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  1. Antonella Rubicco Rispondi
    Ottime tutte le argomentazioni, ma forse occorre definire bene che cosa si intende con il termine start-up. Un’azienda che ha già un prodotto pronto per la commercializzazione, in cui i fondatori hanno già sostenuto i costi di sviluppo, prototipazione, industrializzazione non è una start-up. Dall'idea al prodotto passano almeno 2 anni, durante i quali si fa ricerca e sviluppo per arrivare a qualcosa da mettere sul mercato, queste fasi vanno finanziate ed è questo il primo vero scoglio di una start-up, quella vera che parte da un'idea ad arriva sul mercato con un prodotto. La prima difficoltà è trovare fondi per l'R&D senza farsi sciacallare la company da finanziatori ( parlare di vc in Italia è ancora troppo presto, non c’è la cultura) e senza che i fondatori si demotivino. E' ora di iniziare a capire ed a definire che cosa si intende quando si parla di start-up, senza decreti che definiscono un qualcosa che non esiste, occorre iniziare a conoscere quale è la vita di una start-up, quali sono le necessità e le fasi che compongono il percorso che partono da un'idea ad arrivano ad un prodotto finito. Tutte le soluzioni descritte nell’articolo per superare i colli di bottiglia (delle aziende) funzionano sulla carta e sarebbero applicabili in un sistema perfetto, ideale non corrotto e sarebbero applicabili anche alle start-up, ma nel mondo reale restano purtroppo solo teorie. Occorrerebbe cambiare mentalità e visione, senza decreti, ma in concreto, Bisognerebbe rispettare l’idea e chi l’ha avuta ed iniziare a considerare loro il vero valore da tutelare e far crescere, e non solo i soldi investiti, se non si fa questo non si riuscirà mai ad avere start-up di successo e non si riuscirà mai a dare una reale spinta in avanti all’economia.
  2. GianpieroRiva Rispondi
    Aggiungo un altro elemento. Per mia esperienza ho scoperto che i ventures inorridiscono quando gli dici che i soldi ti servono per la promozione. Prendete il mio caso: con un amico designer orafo ci siamo inventati JewelGram, gioielli decorati e customizzati con le foto prese da Instagram realizzati a Venezia e distribuiti in tutto il mondo. E la nuova tendenza dalla Silicon Valley non è quella dei makers, degli artigiani che dal digitale creano cose reali? Eccoci! Ci siamo finanziati da soli per realizzare il prodotto che piace, abbiamo iniziato a vendere online in tutto il mondo. Ora però servono capitali per spingere sull'acceleratore e muovere una massa critica importante. Ma sono certo che non troverò i investitori interessati a finanziarci per la mera promozione. E lo so per esperienze passate con altre startup. Ma il fashion (anche se in questo caso hi-tech) cos'è se non promozione?
  3. Simone Rispondi
    Il vero motivo per cui molte startup innovative non producono fatturato è che i loro prodotti, per quanto innovativi, non hanno alcun valore per il mercato. Consiglio vivamente di partecipare ad uno a caso dei concorsi di idee che si tengono in Italia per rendersi conto della povertá di tali idee dal punto vista della attrattività per il mercato.
  4. EzioP1 Rispondi
    Nel panorama delle start-up distinguerei tre tipi (anche se poi l'assoluta distinzione tra le tre nella realtà si sbiadisce poiché ogni start-up ha un po' un tipo prevalente e anche gli altri due in secondo piano): c'è il “me too” (ci sono anch'io con lo stesso prodotto, nello stesso mercato ma con iniziative differenziate dagli altri), c'è lo “small fish” (il pesciolino che si affianca al pesce di lui ben più grande e prende i bocconi cui il gigante non bada, anzi gli è di utile apporto) e da ultimo la “breaking idea”, la novità cui nessuno ha ancora realizzato. I tre tipi hanno ovviamente dei piani di business ben diversi per strategia, marketing, investimenti e tempi di realizzazione. Mi pare che l'articolo indirizzi soltanto l'ultimo dei tre tipi. E gli altri due?
    • giorgio67 Rispondi
      Corretto! Come non condividere? In Italia molti si occupano (e parlano) di start up, ma pochi le fanno. Chissà come mai? Il "me too", per estensione è anche la "pizzeria": molta enfasi come sempre su innovazione e brevetti, quando non sono aspetti rilevanti, o per lo meno non gli unici e tutti a parlare di incentivi e sgravi, quando i veri problemi sono probabilmente ben altri. In un momento economico come questo è ovvio che il tema delle risorse finanziarie è di assoluto rilievo. Tuttavia, anche in momenti migliori, quando sicuramente le risorse finanziarie c'erano, esistevano e continuano ad esistere anche gli altri ostacoli che sono prevalentemente di natura burocratico-amministrativo-regolamentare (che ovviamente affliggono anche le aziende consolidate) e il tema fondamentale della gestione dell'insuccesso. Mettiamo mano all'Italia e anche le start up avranno vita facile!