è la mancanza di consenso tra le parti, piuttosto che l’illegalità a rappresentare il criterio di esclusione dalle attività di produzione (Oecd 2002).
(3) Ardizzi G., Petraglia C., Piacenza M. and Turati G. (2012), Measuring the underground economy with the currency demand approach: a reinterpretation of the methodology, with an application to Italy, Banca d’Italia, Temi di Discussione (Working Papers) Number 864.
(4) Sos Impresa 2009
(5) Fabi, F., Ricci, R. e Rossi, C. in Rey G., Rossi C. e Zuliani A. (2011) Il mercato delle droghe – Dimensione protagonisti, politiche, Marsilio

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13 commenti

  1. Paolo

    Cioè: basta legalizzare spaccio di droga e prostituzione per risolvere metà dei nostri problemi?

    • Gusbrand

      Per lo meno lei evita di pagare due volte per questi delinquenti.
      1° non pagando le tasse che quindi lei è costretta a pagare per loro.
      2° sottraendo ricchezza costringono lei a pagare più interessi.
      Pertanto se, con questo sistema, si riesce almeno ad evitare di pagare gli interessi, ben venga.

  2. EzioP1

    Non vedo indicato come reddito illegale quello delle tangenti che mi pare non siano solo un problema italiano, anche se da noi sono molto più rilevanti che in altri paesi.

    • Gusbrand

      Ma le tangenti sono contabilizzate, solamente sotto una voce fasulla.

  3. Riccardo Pizzirani

    Il fatto che il debito pubblico cresca del 4% all’anno non lo vogliamo menzionare mai? Se il Pil crescesse del 2,6% saremmo a metà strada per mantenere il rapporto debito/Pil al 137% come adesso.

  4. Confucius

    1) Il fatto che soltanto ora si sia deciso che sesso, droga e contrabbando devono essere considerati nella valutazione del Pil non dipende forse dal fatto che rientrare nelle richieste del Fiscal Compact si è rivelato troppo oneroso, non solo per l’Italia, ma anche per qualche altro paese, per cui si ricorre ad un trucco contabile? Non potendo contare su una crescita economica effettiva, si gonfia il Pil con nuove voci discrezionali;
    2) molto edificante il fatto che le spese militari vengano considerate investimenti mentre quelle in infrastrutture no; ecco perché si devono acquistare gli F35!

  5. MG_in_Progress

    Se si considera che alcune attività producono reddito gli si dovrà allora anche far pagare le tasse (ad esempio per la prostituzione). La revisione statistica in questione è purtroppo il risultato di una rivisitazione libertina delle teorie di Mandeville secondo cui comportamenti viziosi ancorché illeciti generano comunque prosperità collettiva, ovvero Pil.
    Poi magari Robert Kennedy ci ricordava invece che il Pil è un’altra cosa.
    https://www.youtube.com/watch?v=95yXGNbtrBw

  6. Stefano Gamberoni

    Un regolamento europeo per “truccare” le statistiche. Siamo alla canna del gas. Mi ricorda quando con il governo Craxi negli anni 80 fu possibile mettere la stima del sommerso nel Pil, ed il nostro socialista andava poi in tv a spiegarci che grazie a lui l’Italia aveva superato l’Inghilterra nelle classifiche del Pil: si è visto come è finita nel ’92 (il suo delfino Amato primo ministro, scampato a tangentopoli, poveri noi). Poi leggo: “Il rapporto deficit/Pil diminuirebbe di 0,03-0,05 punti, con una maggiore disponibilità di risorse da spendere tra i 15 ed i 31 miliardi”. Ora da un lato si inserisce un trucco contabile, e immediatamente si pensa di poter spendere 15-31 miliardi, di soldi veri! E dove li prendi 15-31 miliardi? Dall’economia reale che già è dissanguata dalle tasse.

    • giulioPolemico

      Sono felice di notare che non solo io ho avuto l’acume di cogliere la cialtroneria craxiana e, in definitiva, italiana: nel 1989 “eravamo” la quinta potenza industriale, superando il Regno Unito, etc.
      Talmente potenti che 3-4 anni dopo non siamo stati in grado di rimanere nello Sme (ed è precisamente in quegli anni che inizia il lungo, triste, inevitabile, e tuttora presente declino del rating dei nostri titoli di Stato, fino ad allora equivalente a quello dei titoli tedeschi).

  7. Marco

    La crisi non è stata causata dall’economia reale, ma dalla finanza, cioè da numeri. Mi pare giusto che aggiustando altri numeri se ne possa uscire.

  8. idea liberale

    Non vedo cosa ci sia di male e inviterei a non confondere liberi atti di scambio produttivi di reddito, come commercio di stupefacenti e prostituzione, che sono i tipici reati artificiali, ossia di mera creazione legislativa, con i delitti naturali che in genere non producono vero reddito (il bottino del rapinatore corrisponde alla perdita del rapinato, tanto per dire) e che quindi non sono stati presi in considerazione. La ratio di questo affinamento della misurazione del PIL è solida e non mi sembra strumentale: si è passati a includere non solo come accadeva prima il sommerso, cioè tutte quelle attività di principio lecite che violano norme previdenziali fiscali o amministrative, ma finalmente anche alcune attività “delittuose”, che sono tali però solo per scelta ideologica del legislatore, ovvero i reati senza vittima.

  9. Michele Intorcia

    A questo servono gli economisti. E’ davvero una scienza triste. Ottimo articolo. Grazie.

  10. Gianfranco

    Non si possono considerare con leggerezza i fatti che conducono ad affrontare la piaga della droga, oggi.
    Se la droga, in termini assoluti, soddisferebbe un bisogno di alienazione, risulta evidente il contrasto con ogni tipo di norma che invece garantisce per un bisogno di appartenenza.
    Il problema dei costi, del mantenimento dell’ordine social e di altri servizi, può essere contenuto solo da una domanda della collettività che crei un sistema di compensazione nel quale la tipologia di offerta da parte degli enti e di quanti interessati nel partecipare alle iniziative di raggiungimento di traguardi che seppur abbiano un’efficacia limitatamente al breve termine, conducono ad alimentare quel network costitutivo di reti,rispondendo ad un’aspettativa individuale e sociale, crei un mercato che nel funzionamento complessivo di una società è capace di trasferire i costi con la prerogativa del recupero e l’attesa di adattamento.
    Il sistema dei costi ripartiti riconduce ad una responsabilità condivisa.
    È chiaro che la validità di ogni azione si basa su un presupposto oggettivamente significativo: la mancata partecipazione di un soggetto ad un progetto sociale per qualsiasi scelta di vita civile che una comunità intende promuovere, è un indebolimento della stessa struttura societaria che ne minaccia il benessere collettivo.
    Gianfranco

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