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  1. Marco Fiorini Rispondi
    Che forzatura estrema! Nel 99,9% dei casi l'aereo viene preso in quanto unica alternativa (lascio lo 0,1% per i casi dove ci sarebbe l'alta velocità/TGV). Il parallelo è sbagliato: non sono i passeggeri che "pagando non hanno remore morali" ma le compagnie che "usando i soldi dei passeggeri si sentono green". Sono dunque le compagnie aeree che devono essere incentivate ad inquinare meno.
  2. Fritnas Rispondi
    2.5 tonnellate di CO2 a passeggero su un volo intercontinentale è impossibile. Vorrebbe dire più di 1000 litri di cherosene a passeggero. O l'aereo vola vuoto per più di metà (non corrisponde al load factor medio sulle tratte intercontinentali), oppure non ha un serbatoio abbastanza grande per tutto quel carburante
  3. diossina Rispondi
    non mi sono chiare due cose: 1)Questa somma per compensare l'inquinamento è da versare volontariamente, o è in tutti i casi inclusa nel prezzo del biglietto? 2)Nel secondo caso, il biglietto compreso di questa "compensazione" costerebbe di più o di meno rispetto a un biglietto normale? Secondo me, se costasse molto di più, i viaggiatori sarebbero scoraggiati ad usare l'aereo, dunque cambierebbero i loro comportamenti.
  4. Tino Rispondi
    Molto giusto il punto generale, ma mi pare che l'applicazione ai biglietti aerei per i passeggeri sia estremamente forzata: difficilmente ci sono alternative sostenibili al viaggio in aereo e, quando ci sono, difficilmente dipendono dal comportamento del singolo utente. Non credo che stia a me scavare il tunnel della manica (per dire) o introdurre un treno diretto Milano-Lubiana. Nelle more di una migliore pianificazione del trasporto, e nell'impossibilità di andare a Londra in canoa o a Lubiana in bici, mi accontento di pagare i pochi euro che le compagnie aeree mi chiedono, sperando che siano investiti in progetti efficaci.