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  1. Emanuele Ripamonti Rispondi
    Vorrei fare alcune osservazioni e segnalare alcuni problemi che ho riscontrato leggendo questo articolo. 1) Come accennato anche nell'articolo, il tentativo di limitare il numero di posti messi a concorso ad un numero predeterminato di "vincitori" era destinato a fallire dal punto di vista giuridico. Per il semplice motivo che è stato effettuato solo attraverso il Bando di concorso, e non attraverso la modifica del testo unico che regola i concorsi della scuola (e che prevedono che la graduatoria di un concorso abbia valore fino al concorso successivo; in vedi in particolare il comma 17 dell'art. 400 del DL n. 297 del 16/04/1994, come modificato dalla legge n. 124 del 03/05/1999). Da questo punto di vista, il DM 356 non fa che adeguarsi alla normativa vigente. 2) Lo stesso tentativo si è rivelato disastroso dal punto di vista pratico per via di numerosissimi errori marchiani nella stima del numero di "vincitori" da bandire in ciascuna classe di concorso e in ciascuna regione. Il Miur aveva dichiarato di aver stimato il fabbisogno totale per i due anni scolastici 2013-14 e 2014-15 (era previsto un altro concorso nel 2014) per poi bandirne la metà (in accordo con il Testo Unico l'altra metà sarebbe andata ai "precari storici" inseriti nelle "graduatorie ad esaurimento" - GaE). In pratica le stime del Miur si sono spesso rivelate lontane dalla realtà: in alcuni casi il numero di vincitori è eccessivo (ad esempio, in Abruzzo erano stati banditi 100 posti per la scuola primaria; ma nel 2013 sono state assunte 8 persone dal concorso ed 8 dalle GaE); in altri, è troppo esiguo (ad esempio, in Veneto nella classe A059 - matematica e scienze per le scuole medie - sono stati banditi 10 posti, ma il fabbisogno 2013 è stato di 59 persone) [questi sono casi mediamente estremi; ma una discrepanza di un fattore 2 era la norma; se qualcuno lo desiderasse, posso inviare una tabella con un confronto completo fra numero di posti messi a bando e fabbisogno effettivo 2013]. In questo senso il DM 356 è un tentativo di rimediare ai problemi delle classi di concorso dove i "vincitori" sono/saranno esauriti prima del prossimo concorso (tanto più che è ormai certo che saranno usate anche per il 2015-2016, ovvero per 3 anni anziché per i 2 previsti inizialmente), specialmente nei (pochi, ma non pochissimi) casi in cui anche le GaE sono "agli sgoccioli". 3) Il numero di 40mila persone nelle graduatorie è corretto ma fuorviante: anzitutto, andrebbero sottratti i circa 11.500 vincitori; e poi, bisogna correggere per i "doppioni", ovvero per chi è presente nelle graduatorie di più classi di concorso (l'insegnamento della medesima materia in ordini diversi di scuola corrisponde a cdc diverse: ad esempio A043 per italiano alle scuole medie ed A050 per italiano alle scuole superiori). Questa correzione abbassa il numero degli "idonei non-vincitori" a circa 15.000. Va poi tenuto presente che una frazione molto consistente (fra il 50% ed il 70%, a seconda delle stime) di questi 15.000 non sono "nuovi" precari, ma persone già presenti nelle GaE (ovvero "precari storici"). 4) Il DM 356 non dà alcuna garanzia agli "idonei non-vincitori": semplicemente permette alla graduatoria di "scorrere" fino al prossimo concorso, che in molti casi sara' bandito molto prima di giungere alla fine della graduatoria stessa (tornando al primo esempio sopra: il primo degli "idonei non-vincitori" della graduatoria per la primaria in Abruzzo non e' più escluso "a priori" dalle assunzioni; ma le sue probabilità di assunzione restano ridicolmente basse). Le stesse dichiarazioni del ministro Giannini (che - ottimisticamente, a mio parere - ha parlato di circa 7.000 immissioni in ruolo di "idonei non-vincitori") fanno capire che non vi e' l'intenzione di assorbire tutte queste persone.
  2. piertoussaint Rispondi
    Basterebbe il buono-scuola. E la libertà delle scuole di assumere i prof nei quali hanno fiducia. Le famiglie sanno benissimo quali sono le scuole migliori e quelle non valide, chi sono i prof migliori e quelli inadatti a svolgere la loro mansione. Che, essendo una vocazione speciale, non è da tutti. Fine. Lo stesso vale per i presidi. La libertà effettiva di educazione, a parità economica, stimola la concorrenza e accresce esponenzialmente la qualità del servizio educativo svolto. Tra l'altro, Fondazione Agnelli documentò a suo tempo che la scuola pubblica non statale costa un 30% in meno di quella statale. Ma lo Stato statalista, Renzi compreso, questo risparmio non lo vuol proprio fare, e il buono-scuola, di sua sponte, non lo darà mai. Perché così facendo perderebbe il suo potere sulle nuove generazioni. Quando le famiglie saranno pronte, si attiveranno in questo senso.
    • Mic Rispondi
      La Scuola Pubblica Statale permette a ragazzi con disabilità di frequentare normali lezioni quotidiane (per quanto possibile, ovviamente), assumendo e pagando insegnanti di sostegno che, spesso, sono veri e propri missionari. Poi ci sono i fannulloni, per carità, ma con grandi numeri è facile imbarcare anche persone non all'altezza. Ma la fondamentale funzione sociale e di inclusione (anche per quanto riguarda gli stranieri, che a volte arrivano nelle ultime classi della scuola primaria senza conoscere una parola della nostra lingua) è garantita esclusivamente dalla Scuola Pubblica. Provi lei ad iscrivere un ragazzo con qualche problema fisico e/o cognitivo ad una scuola privata o a chiedere di inserire in qualche bella ed efficiente primaria confessionale un figlio straniero arrivato da un altro pianeta, che non capisce nulla della nostra lingua e della nostra cultura. Le diranno gentilmente (forse) che per questi casi c'è, appunto, la Scuola Pubblica. Sfido che i privati risparmino. E vogliono pure il sostegno dello Stato. Eh, così son capace anch'io di fare imprenditoria, perché di questo si tratta.
      • Parvadom Rispondi
        Sintesi mirabile Piertoussaint.