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  1. LEOPARDO GIACOMI Rispondi
    Mi imbatto per caso in questo articolo, complimenti per chiarezza e completezza, una domanda secca: a che punto è ora (Marzo 2014) la riforma in Parlamento della “Bossi-Fini” ? Ero rimasto ad una prima approvazione fatta mi pare alla Camera, ora – dopo la nascita del governo Renzi – a che punto siamo? E con quali prospettive? Grazie.
  2. carlo matteo crotti Rispondi
    Non credo che la frequenza ad un ciclo scolastico possa essere un parametro necessario e sufficiente per concepire l'integrazione di una persona. Se così fosse, non si spiegherebbero le migliaia di giovani, nati in Francia o Belgio, che ora sono in Siria a combattere con i gruppi integralisti. I Servizi segreti di quei Paesi parlano di cifre intorno a 2000 uomini. Molti di loro alla fine torneranno, avendo in tasca un passaporto europeo. Cosa dobbiamo aspettarci ? A mio avviso, se davvero un immigrato decide che il suo mondo e la sua vita debba svolgersi in Italia o in Europa, ha un modo molto semplice per dimostrarlo: gli basta rinunciare alla nazionalità del Paese d'origine. Lo stesso principio dovrebbe valere per chi fosse nato nella Penisola. Non vorrei che capitasse come succede in Olanda (notizia presa da Economist) dove il numero di persone con almeno 2 passaporti è arrivata al 10% della popolazione, mettendo in imbarazzo gli autoctoni che si trovano svantaggiati in termini di diritti e doveri.
  3. Piero Rispondi
    Ius soli o ius sanguinis: in primis siamo in Europa e penso che l'Italia si faccia portavoce di una direttiva o anzi meglio di un regolamento sulla cittadinanza per i singoli stati. E' naturale che se divento cittadino spagnolo posso successivamente avere i diritti in Italia, quindi la normativa va gestita a livello europeo. Se vediamo le regole europee, non vi sono tanti discorsi da fare: per avere la cittadinanza occorre la regolarità del permesso del cittadino straniero, in certi casi a tempo indeterminato, quindi è da respingere ogni ius culturae. Con tale malsana idea si avranno scuole per gli immigrati finalizzate alla cittadinanza, non sarà mai una vera integrazione. Prendiamo esempio dalle regole degli altri stati europei.
  4. AM Rispondi
    E' giusto pensare ad uno ius soli temperato. Aggiungerei che la cittadinanza sino al conseguimento della maggiore età non debba essere definitiva e debba invece essere revocabile o prevedere la possibile rinuncia da parte dell'interessato. Cause di revoca potrebbero essere: comportamento criminale, rientro definitivo nel paese di origine della famiglia, insediamento definitivo in un paese terzo, etc.
  5. Alberto Chilosi Rispondi
    "Il fatto, paventato da alcuni ambienti ministeriali, che dall’acquisto della cittadinanza da parte del minore deriverebbe l’inespellibilità del genitore". Per evitare questo basterebbe che l' auspicabile concessione della cittadinanza per ius culturae avvenisse al raggiungimento della maggiore età.
  6. mikid Rispondi
    L'articolo, molto preciso, si dimentica completamente del problema fondamentale; in Italia abbiamo gia milioni di disoccupati Italiani e anche stranieri residenti da lungo tempo. A mio avviso non possiamo accogliere più nessun ulteriore straniero a prescindere dal titolo. L'Italia non è, e non possiamo permetterci di essere, un ente di assistenza mondiale, accogliere altri immigrati significa mantenerli a vita, fino alla pensione e oltre. Bisognerebbe, inoltre, prendere le impronte digitali a tutti gli stranieri che entrano nel territorio nazionale (come si fa negli USA) questo per impedire il giochino di entrare regolarmente per turismo o studio e poi gettare i documenti per non essere riconosciuti e realmente rimpatriati.