logo


  1. Carlo Turco Rispondi
    Mi sembra palesemente assurdo che, nel momento i cui si decidono tagli alle detrazioni, non si colga l'occasione per un qualche riordino delle stesse: mettere sullo stesso piano, con identica aliquota, spese di necessità non derogabili, come le spese sanitarie, i mutui per chi, a quanto pare, appare in grado di effettuare un investimento, la sottoscrizione di polizze assicurative, le attività sportive extrascolastiche, le erogazioni liberali, la remunerazione di intermediari immobiliari, non ha alcuna ratio. Spesso si tratta di detrazioni introdotte per beneficiare i destinatari delle spese piuttosto che per alleviare l'onere di chi le affronta, per necessità o per libera scelta.
  2. Alessandro Guaiana Rispondi
    Aggiungo un ulteriore elemento alla discussione. Il riordino delle detrazioni Irpef al 19% dovrebbe interessare tutte le detrazioni indicate nell'art.15, Tuir. Tuttavia, nel caso in cui entro il prossimo 31 gennaio non venga adottato alcun provvedimento (avvenimento molto probabile) le detrazioni colpite dal taglio lineare saranno esclusivamente quelle indicate dall'art.15, comma 1 Tuir così come previsto dal comma 576 della Legge di Stabilità 2014. La confusione in materia aumenterebbe, dunque, ulteriormente. A puro titolo di esempio, sarebbe esclusa dal taglio lineare la detrazione riguardante gli interessi per mutui ipotecari per la costruzione dell'abitazione principale (art.15, comma 1-ter), mentre quella riguardante gli interessi passivi per mutui ipotecari per l'acquisto dell'abitazione subirebbe la decuratazione di un punto percentuale nel 2013 e di un ulteriore punto nel 2014.
  3. Stefano Rispondi
    Il taglio delle detrazioni fiscali ha effetti regressivi come ampiamente dimostrato dalla Relazione della Corte dei Conti di maggio 2013 (Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, pag. 50). Anche l'Istat ha ampiamente dimostrato nel rapporto sulle diseguaglianze sociali crescenti in Italia che le detrazioni Irpef contribuiscono in modo importante alla progressività con effetti redistributivi. Purtroppo secondo il pensiero unico per rispondere al totem dell'austerity e del rispetto dei vincoli di bilancio euro dobbiamo sacrificare quel poco che rimane della progressività Irpef e di misure di sostegno ai redditi più bassi. Non so se qualcuno si sta rendendo conto che sono ormai 5 anni che siamo in recessione seguendo tali politiche quando gli Usa sono usciti dalla crisi prima e meglio di noi. La domanda interna è sotto zero, la disoccupazione giovanile al 40%. Sarebbe ora che lavoce, unico sito economico indipendente, iniziasse a ragionare seriamente sulla compatibilità di tali politiche euro con il mantenimento di un sistema economico in Italia, prima di avere un Paese di "zombie disoccupati".