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  1. Giorgio Pastore Rispondi
    Pochi commenti in ordine sparso: Perche' non riportare anche il sottotitolo del convegno (Cosa distruggere, come ricostruire ?) che la dice lunga sui preconcetti di chi l' ha organizzato ? E' interessante vedere come il problema principale sembri essere quello della qualita' (o forse sarebbe meglio dire la quantita') della ricerca universitaria, senza porsi il minimo problema sulla qualita' della ricerca industriale e sulla capacita' del sistema produttivo di sfruttare l' innovazione. Come mai? Gli "inattivi". E' la versione politically correct dei fannulloni di brunettiana memoria. Chissa' perche' mai in altri paesi si tollera che alcuni docenti universitari possano avere una bassa o bassissima produzione di ricerca a fronte di un impegno considerevole sull' insegnamentio, in particolare sui cosiddetti "corsi di servizio", in cui il valore aggiunto della ricerca e' praticamente nullo. In ogni caso, il numero degli "inattivi" italiani, inclusi quelli della Bocconi, non sembra fuori norma.
  2. maria maione Rispondi
    Mi chiedo come mai non vengono considerati i ricercatori con contratto a progetto in centri privati dove hanno svolto per anni ricerca in campo scientifico, senza appoggi politici e si sono trovati a casa per mancanza di fondi, venuto meno l'appoggio di influenti politici, perchè indagati, senza alcun sostegno neanche di sussidi di disoccupazione. Sono un nulla per lo stato. Si scopre, in seguito, che i fondi vengono riassegnati per vie traverse, e i quarantenni ricercatori non hanno però alcuna possibilità di riciclarsi neanche all'estero, dopo sacrifici e aver dovuto tollerare ingiustizie di ogni tipo. Mi premeva rendere noto ciò che è di pubblico dominio, come si può riporre fiducia in uno stato ed in governi che non garantiscono alcun diritto ai deboli e favorisce sempre e solo i disonesti e i furfanti venditori di frottole.
  3. Enrico Rispondi
    E' vero quello che dice Boeri <>, ma è anche vero che nell'intervento del ministro emerge chiaramente che non c'è alcuna intenzione di incidere significativamente. Tempi biblici in cui si assume che fare uan riforma in 2 anni o in 20 abbia gli stessi effetti; questo deriva dal concepire il sistema, anche della ricerca, come statico, per cui si fa un riforma e non lo si tocca più o il meno possibile. Purtroppo il mondo evolve.....
  4. Mirko Rispondi
    Avvilente. Le solite risposte evasive. Ma la mia domanda e' anche questa: esiste in Italia un tessuto produttivo, un sistema, in grado di sfruttare i prodotti della Ricerca? I soldi investiti in Ricerca che ritorno hanno in realta'? Onestamente, io non lo so.
  5. Marcello Rispondi
    Alla fine il Ministro non dice nulla di nuovo. I soldi non ci sono, i tagli sono necessari e sottointeso "E' l'Europa che ce lo chiede". Vero però che, da quanto risulta dalla stampa, l'istituto del quale era rettore il Ministro ha avuto un numero di punti organico stratosferico, secondo molti non collegato con le, seppur alte, qualità dello stesso. Non ci si guadagna molto in credibilità. Sinceramente vorrei sentire qualcosa di più concreto. Dire che c'è un eccesso di burocrazia è come dire che l'acqua bollente brucia. Il problema è cosa si pensa di fare e qui io non ho sentito ancora dire nulla. Lo stesso vale per i finanziamenti. Dove si prendono i soldi? o si vuole continuare a tagliare e a foraggiare enti privati (in contrasto con la Costituzione)? Infine benissimo richiamare cervelli dall'estero, ma senza penalizzare quelli che già ci stanno.