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Expo: il sonno della ragione genera mostri

Il problema di Expo 2015 non è la corruzione né i ritardi. Il vero problema è che non avrebbe dovuto esistere. Quando, in preda ad una ubriacatura retorica collettiva,  si rinuncia ad una seria analisi costi benefici, chi ci perde è la collettività. 

Nel luglio 2009, il  sindaco di Milano Letizia Moratti scriveva:
“[L’Expo] è un progetto che si propone non solo obiettivi di crescita economica, ma anche di rafforzamento del dialogo interculturale e di responsabilità sociale nei confronti di paesi colpiti dal dramma della fame e della povertà. … Milano deve essere uno snodo cruciale … un punto di riferimento per il sistema Italia e il mondo intero. …  [L’Expo dovrà essere] la proposta corale e condivisa di nuovi paradigmi per l’esistenza del mondo“.
(Da: “Con l’Expo ritorneranno i tempi di super Milano”, Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2009. Grassetto aggiunto.)

PERCHÉ L’EXPO È UN GRANDE ERRORE

Né la corruzione né i ritardi sono il problema principale di Expo 2015. Il problema principale è che l’Expo non sarebbe dovuto accadere. Esso è nato e cresciuto sull’onda di un’orgia di retorica come quella ben rappresentata nella citazione qui sopra. (1)
Sia chiaro:  la decisione di fare l’Expo è stata prima di tutto politica ed emotiva, e sarebbe stata presa in ogni caso.  Tuttavia questa ubriacatura collettiva è stata supportata e legittimata da stime economiche azzardate, che ne hanno avallato i voli pindarici. Accettate acriticamente dai mezzi di informazione, ripetute e tramandate poi in innumerevoli occasioni, sbandierate da politici e commentatori, queste stime hanno instillato il miraggio di centinaia di migliaia di posti di lavoro e di altri enormi benefici economici a costo zero.
Questo breve contributo si ripropone di ricostruire come tutto ciò sia potuto accadere. Una versione più estesa in formato ebook può essere scaricata gratuitamente qui.

L’ EXPO: UN GRANDE BONUS PER MILANO E L’ITALIA?

La Tabella 1 illustra le previsioni degli effetti economici di Expo 2015, come riportate sul Rapporto di Sostenibilità 2013. La prima colonna riporta la spesa iniziale per le sole infrastrutture dell’Expo, quali i padiglioni, l’anfiteatro etc., ed escludendo quindi le opere infrastrutturali connesse. Questa spesa ammonta a 3,2 miliardi.

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Dati in miliardi di euro
Fonte: Rapporto di Sostenibilità 2013, pagg. 76-77.
Basato sullo studio: L’indotto di Expo 2015, a cura di A. dell’ Acqua, G. Morri, E. Quaimi, rapporto di ricerca per Camera di Commercio Milano, ed.  Expo 2015.

La spesa iniziale attiva una produzione totale addizionale di 23,6 miliardi (colonna 2) e un Pil (o valore aggiunto) addizionale di 10,1 miliardi. (2)  L’occupazione extra creata è di 191.000 lavori equivalenti a tempo pieno annuali totali (cioè, per esempio, 19.100  all’anno per 10 anni, colonna 4).
L’aumento totale di produzione e dl Pil è il risultato di tre effetti. Il primo è l’aumento diretto di domanda, pari alla spesa iniziale nella colonna 1. Il secondo è l’effetto indiretto di questa spesa: per produrre i beni e servizi domandati nella colonna 1, sono necessari altri beni e serivizi; la produzione di questi ultimi richiede a sua volta altri beni e servizi, etc. Si attiva quindi un effetto moltiplicativo che può essere misurato con la famosa metodologia delle tavole di input-output. Il terzo effetto è quello indotto, cioè la maggior spesa per consumi che si crea in seguito al maggior reddito prodotto dagli effetti diretti e indiretti.
Ci sono poi i flussi turistici: i visitatori – se ne aspettano 20 milioni – consumeranno beni e servizi, con gli effetti moltiplicativi visti sopra. Infine, ci sono gli effetti “legacy”, cioè “eredità”: l’Expo farà nascere nuove aziende, con effetti positivi su domanda e imprenditorialità. Aumenterà l’attrattività di Milano, generando nuovi investimenti esteri, e turismo aggiuntivo, sia congressuale sia culturale, anche una volta che l’Esposizione sarà finita.
A tutto questo vanno aggiunti gli effetti delle opere infrastrutturali connesse. Queste sono, in realtà, la parte di gran lunga maggiore di Expo 2015. Come si evince dalla Tabella 2, queste includono, o avrebbero dovuto includere, linee metropolitane, strade come la Brebemi e la Pedemontana, e innumerevoli altre opere.
Gli effetti di questi investimenti sono stati stimati in un altro studio, del centro studi CERTeT dell’Università Bocconi, e sono mostrati nella Tabella 2 (risultati molto simili appaiono nel documento di candidatura di Milano). Come si vede, l’aumento stimato della produzione e del Pil è enorme.

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Dati in miliardi di euro
Fonte: Studio del CERTeT – Università Bocconi. Autori: Angela Airoldi, Tatiana Cini, Giacomo Morri e Enrico Quaini., coordinamento di Lanfranco Senn.

I numeri della Tabella 1 e 2 sono stati citati migliaia di volte negli organi di stampa e di informazione in generale, e nel dibattito politico. Vale quindi la pena studiarli meglio.

PERCHÉ I RISULTATI ATTESI SONO SOVRASTIMATI

Cosa c’è di sbagliato in questa metodologia? Essa ignora che tutte le risorse usate hanno un costo. Di conseguenza, questa metodologia fornisce sempre, in qualsiasi circostanza, dei valori positivi. In altre parole, qualsiasi progetto di investimento valutato con questa metodologia mosterà sempre un aumento della produzione e del Pil. Perché allora non raddoppiare l’investimento iniziale, o triplicarlo, o quadruplicarlo?
Il primo costo da considerare ovviamente è che i soldi non piovono dal cielo. Per investire 3,2 miliardi prima o poi bisogna alzare le tasse di circa 3,2 miliardi (questo non significa che l’Expo non possa essere finanziato in deficit, ma solo che prima o poi bisognerà ripagare il debito alzando le tasse). (3) Ma alzare le tasse riduce la produzione e il Pil.
Come altro esempio, si prendano i flussi turistici. Si attendono 20 milioni di visitatori, di cui circa 15 milioni italiani. I loro consumi non sono tutti aggiuntivi. Ovvviamente nei due giorni che visita l’Expo il visitatore riduce altri tipi di consumi: se non avesse visiato l’Expo, magari sarebbe andato al ristorante nella sua città, oppure allo stadio, oppure a un museo. Tutti questi consumi mancati dovrebbero essere conteggiati in riduzione dei consumi aggiuntivi.

GLI USI ALTERNATIVI DEI FONDI

Ma c’è un secondo problema in questa metodologia. O meglio, e per essere onesti, questo non è necessariamente un problema con la metodologia, ma con l’interpretazione che ne è stata data. Supponiamo che, pur tenendo conto del costo delle risorse, le stime mostrino un aumento di produzione e Pil. Significa questo che vale la pena intraprendere il progetto? Non necessariamente. Ci potrebbero essere altri progetti che generano un aumento ancora maggiore, e ad un costo inferiore.
Ecco due esempi, fra le migliaia possibili.
È difficile fare classifiche quantitative, ma è opinione di molti che Milano sia la città europea più imbrattata dai graffiti. Sicuramente una strategia per ripulire definitivamente la città dai graffiti costerebbe una frazione del costo dell’Expo. A parte l’ovvio beneficio per i cittadini, cosa avrebbe più risonanza a livello di attrazione turistica: “La città di due milioni di abitanti che si è ripulita dai graffiti e ha ingentilito vie e piazze”, oppure “la città che ha costruito l’ennesimo palazzo dei congressi in una zona a 10 chilometri dal centro”?
Infine, si consideri il Grafico 1 sottostante. Esso riporta il numero di piscine pubbliche per milione di abitanti in alcuni paesi europei. L’Italia è largamente ultima, con un quarto delle piscine per 1000 abitanti del Portogallo. Uno degli scopi dichiarati dell’Expo era di rendere più vivibile Milano. Quante pisicine si sarebbero potutre costruire e mantenere, in tutta Italia, con 14 miliardi? Cosa sarebbe stato più apprezzato dalla collettività? E, si noti, non è affato detto che l’effetto volano sull’economia di un milione investito in piscine sia minore di un milione investito in padiglioni per l’Expo.

Grafico 1: Piscine pubbliche per milione di abitanti

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Fonte: Ministero della Salute, Quaderni per la Salute e la Sicurezza: Le piscine, p. 19, basato a sua volta su dati Assopiscine.

PREVISIONI OTTIMISTICHE

I due errori metodologici si sono poi combinati con previsioni estremamente ottimistiche.
Prendiamo per esempio la previsione di un incremento del turismo culturale e congressuale. Essa si basa esplicitamente su analoghe previsioni per Torino dopo le Olimpiadi. Senonché per Torino disponiamo ormai dei dati effettivi, e sfortunatamente non corroborano queste previsioni.
Il Grafico 2 (vedi e-book allegato) riporta gli arrivi e le presenze straniere a Torino dal 2004 al 2008, cioè nell’intervallo di due anni precedenti e successivi alle Olimpiadi, un altro evento che nella retorica di allora avrebbe dovuto fare di Torino l’ombelico del mondo. Il grafico si ferma al 2008 per evitare di includere anche gli anni della recessione. Nel 2007 e 2008, i due anni successivi alle Olimpiadi, gli arrivi e le presenze straniere furono più bassi che nel 2004 e 2005! Lo stesso andamento si è osservato nel Piemonte nel suo complesso.
Il declino del 2007 e 2008 è forse da attribuirsi a cause esterne concomitanti, per esempio la concorrenza spagnola? Difficile: se così fosse, si dovrebbe vedere su tutti i dati italiani. Ma nello stesso periodo, in Italia nel suo complesso sia gli arrivi che le presenze straniere sono aumentati, seppur di poco, come mostra il Grafico 4 (vedi e-book allegato)

LE LEZIONI

Per un politico e un amministratore è molto più appariscente ed appagante fare l’Expo che costruire delle piscine, togliere le buche dalle strade, o eliminare i graffiti dai muri. Ogni amministratore, ogni politico sogna di essere un grande statista. Ma non è di questo che hanno bisogno i cittadini. Soprattutto non se questi sogni di grandezza costano 14 miliardi di euro.
Quando fallisce ogni argomento razionale, c’è sempre il valore simbolico. La grande opera serve per “creare un simbolo per il paese”, un “punto di rottura”, “un fulcro su cui catalizzare le energie di rinnovamento”, per “realizzare un sogno che vada al di là dell’ordinario”. Se questa è la giustificazione, allora il costo dell’opera e i suoi benefici diventano secondari, e questo è sempre pericoloso: basta invocare l’“effetto sogno” per giustificare qualsiasi cosa, e per tacciare gli oppositori di “volare basso”.
Ma quando si rinuncia ad ogni considerazione razionale di costi e benefici per la collettività, il rischio è che, passata la sbornia retorica, i simboli di ieri divengano delle zavorre, o addirittura degli incubi.

(1) Tra le voci di dissenso: Alessia Gallione: Dossier Expo, Rizzoli, 2012. E, se è permessa una autocitazione, anche per prevenire l’ovvia domanda “perché solo ora?”, alcuni contributi miei e di Marco Ponti: “La solitudine di un liberista”, Il Sole 24 Ore, 20 maggio 2011; “Grandi eventi? Meglio la città pulita”, con Marco Ponti, Il Sole 24 Ore, 11 ottobre 2011; “L’Expo non serve né a Milano né all’economia italiana”, intervista a Panorama, 24 ottobre 2011; ed alcuni interventi radiofonici, risalenti a date anteriori al 2011. Per correttezza, mi è stato segnalato che anche il M5S ha da lungo tempo preso una posizione critica, come si può vedere per esempio qui.
(2) Non tutto l’aumento della produzione diventa aumento del Prodotto interno lordo. La produzione di beni intermedi non contribuisce ad aumentare il Pil. L’aumento del Pil, o del “valore aggiunto”, è essenzialmente l’aumento della remunerazione dei fattori produttivi- lavoro e capitale- quindi dei salari e dei profitti.
(3) Più precisamente, bisogna alzarle di una quantità tale che il valore presente scontato sia uguale a 3,2 miliardi.

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49 commenti

  1. rob

    caro professore a mio avviso tutto quello che lei espone si può in sintesi riassumere con: mancanza di lungimiranza politica! Ho abbastanza anni per individuare in questo Paese delle date nefaste che hanno letteralmente distrutto il concetto di sistema-Paese e di politica lungimirante: ’68 distruzione del sistema scolastico e culturale, il ’70 la vergogna del sistema regionale e aggiungerei il ’92 l’assalto alla diligenza di masanielli che mostrando il cappio in nome della giustizia di piazza hanno creato la politica localistica dei clan, Far credere alla gente che si possono fare eventi internazionali parlando in dialetto è classico del masaniello di turno che opera per spartirsi il bottino. Credere che un turista americano venga in Italia per andare a Milano e tornare a casa o è da ingenui o da farabutti! Un turista viene a visitare un piccolo Paese con l’80% del patrimonio storico mondiale è pretende di visitare Firenze . Roma o Venezia come minimo. Quindi la lungimiranza del progetto Expo anche se si parla di cibo (soprattutto se si parla di cibo) era quello di farne un progetto di sistema_paese con centro a Milano, cosa ben diversa da farne un evento stile fiera delle vacche. Il ministro Lupi ha dichiarato l’altro giorno, che in Italia potranno rimanere al massimo 10 aeroporti, ma non si tratta di veduta lungimirante ma di evidenza logica delle cose. La stessa logica che spazzerà via l’ Expo e molte altre cose e farà rimanere questo Paese ai margini del mondo al ricatto di bande e di clan familiari. Ma in un Paese che non usa Internet e con sacche di analfabetismo del 20% della popolazione si può raccontare di tutto e di più, l’ importante è che alla sera un piatto di minestra fredda satolli la panza. il cervello può attendere

    • Livio Lo Verso

      Mi rendo conto che siamo nel bel mezzo di una “feroce battaglia elettorale” ma l’onesta intellettuale per l’accademia mi sembra d’obbligo , sostenere quindi che: “Fatta eccezione per i centri sociali, i verdi, e qualche voce isolata, nessuno ha mai osato criticare l’idea dell’Expo.” sia quantomeno omissivo, visto che già durante la campagna elettorale per le comunali di Milano del 2011 il M5S ha preso precisa posizione contro l’inutile, anacronistico e costoso evento,

      • ha ragione. Ho corretto il testo dell’ articolo (vd. nota 1) e il testo dell’ ebook.

      • rob

        Il punto non è osteggiare un progetto a priori, è valutare il progetto con altre mentalità, tenendo conto di dinamiche internazionali, della realtà economica del Paese, utilizzando linguaggi e atteggiamenti comprensibili al mondo intero. La fiera della vacche di 4 mediatori è altra cosa. Scoprendo la pentola questo si è scoperto che va oltre la valutazione della bontà del progetto stesso. Altrimenti si è bastian contrari in servizio permanente effettivo, solo “no” ma senza mai proporre e prendersi responsabilità.

      • Emanuele

        Perché, esiste qualche argomento dello scibile umano, o qualche iniziativa proposta da chiunque non fosse loro stessi, sulla quale il m5s non abbia “espresso” una qualche forma di disaccordo e polemica?

    • Luigi Celenza

      “in un Paese che non usa Internet e con sacche di analfabetismo del 20% della popolazione si può raccontare di tutto e di più” come il fatto che abbiamo l’80% del patrimonio artistico mondiale.
      Sul un totale di 725 siti culturali dell’Unesco, l’Italia ne ha 44 (quarantaquattro) cioè il 6%.

      • manuele

        Ha detto per caso “80% dei siti culturali Unesco”? Ha parlato di patrimonio storico, di patrimonio culturale, cosa ben diversa. Magari non sarà l’80%, ma di certo il nostro patrimonio culturale non comprende solamente i siti Unesco. Ogni quadro, ogni chiesa, ogni palazzo sono patrimonio culturale e storico, anche se non fanno parte della lista Unesco.

    • Methodologo

      Interessante questa visione catastrofica. E anche la ricostruzione delle responsabilità. Il disastro Expo è frutto dei tentativi nel ’68 delle sinistre di allora di cambiare la scuola italiana (sono passati 40 anni) e del rifiuto delle corruttele con Mani Pulite. Non delle scelte dei Lombardi di aver plebiscitato ripetutamente gente come Formigoni etc. Perché non risalire allora a Garibaldi? A Londra vanno milioni di turisti, e come noto a Londra non ci sono né i canali di Venezia, né la cupola del Brunelleschi né la Cappella SIstina. Milano era la più bella città d’Italia per Stendhal, è stata distrutta. Ma non per questo non avrebbe potuto ridiventare meta turistica (in parte lo è già, per mezza giornata, per lo shopping) se soltanto fosse stata amministrata bene. Se qualche sua ex-fabbrica fosse stata salvata e si fossero creati musei di contemporaneità (non soltanto il ridicolo Museo del Design alla Triennale) oppure non si fossero costruiti i vuoti grattacieli in zona Garibaldi, forse ci si sarebbe riusciti. Di chi la colpa? Dei movimenti studenteschi del ’68?. Un’ultima osservazione: bravo Perotti, ma citi piuttosto l’impresa di Etiopia, non la Libia. Giolitti non si è comportato come ricostruisce lui.

      • rob

        “Il disastro Expo è frutto dei tentativi nel ’68 delle sinistre”. Legge questo nel mio scritto? Esprima una sua idea ammettendo che ne abbia, non estrapoli frasi per farfugliare banalità.

  2. Guest

    Grazie Prof. Perotti.
    Lei dice quello che tutti sanno, e che nessuno scrive. Con qualche eccezione, decisamente risalente, peraltro! 28 luglio 1981, cosi’ Enrico Berlinguer
    “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali”

    Analisi costi-benefici? metrics? analisi di impatto? Cui prodest?

  3. barbara

    Caro prof, ho studiato per molti anni Acb, ma ora pare non si insegni più. Il concetto di costo-opportunità è alla base di tutti i nostri corsi di studio ma purtroppo fare i conti in modo economicamente sano impedirebbe al politico di turno di prendere il ruolo di statista. Frattanto i cervelli fuggono a Londra ed il nostro capitale umano si degrada. Con buona pace di chi, come me, pensa che l’istruzione sia un valore.

  4. salvatore

    Mi sembrano sbagliate le premesse!
    Una cosa seria, con il calcolo dei costi benefici, difficilmente può essere fatta da una associazione a delinquere di stampo mafioso.
    Gli arresti di questi giorni ne sono la prova lampante.

  5. ACC

    Professore, come al solito fornisce un contributo di qualità indiscutibile. Purtroppo la sua preparazione e apertura mentale non sono comuni fra i politici italiani. In aggiunta alla sua analisi e alla luce dei recenti sviluppi, c’è un altro punto che reputo possa avere grande rilevanza nel valutare il valore aggiunto ex ante, ovvero il rischio che i progetti possano essere ritardati o incorrere in cost overruns a causa di fenomeni di corruzione (per non parlare del danno di lungo termine legato alla limitata competizione fra gli attori): a parità di altre condizioni è probabile che, considerati i volumi coinvolti, un progetto di valore unitario pari 10 abbia una potenziale “torta” da spartire illecitamente decisamente superiore rispetto all’ammontare di 10 singoli progetti di valore 1, con i danni che ne conseguono in un Paese avvezzo a tali “usanze” come il nostro.

  6. LucaAsolo

    “L’Expo è una grande opportunità”. Lo dice Rete4,
    lo scrive il Mattinale

  7. Enrico

    Non ho dubbi che i politici fanno l’analisi costi-benefici:
    Costi agli altri, benefici a sé.

  8. Manshoon

    Scommetto una mano che dopo aver speso qualche miliardo per la Tav leggerò un altro articolo del genere.

  9. Asterix

    Professore concordo con le Sue riflessioni. Però ormai l’Expo è andato e non è possibile tornare indietro. Invece sarebbe possibile per altre Grandi Opere pubbliche in progetto in Italia che dal rapporto costi benefici si dimostrano palesemente errate. Non sarebbe possibile realizzare il Suo documento anche con riferimento al progetto Tav o sul modello di Difesa militare del prossimo millennio. Spesso la gente è bombardata di dati e non comprende più dove sono i fatti e dove sono le opinioni politiche. Un documento su queste grandi opere sarebbe utile agli italiani per farsi una idea.

  10. Confucius

    Citazione: “rafforzamento del dialogo interculturale e di responsabilità sociale nei confronti di paesi colpiti dal dramma della fame e della povertà. Milano deve essere uno snodo cruciale”. Milano uno snodo cruciale per affamati e poveracci lo è già: basta visitare la Stazione Centrale, dove bivaccano disperati da tutto il mondo in attesa di un passaggio verso un paese migliore. Fortunatamente, Monti ha chiuso il discorso sulle Olimpiadi, che avrebbero prodotto lo stesso tipo di ragionamento. Se ben ricordo, per i mondiali di calcio era prevista la costruzione di nuovi alberghi per ospitare la miriade di visitatori attesi. Gli alberghi sono stati effettivamente terminati in tempo per i mondiali di calcio, quelli degli Stati Uniti di quattro anni dopo! Come le piscine da realizzare a Roma per i Mondiali di nuoto (una delle quali è stata realizzata di 50 centimetri più lunga del dovuto e non è stata quindi omologata per le gare e la più costosa ed avveniristica della quali è stata abbandonata). Una volta incassata la tangente (che interessa alla politica) ed effettuata la movimentazione terra e la gettata di cemento (che interessa alla criminalità organizzata), del progetto non interessa più niente a nessuno.

  11. Flavio

    Ma allora come si spiega che moltissimi altri paesi al mondo organizzano Expo o eventi simili?

  12. MG

    Segnalo che, in contemporanea con gli scandali Expo, entra in vigore la legge 67/2014 (a firma Renzi) per la quale Il Sole 24 ore del 13 maggio titola: sospesi i reati economici e fiscali. La messa in prova (una specie di servizi sociali, stle Berlusconi a Cesano) estingue reati fino a 4 anni di reclusione tra cui: omessa dichiarazione, dichiarazione infedele, falso in bilancio, false comunicazioni sociali, corruzione tra privati, etc.

  13. palinuro

    Caro professore, giacché le reti televisive tutte – su cui si forma, purtroppo, l’opinione della maggior parte della cittadinanza – non sembrano aver colto il nocciolo della questione, ho segnalato alla conduttrice de “L’aria che tira” de La7 l’opportunità di dare voce anche alla qualificata accademia, in particolare al Suo lavoro, che presenta – tra l’altro – il vantaggio di essere conciso, to-the-point e comprensibile da tutti.

  14. Veramente la concorrente di milano era smirne, con tutto il rispetto per smirne.

    • DamiFu

      E le 6 linee metropolitane avvallate nell’ortoplanetario di Stefano Boeri? 30 anni per farne 3 e per Expo dovevano raddoppiarle? Ne faranno 1 e mezza forse di cui una era già in costruzione. E le vie d’acqua che dovevano ricollegare il circuito dei navigli? Con quali soldi?

    • Sì, come nel 2010 era Shanghai e non Pinerolo! Con tutto il rispetto per Pinerolo…

  15. Giovanni

    Inizialmente i visitatori previsti erano addirittura 29 milioni! Su quale base si formulino certe previsioni non è chiaro, sembra ottimismo interessato. Pensare poi che verranno 15 milioni di italiani, un cittadino su 4, compresi neonati e ottuagenari, mi sembra pia illusione. Presentare la candidatura è stato un grave errore, ma a questo punto abbiamo le mani legate e non possiamo che andare avanti se non vogliamo rischiare una figuraccia epocale. Speriamo che non ritirino fuori la candidatura per le olimpiadi, per le quali sembrava addirittura dovessero competere Roma, Milano e Venezia.

  16. DamiFu

    Non concordo con nulla di questo articolo. Le premesse/promesse dei politici erano avvallate dai dati di tecnici di Bocconi e Politecnico.

  17. Guest

    Forse il problema è proprio l’orgoglio. Lo sbandierato orgoglio italiano che si riduce in un trovare un modo per evitare di dover ammettere i propri errori (e l’assurda storia del nostro ex presidente del consiglio ne è un chiaro esempio).

  18. DamiFu

    Le responsabilità fanno crescere.

  19. Guest

    Spendiamo adesso, tanto nel lungo periodo siamo tutti morti.

  20. Ivan

    Non capisco e non condivido l’inserimento di attività quali “cancellazione dei graffiti dai muri di Milano” come alternative a quel che si sarebbe potuto fare in sostituzione dell’Expo. Che ciò porti per i cittadini un beneficio maggiore dell’esposizione universale è un’opinione esclusiva dell’autore. Innanzitutto, di quali “imbrattamenti” si parla? Di scritte pastrugnate o di disegni di artisti riconosciuti come tali anche in ambito internazionale? Milano è piena di entrambi.

    • Non so chi si potrebbe arrogare il diritto di fare questa distinzione. So solo che se anche un nuovo Leonardo volesse dipingere uan nuova Gioconda sul parabrezza della mia auto o sulla vetrina del mio negozio o sul portone di casa mia, gli sarei grato se mi chiedesse prima il permesso.

  21. Guest

    Un po’ fuori tema (ma non troppo). Buongiorno, fermo il mio sincero ringraziamento per il lavoro svolto dal Prof. Perotti già espresso infra, vorrei cortesemente sollecitare interventi de Lavoce info su quella ”parolaccia” chiamata R&D, transizione verso prodotti a maggiore contenuto tecnologico etc.paper di Paola Monti, Bankitalia, Settembre 2005 n. 559 – Caratteristiche e mutamenti della specializzazione delle esportazioni italiane (Product specialization of Italian exports: characteristics and changes)
    Mi scuso se abuso della Sua pazienza, e fuor di captatio. Cordiali saluti, con sincera riconoscenza

  22. Non vedo il senso di questa obiezione. Contrariamente a quanto si crede, in Bocconi non tutti la pensano allo stesso modo.

    • DamiFu

      Nessuno dice che tutti siano della stessa opinione. Qualcuno avrà ritenuto l’expo un’opportunità di crescita economica e qualcun altro uno sperpero di denaro. Ancora si sta a parlare del costo dei terreni quando non serve una laurea per sapere che erano dei Cabassi a Milanofiori e ciò era vero nel 2000, nel 2008 e ancora anche nel 2010. Ringraziamo per i progetti di housing sociale che forse saranno riutilizzati. L’europa investe un miliardo in Expo e 147 paesi ci accordano fiducia.

  23. Enrico

    Secondo me c’è una domanda ancora più di fondo da fare: che senso ha parlare di cibo, nutrizione e simili in un mega congresso- fiera, quando questi argomenti sono continuamente trattati, come è giusto, in articoli divulgativi, riviste specializzate e generali, libri di testo, tesi di laurea e in molti altri modi. Dalla totale inutilità di fare questo in un EXPO discende tutto il resto, dalla retorica alle tangenti. Consoliamoci con una riflessione: se avesse vinto Smirne, sarebbe scoppiata una tragedia politico-isterica. Viva l’EXPO!

  24. NS3

    Mi scusi ma non comprendo (limite mio) come si faccia a paragonare interventi come la rimozione di graffiti (di cui comunque Milano non è la peggior città europea) con interventi di lungo respiro come le infrastrutture connesse al expo e al servizio della città come nuove linee di metropolita e strade. Mentre i primi esauriscono subito la loro utilità le seconde hanno effetti benefici che non sono puramente economici, ma hanno diversi risparmi vivi, come una minore congestione del traffico,minori costi esterni per minor uso dell’auto, risparmio di tempo, nonché i costi di salute pubblica minori che si genera con emissioni più basse di particelle inquinanti.
    Il paragone con le piscine lo trovo ancora più azzardato, creerebbe un beneficio solo per i gestori e chi le frequenta (e gli altri?).
    Un altro punto che non mi trova d’accordo sono i dati su Torino post-Olimpica, è vero che i dati da lei riportati sulle presenze straniere sono quelli, ma il flusso di turisti italiani è aumentato ed è vero che nell’economia globale il saldo è nullo, ma in quella torinese e Piemontese ha permesso un saldo positivo mitigando parte degli effetti negativi della crisi del settore automotive che invece avrebbe generato costi sociali ed economici a tutti tramite maggiori interventi di sussidio statale.
    Infatti il saldo di turisti (italiani e non) dal 1999 al 2011 a Torino ha visto un aumento del +115 di presenze e una variazione percentuale del +132% , la quota maggiore in tutta italia (fonte istat)

  25. DamiFu

    Boeri che ha rapporti con il meglio della progettazione internazionale potrebbe richiedere a Koolhaas, Nouvel e altri di proporre un progetto
    per riutilizzare la smart grid realizzata da Enel per costruire un nuovo quartiere tecnologico dopo expo (come fatto con il Ciam) ? Rifkin parlava di 5
    pilastri della terza rivoluzione industriale, magari qualcosa legato all’insegnamento e alla ricerca (qualcosa un po’ meglio si Santa Giulia).
    Ovvio che ci sarà un problema di dove recuperare le risorse però se non ho capito male il nostro è uno dei paesi europei che utilizza nel modo peggiore i fondi strutturali, forse l’occasione per poter cambiare
    l’approccio. http://www.key4biz.it/Smart_City/2014/01/Smart_City_Cina_NEC_Chongqing_Cloud_Mercato_Business_ICT_Data_Center_222119.html smart city per 35.000.000 di abitanti, molto più complesso che per 1.500.000.

  26. Cellaio

    Grazie per il suo articolo. Io credo che, di fondo, oltre alla disamina scientifica delle analisi che hanno avallato l’opportunità di fare l’Expo bisognerebbe seriamente interrogarsi sull’enorme conflitto di interessi che intercorreva, e intercorre, tra gli analisti, la politica, e le aziende anche partecipate. Ma forse è questo che voleva dire?

  27. Articolo che sottoscriverei in ogni punto, tranne che per i graffiti, perché la sua analisi non si fonda su dati statistici affidabili, ma su semplici opinioni (sue parole). Inoltre, non tiene in considerazione il fatto che Milano è una delle città che ha speso di più a livello nazionale e internazionale negli ultimi anni per ripulire i muri (oltre 50 milioni di euro, secondo le stime della giunta Moratti) e che, ad oggi, la vandal squad milanese è composta da circa 20 persone: un’enormità. Insomma, ben venga un cambio di metodologia in materia di graffiti, visto che le politiche a cui fa riferimento sono tra le più fallimentari a livello internazionale degli ultimi vent’anni.

    • rob

      i graffiti non si tolgono con l’ idropulitrice, ma si tolgono con la cultura e l’educazione civica ( che la ventata nefasta del ’68 ha tolta dalle scuole). La politica è quella fatta da persone silenziose abituate a poche parole e a progetti lungimiranti e non da ciarlatani urlanti. Sgarbi sostenne che implattare i muri era un’ opera d’arte e lo disse come al solito urlando, consapevole che soltanto così lo avrebbero sentito determinate persone

      • Pienamente d’accordo, se non fosse che oggi chi urla e sbraita sono proprio i sostenitori di una politica vecchia in tema di graffiti, che fa spendere milioni di euro e che non risolve i problemi. E lasciamo pure Sgarbi fuori dal discorso, a meno che non si dimostri a che serve perdere tempo appresso alle sue tesi in materia.

  28. Roberto Silvotti

    Professor Perotti, grazie per il suo articolo sull’Expo. Stanziamenti per i “Grandi Eventi” sono produttivi nella misura in cui l’appiglio emotivo dell’evento coalizza il consenso necessario alla realizzazione di interventi strutturali già altrimenti identificati, programmati e valutati come utili. Lei ha finalmente portato l’attenzione su un errore
    metodologico che è pervasivo, e viene fatto ogni volta che si propongono “stimoli” quando in realtà si tratta di distribuzioni di commesse: limitarsi al calcolo di un effetto positivo sul PIL è scorretto; è il compitino di chi applica in modo tautologico l’algoritmo appena imparato a scuola; viene spesso usato per fuorviare e spacciato come “scientifico” in quanto espresso in numeri. Promosso per interesse, viene accettato, se lo è, per ignoranza. A questa stregua, perchè non ordinare la fabbricazione e l’acquisto di qualche migliaio di addizionali auto blu (di un modello speciale, meglio se costosissimo), l’assunzione di un ugual numero di nuovi autisti e la produzione di adeguate livree disegnate da stilisti, ad uso dei dirigenti dell’amministrazione lombarda, visto che un approccio e un calcolo analoghi darebbero pure un effetto positivo al PIL? Questo tipo di “calcolo” è lo strumento usato sistematicamente per promuovere il consumo del territorio, l’unica vera e distintiva risorsa italiana..

  29. piertoussaint

    Lo sospettavo che i dati dell’occupazione indotta da EXPO erano pompati all’inverosimile.
    Certo, ormai il treno EXPO è partito, e bisogna che arrivi in stazione, per evitare il peggio.

    Comunque, rientra tutto scientificamente nel modello di sviluppo keynesiano, che è bi-partizan. I politici che fanno queste scelte sono l’espressione di un sistema economico che campa a spese del debito pubblico. E’ per questo che l’Italia è in bancarotta. E’ il modello di sviluppo ad essere sbagliato, e, per dirla tutta, ancora a monte il nocciolo del problema sta nel limite della democrazia rappresentativa. La quale, senza sussidiarietà, vira in oligarchia.
    Almeno riuscissimo ad evitare gli analoghi disastri prossimi venturi della TAV Torino-Lione, la ferrovia più inutile del mondo, e del sottoattraversamento TAV di Firenze!ma sarà dura, non facciamoci illusioni. Troppo grande la strapotenza di quel sistema perverso.

    Su EXPO, chiudo con un dettaglio che è rimasto correntemente silenziato. EXPO doveva rilanciare l’agricoltura, però le sue impattanti “opere collaterali”, le nuove autostrade lombarde, sembra che l’agricoltura vera l’abbiano, invece, sacrificata. E’ simbolico, no?
    E poi i “project-financing” fantasma… ce n’è a iosa, anche senza andare a vedere le tangenti e le mazzette.

    Grazie a Perotti.

  30. giulioPolemico

    Articolo notevolissimo, soprattutto per quanto riguarda l’analisi dei moventi che spingono i politici ad imbarcare la fragile Italia in queste avventure, quasi sempre dagli esiti disastrosi.

  31. rob

    Carige: c’è un Italia ingenua, attiva e credulona messa all’angolo!

  32. carlofelix

    Dopo i fatti di ieri a Milano mi sento in dovere di essere pro-expo per quanto la scelta possa essere poco fondata scientificamente. Comunque pare che siamo a 11 milioni di biglietti già venduti: la stima di 20 a fine Expo sembra conservativa a questo punto. Quindi c’è spazio per essere ottimisti.

  33. Giovanni Manzoni

    11 milioni non è la cifra dei biglietti venduti, ma la cifra consegnata da vendere ai soggetti che li stanno vendendo, un po’ diverso…

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