logo


  1. Pingback: Dicono che... | Martelblog

  2. gianluca fratoni Rispondi
    Premetto che sono dipendente di una Provincia e come tale certamente giudicato non obiettivo. Ritengo, personalmente, che la strada migliore sarebbe stata quella di inserire il tema del superamento delle province nell'ambito della riforma generale del Titolo V. Invece ora abbiamo un provvedimento piuttosto pasticciato e per molti aspetti di difficile attuazione, destinato ad essere superato nel giro di un anno se andrà in porto l'abolizione delle Province per via costituzionale. Ha senso mettere in moto un processo che fra alcuni mesi dovrò comunque essere rivisto alla luce della definitiva abolizione di questi Enti ? Potremmo anche correre il rischio che la soluzione provvisoria (legge Delrio) diventi definitiva in un quadro di riforme istituzionali dei livelli di governance locale non compiuto (e i rischi sono molti). Leggo poi che il Governo nel ddl licenziato ieri dal CdM ha inserito la organizzazione degli "enti di area vasta" fra le funzioni fondamentali dello Stato, quindi riconoscendo che c'è bisogno, e va regolato, un livello intermedio fra Regione e Comuni. Insomma, mi sembra che le idee chiare siano poche e che la legge Delrio sia solo un "contentino" dato in pasto alla pubblica opinione per far vedere che qualcosa si è fatto. Staremo a vedere.
  3. rob Rispondi
    a differenza di prima le cose che non si possono più fare per una logica di buonsenso non si faranno. Volevamo un aeroporto in ogni provincia ne avremo 10 in tutta Italia (seppure). In Italia fregiarsi del titolo città-metropolitana potrebbero essere solo 6 realtà le conosciamo, ma a qualcuno è venuto in mente perfino di unire (con il pensiero) Padova-Treviso -Venezia pur di non rimanere con le mani in mano ( e senza carega aggiungo). Delrio e company poi sono particolarmente specializzati in "spezzettamento o spezzatino" memori del grande progetto che fecero negli anni '70 (le Regioni) una o forze l'unica causa del declino di questo Paese
  4. gioele Rispondi
    La legge che definirei Delirio è sostanzialmente una frittata rigirata! I politici non vogliono mollare le poltrone e si inventano nuovi nomi per le solite mangiatoie! Ovvio che ammantano di gratuità le nuove mansioni, tanto si rifarebbero alla grande coi proventi della corruzione e gli immancabili "rimborsi spese" per nuove mansioni inutili come le inutili Provincie attuali.
  5. Luigi Oliveri Rispondi
    Il ddl Delrio è tutto da riscrivere. Nè abolisce le province, nè disciplina in modo utile e compiuto le città metropolitane. Vi è una visione troppo "sindaco-centrica", del resto emergente in modo evidentissimo dalla relazione di accompagnamento. La riforma, nel suo complesso, tende solo a dare maggior potere ai sindaci, eliminando un ente intermedio, commettendo l'errore clamoroso di considerare funzioni sovracomunali, alla stregua di funzioni intercomunali. Le città metropolitane risentono di questa impostazione erronea e sono considerate come propaggine del sindaco del capoluogo, per dare a questo la forza di incidere sulle scelte degli altri comuni, trattati alla stregua di vassalli, col rischio di creare la periferia delle periferie delle città.
  6. Massimo Matteoli Rispondi
    Non sono molto d'accordo. In un momento di sbornia ideologica come l'attuale che sta smantellando ogni possibile strumento di politica locale sovracomunale, le città metropolitane sono gli unici organismi che si occuperanno con una qualche certezza dei problemi delle aree vaste. Nelle altre parti d'Italia non sappiamo ancora cosa succederà, perché la Del Rio non dice in pratica nulla e la cosa ancora più grave è che ciò avviene nel sostanziale disinteresse dell'opinione pubblica, evidentemente saziata dalla caduta delle odiate Province. Ricordo che si parla di questioni essenziali per la nostra vita, cito per tutti i piani per i rifiuti e la programmazione delle scuole superiori, che se gestite peggio di ora (è possibile, non dubitatene) produrranno ancora maggiori problemi e costi per tutti. Mi sembrerebbe, perciò, prioritario che la riflessione critica si accentri sulla mancanza di ambiti territoriali obbligatori per la gestione dei servizi comunali e sulla necessità, altrettanto se non più importante, che le autonomie locali siano finanziate in modo autonomo e non con i trasferimenti dal centro. Siano i cittadini-contribuenti a giudicare come vengono spese le loro tasse, sono sicuro che ne guadagneremo in risparmi ed efficienza.
  7. Francesco Crispino Rispondi
    Mi pare utile aggiungere alcune osservazioni. La prima a proposito della opportunità di smembramento della città capoluogo già contenuta nella legge 142 del 1990, e che oggi mi appare ancor più indispensabile, se vogliamo effettivamente perseguire un percorso di efficienza amministrativa, che non sia la mera riproduzione di liturgie già manifestatesi proprio a seguito della emanazione della legge del 1990, che non diede luogo ad esiti pratici, malgrado lo sviluppo di un ampio dibattito scientifico e culturale. La disarticolazione della città capoluogo è indispensabile, così come è indispensabile l'aggregazione dei comuni dell'area metropolitana, ciò non per dare luogo ad astratte ed astruse architetture istituzionali, ma piuttosto per coniugare adeguatamente alla scala metropolitana la corrispondenza tra materie e funzioni da attribuire ai diversi livelli di governo. Diversamente si riprodurrebbe solo un cambio di denominazione, così come lo è stato nel caso delle Province Metropolitane, che perderebbero il sostantivo di provincia, insieme qualche ulteriore potere reale. Occorre, invece, dare luogo ad una nuova istituzione: "la Città Metropolitana" con un proprio sindaco, che abbia competenza sulla gestione del territorio, sulla pianificazione e sulla programmazione. Ad essa, proprio per la complessità territoriale, dovrebbero essere integrate nuove municipalità (frutto del processo di disarticolazione e aggregazione) con specifica ed esclusiva competenza sulla manutenzione urbana, sulla erogazione dei servizi pubblici ai cittadini ed agli utenti, inverando i principi di sussidiarietà enunciati dalla Costituzione. E' del tutto evidente che tale ridisegno della città metropolitana non può prescindere dal ridisegno ed accorpamento degli altri comuni in grado di superare l'attuale polverizzazione amministrativa. La seconda osservazione riguarda poi i tempi e, quindi, il metodo. Pensare che a tali riforme si possa pervenire con lo stimolo ad un'autoaggregazione dal basso, in Italia, appare una pia illusione! Più pragmaticamente bisogna mettere mano alla riscrittura del DPR 616 recante l'attribuzione di funzioni amministrative a comuni e provincie a seguito della costituzione delle regioni, e definire i criteri ed i tempi attraverso i quali le regioni dovranno provvedere alla riorganizzazione territoriale degli enti locali, ovvero dei comuni, ritenendo ormai dato acquisito lo scioglimento delle province.
  8. roc Rispondi
    Del tutto condivisibili le osservazioni del professor Camagni in merito alle città metropolitane per come previste nel disegno di legge Delrio. A sottolineare ancor più la "debolezza" del percorso di riforma istituzionale in corso, segnalo che in Sicilia il disegno di legge del governo Crocetta in discussione all'Assemblea regionale prevede l'istituzione di ben tre città metropolitane, Palermo, Catania e Messina, il cui territorio ( e la cui popolazione) coinciderebbe però, almeno in una prima fase e salve successive eventuali volontarie adesioni di comuni contigui, con quello dei preesistenti comuni. Anche in questo caso ritengo superfluo ogni commento.
  9. Confucius Rispondi
    Alla fine si aboliranno le province e si istituiranno le "prevince", come a suo tempo si era abolito il Ministero dell'Agricoltura a seguito di un referendum per sostituirlo in giornata (cambiando le targhe fuori dalle sedi e mantenendo inalterate tutte le strutture organizzative) con il Ministero delle Politiche Agricole. Che tutto cambi perché nulla cambi! Il gattopardo è ancora vivo e vegeto.