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  1. Francesco Aiello Rispondi
    Credo anch'io che le aggregazioni spaziali dei nano comuni possano essere un driver per una migliore governance del territorio. Lo ribadiamo più volte sul sito di OpenCalabria.com : lì una cosa di cui si discuteva era la dicotomia geografica delle fusioni già finanziate. Solo una a Sud.... Ci sarà un motivo, oltre i conti?
  2. a.f. Rispondi
    L'articolo è molto interessante, pero` calcola solo i costi e le loro differenze a regime e non cerca di quantificare anche il costo e i disagi, mancata efficienza ed efficacia, della transizione.
  3. Massimo Matteoli Rispondi
    Articolo estremamente interessante che dovrebbe essere la norma del dibattito sui sistemi locali di governo. Purtroppo invece di ragionare sul modo migliore ci siamo fossilizzati (anche noi cittadini) sull'abolizione delle province, senza nessuna riflessione (e, cosa più grave, nessuna norma di legge) sulla gestione dei servizi di area vasta. L'aggregazione dei Comuni su dimensioni ottimali non è solo la strada migliore, ma a questo punto l'unica possibilità per evitare un neocentralismo dello Stato o delle Regioni che sarebbe ben più grave della peggiore Provincia.
  4. rob Rispondi
    è più corretto accorpare i piccoli Comuni o in ordine di tempo e di priorita eliminare 21 istituti IRPET?
  5. Luigi Oliveri Rispondi
    Si commette l'errore, per l'ennesima volta, di ritenere che l'accorpamento dei comuni, sulla cui opportunità e modalità è giusto discutere, possa favorire l'eliminazione delle province. È una prospettiva sbagliata, perché confonde l'economia di scala dovuta alla fusione di funzioni intercomunali, con lo svolgimento di funzioni sovracomunali. Accorpamenti di comuni non sono idonei e utili per funzioni che comunque non sono da chiudere tra le mura comunali.
  6. alias Rispondi
    Ottimo articolo. sottoscrivo pienamente. l'opzione di accorpamento (in base alle zone socio sanitarie) potrebbe mettere in luce i diversi andamenti demografici, e le eventuali correlazioni tra spesa sanitaria e spesa amministrativa? ad es. in un ambito a bassa/media/forte crescita di popolazione, naturale o per saldo migratorio, come varia la spesa sociale, rispetto alla media? e come varierebbe, in ipotesi di accorpamento dei comuni, quella amministrativa?
  7. Simone Rispondi
    Sono anni che lo dico, anche io avevo fatto calcoli simili, tuttavia a mio avviso c'è anche un'altra variabile molto importante da considerare, il "Tasso di corruzione", ovvero la facilità con cui gli amministratori dei piccoli comuni sono corruttibili: più un comune è piccolo più le cifre di corruzione sono modeste, dunque accessibili a tutti. Gli amministratori ed i tecnici di un comune da 1.000 abitanti ad esempio con 1.000-2.000 euro sono corruttibili, per cui vi si ricorre con facilità e per tutto. Gli amministratori di comuni da un milione di abitanti hanno tariffe ben più alte, che possono arrivare anche oltre il milione di euro, per cui in proporzione ricevono meno tangenti dei comuni piccoli.
  8. Enrico Rispondi
    Concordo con l'articolo e purtroppo sono in disaccordo con i primi tre commenti: l'articolo pone la questione dei costi amministrativi e degli enti che fanno capo ai comuni, non quello del senso di appartenenza. Bisogna distinguere il Comune come organo amministrativo dal paese (non è che se il mio paese è gestito amministrativamente con un altro, mi sento meno paesano).
  9. Giò Rispondi
    Il vero costo amministrativo è rappresentato dalle Regioni e non dai piccoli comuni. Dimezzare gli stipendi ed il numero dei consiglieri regionali darebbe immediatamente un grande beneficio economico. Il campanilismo è un fenomeno, non un problema da risolvere a tutti costi. Stimolare la cooperazione tra i piccoli paesi sul territorio potrebbe dare molti benefici senza necessariamente eliminarli per costruire agglomerati senza radici. È l'appartenenza che consolida un vivere civile. Fate una ricerca nei piccoli comuni sull'accoglienza agli extracomunitari e vedrete che fenomeni di razzismo o intolleranza sono pressoché assenti.
  10. Nino Rispondi
    Quanta ignoranza culturale, storica e valoriale c'è in molti professionisti. Sembra quasi che le loro elaborazioni siano solo in funzione dell'obiettivo che qualcuno finanzia per interesse. Accettare che tutto debba muoversi all'insegna del risparmio e dei tagli è francamente deleterio. C'è sempre qualcuno che lavora per accantonare la memoria e la storia.
  11. Emilio Rispondi
    Difficile se non impossibile smantellare l'Italia dei Comuni. Il campanilismo è favorito dalla natura del territorio ed è un retaggio storico. Nessuno può unire mentalità e culture differenti anche se poco distanti. Senesi, aretini e livornesi si mettono ancora oggi le dita negli occhi. Siamo nati e cresciuti così.