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  1. Giuseppe Merola Rispondi
    Salve, sono un fiscalista. Non sono un ricercatore, ma conosco la fiscalità e i suoi danni dal campo in cui lavoro. È incredibile come quello che avevo in mente l'abbia trovato qui in maniera scientifica. Sono ultra convinto che abbiamo una unica strada da percorrere, ridurre le tasse e aumentare controlli e sanzioni. Il gettito non subisce riduzione e aumentano i consumi. grazie
  2. Mario Rossi Rispondi
    Ancora una volta da imprenditore capisco bene come mai siamo messi così! Invece di pensare come semplificare un paese che è diventato un pachiderma e snellire e velocizzare giustizia e amministrazione e lasciare fiato e corda a chi produce sul serio siamo ancora ad affidarci ai discorsi di chi nella vita non ha mai montato nemmeno una lampadina a casa sua. Mi dispiace per voi ma tra poco il ramo su cui siete seduti si staccherà di netto perchè tanti come me stanno andando all'estero dove per chi è qualificato e sa fare bene qualcosa ancora ci sono spazi belli grandi. Non venite poi a cercare l'evasione perchè pur di non pagare le tasse in un paese di sanguisughe sono disposto anche a diventare cittadino di un'altra nazione. Io ho studiato e mi sono laureato in ingegneria in meno di 5 anni, sono iscritto all'ordine, mi sono fatto sempre un mazzo tanto e ancora oggi non riesco a trovare una dimensione decente in Italia. Io vi mollo: me ne vado!
    • Francesco Turino Rispondi
      Caro Mario, qui abbiamo presentato i risultati di una ricerca scientifica dove si è analizzato il fenomeno dell'evasione. Non pretendiamo che nessuno ci ascolti ne tanto meno crediamo di essere i detentori della verità universale. Mi permetto di dirle, pero, che io vivo all'estero da 11 anni. Insegno all'università di Alicante in Spagna e sono recentemente diventato associato grazie alla mia produzione scientifica (qui trova il link se vuole verificare di persona (http://fae.ua.es/FAEEnglish/francesco-turino/). Per inciso, se non avessi pubblicato la mia università mi avrebbe giustamente licenziato. Quindi non so bene di che ramo parla lei, ma le assicuro che vivendo lontando dalla mia famiglia da almeno 19 anni (sono calabrese), nella mia vita ho montato molto piu di una lampadina, e in particolare ho fatto tutto da solo. Esattamente come i miei coautori. Forse è arrivato il momento di smetterla con lo stereotipo che chiunque lavori nell'università sia un privilegiato, o peggio uno scansafatiche, per usare un eufemismo. Questo sarà stato vero nel passato (forse), ma oggi per arrivare a certi livelli devi lavorare sodo e senza certezze di successo. questo non solo all'estero, ma ormai anche in Italia. Grazie del suo commento Francesco Turino
  3. Francesco Turino Rispondi
    Nel nostro articolo proponiamo un taglio generalizzato delle aliquote, e quindi anche su quelle che riguardano la tassazione sul reddito delle persone fisiche. Le faccio notare che i risultati della nostra ricerca indicano che il taglio delle tasse si autofinanzierebbe, cioè non sarebbe necessario ridurre la spesa. Per farlo però bisogna indurre gli individui a percepire che il costo dell'evasione sia più alto, non tramite maggiori controlli, ma piuttosto incrementando la certezza della pena. Ho il sospetto che quest'ultima sia la parte piu complicata della nostra storia. La saluto Francesco Turino
  4. Piero Rispondi
    Oggi in Italia, non è applicabile la curva di Laffer, anche se si potrebbe ridurre le aliquote del 5% sulle imprese ( che stanno pagando ciò che vogliono, basta vedere la tassazione effettiva) non si avrà un aumento del Pil, lo stato recentemente ha aumentato le imposte indirette e quelle patrimoniali, poco effetto hanno sulla curva di Laffer; a livello fiscale i luoghi comuni meno tasse sull'imprese e sul lavoro e' un problema che fa fatto subito per ridistribuire la ricchezza, al contrario fino ad oggi la politica fiscale ha favorito la rendita; per l'aumento del Pil ho già detto che è un problema fai liquidità, oggi in Italia le imprese non chiudono per le tasse ma per il credit crunch, le banche non prestano più soldi, li hanno prestati tutti allo stato con l'acquisto dei titoli governativi, i fallimenti sono aumentati non per le imposte, l'alta tassazione potrà disincentivare l'apertura delle nuove imprese in Italia, tuttalpiù, ricordo che le imprese multinazionali non hanno problemi di tassazione fanno ciò che vogliono. Affermare che in Italia vi siano 200 mld di evasione senza precisarne i calcoli, mi sembra poco opportuno, non vi sono calcoli verificati, abbiamo il confronto dell'Iva fra i paesi europei confrontato con i rispettivi Pil, in ogni caso vorrei precisare che la tassazione iva ancora è' in fase transitoria, ossia si doveva fare la tassazione nel paese di origine, invece ancora abbiamo la tassazione nel paese di destinazione, tale metodo prevede il salto delle imposte per i rapporti tra i paesi comunitari, salto delle imposte che privilegia i paesi esportatori.
    • Francesco Turino Rispondi
      Purtroppo per ragioni editoriali, l'articolo che è stato pubblicato su lavoce è una versione molto ridotta di un articolo scientifico che in fare di stampa. Se vuole posso inviarglielo. Mi scriva un'email a questo indirizzo turinofrancesco@gmail.com. saluti e grazie per il commento Francesco Turino
  5. Francesco Turino Rispondi
    Gentile Franco, la curva non è sbagliata. Nel modello ci sono diverse tipologie di tasse e quello che facciamo vedere nella figura è come varia il gettito al variare di una sola aliquota (nel grafico aliquota sul reddito delle imprese) lasciando fisse le altre. Per questo motivo quando l'aliquota è zero il gettito non è zero. Secondo, non capisco bene cosa tu voglia dire con sarebbe bello vedere dei dati sperimentali sovraimposti alla vera curva di Lafferty per verificare se funziona o no, puoi spiegarti meglio? Terzo, se molti economisti sostengono che il picco della curva (e non della distribuzione che è un'altra cosa) sta al 70%, vuol dire che molti altri studiosi hanno usato un modello e dedotto queste implicazioni, o credi che questo numero se lo siano sognati di notte o l'abbiano dedotto cercando di capire la direzione del vento? Risposta: gli economisti cercano sempre di confrontare le loro teorie con la realtà (o forse meglio evidenza?) empirica, proprio perchè a differenza della fisica la teoria economica difficilmente puo essere testata in laboratorio. Il problema mio caro Franco è che capire come funzionano i fenomeni economici è una sfida molto complessa, soprattutto perchè un fenomeno economico è la somma di comportamenti umani individuali e quando c'è di mezzo l'uomo tutto diventa per fortuna imprevedibile. Grazie per il commento Francesco Turino
    • Franco Simonetto Rispondi
      Grazie Francesco per la risposta. Seguono alcuni miei commenti. Se ho capito allora, la curva si applica solo al reddito da impresa, e non a quello da rendita, che potrebbe essere tassato molto di piu' per alleggerire la tassazione sull'impresa. Secondo: e' ovvio che ogni curva segue da un modello, ma la questione e' l'attendibilita' del modello. Di tutto cio' non c'e' traccia nel tuo testo, e la curva viene presentata senza nessuna discussione critica. E' chiaro che se avessero ragione coloro che stimano il massimo della curva al 70%, tutto il testo di cui sopra sarebbe un non-sense. Questo mi porta al confronto con i dati empirici. Esistono almeno un centinaio di paesi al mondo (e svariate decine a capitalismo evoluto), con diversi metodi di tassazione. Non si puo' confrontare paese per paese la tassazione con la evasione stimata per verificare se effettivamente si applica una semplice curva e determinare empiricamente la posizione del massimo ? (Per inciso, sono ben consapevole della complessita' del problema, e proprio per questo non credo che una semplice funzione lineare come codesta curva si possa applicare per ottimizzare la politica fiscale di un paese). Cordialita'
      • Francesco Turino Rispondi
        Se vuoi scrivimi una email a turinofrancesco@gmail.com che ti mando l'articolo esteso. L'articolo che abbiamo mandato a la voce è un riassunto in italiano di un articolo scientifico in fase di stampa. Saluti e buona giornata
      • AM Rispondi
        Vorrei saper se vi sono in italia oggi redditi da rendita nel preciso significato che la scienza economica attribuisca a "rendita" e non sulla base dell'uso distorto e fazioso che ne fanno politici e sindacalisti.
    • rob Rispondi
      Professore, può gentilmente spiegarmi perchè se vado a cena a Vienna e non pago con la carta di credito mi fanno il conto sul tovagliolo? Un buon 40% paga in contanti il resto con carta. (dati dimostrabili)
  6. AM Rispondi
    Mi fa piacere risentire parlare della curva di Laffer, un punto della teoria economica che sembra essere ignorato a Bruxelles (pressioni sull'Italia per un aumento delle aliquote e in particolare dell'IVA). Per quanto concerne poi il recupero dell'evasione fiscale e la presenza dell'economia sommersa in Italia ,si deve ricordare che una parte significativa dell'economia sommersa è rappresentata dall'economia del crimine e che di conseguenza la lotta all'evasione fiscale è strettamente collegata alla lotta contro la criminalità. L'economia del crimine comporta in molti casi solo una redistribuzione della ricchezza e se si tratta di criminali stranieri ne segue un depauperamento della ricchezza italiana. Vi è poi un'economia sommersa che non comporta evasione fiscale come l'economia informale collegata a varie forme di autoconsumo nell'ambito familiare o al baratto. Infine per quanto riguarda l'evasione fiscale delle grandi imprese si dovrebbe parlare piuttosto di elusione fiscale, collegata con il problema dei transfer prices, dove il fisco italiano entra in competizione con il fisco di altri paesi La delocalizzazione anche di medie imprese italiane ha fatto lievitare questo fenomeno (in passato incentrato sulle grandi multinazionali) che non trova facile soluzione se non con accordi internazionali. Ovviamente un'impresa italiana che, ad esempio, ha delocalizzato in Romania una parte del processo produttivo non può pagare l'imposta 2 volte e quindi si deve trovare un accordo fra fisco italiano e fisco romeno in merito ai transfer prices dei semilavorati.
  7. Franco Simonetto Rispondi
    Punto primo: la curva mostrata e' sbagliata. Con aliquota zero dovrei avere introiti pari a zero, e ho invece lo stesso introito che con aliquota del 40% ! Punto secondo, sarebbe bello vedere dei dati sperimentali sovraimposti alla vera curva di Lafferty per verificare se funziona o no. Infatti, punto terzo, molti economisti sostengono che il picco della distribuzione sta al 70% e non al 30% (cioe' solo sopra il 70% le tasse ucciderebbero l'economia). Quindi domanda: quand'e' che anche gli economisti impareranno a confrontare le loro eleganti teorie con la realta' empirica e a cestinare tutte quelle che non ci prendono ?
  8. Piero Rispondi
    Il problema vero dell'Italia in questo momento non sono le tasse, ma fare cambiare la politica monetaria della Bce e fare in ultima analisi fare cambiare la politica dei compitini a casa propria della Merkel, non è vero che il debito dell'Italia e' degli italiani, con il cambio fisso si deve avere una forte integrazione fra i paesi, ciò non è avvenuto, naturale che con il cambio fisso, i paesi meridionali privati dalla politica monetaria hanno avuto deficit della bilancia dei pagamenti a favore dei paesi del nord che sono diventati creditori nei confronti degli altri, facile per la Germania dire all'Italia pagati il debito con le politiche fiscali. Le problematiche sull'euro furono oggetto di un commento che feci sull'articolo di Giavazzi nel 2007 (prima della crisi) titolato Sarkozi e la Bce: "Con l’euro abbiamo accettato il cambio fisso della moneta all’interno dei paesi europei più sviluppati, rinunciando quindi sia alla politica monetaria che al ruolo stabilizzante di un regime a cambi variabili, con grande plauso dei partner europei in primis della Germania che sono stati sempre infastiditi dalle continue svalutazioni della nostra moneta. È chiaro, che il cambio fisso richiede una politica di bilancio condivisa da tutti i paesi partecipanti, ha prevalso la strada di fissare dei parametri da rispettare sia sul debito che sul disavanzo, ciò perché si voleva tutelare la moneta al fine di controllare l’inflazione, invece che la tutela dell’occupazione e della crescita del pil europeo. L’Italia parti con un debito pubblico di oltre il 100% del pil e con un arretramento di infrastrutture ed opere pubbliche nei confronti degli altri paesi dell’area euro, si era in presenza di un paese che aveva bisogno di tutto, meno che di avere una moneta forte, forse doveva in modo “spietato” far pagare all’estero i suoi squilibri e poi fare il passo verso la moneta unica (una svalutazione della moneta del 50% avrebbe fatto crescere il pil, avrebbe provocato un aumento generale dei prezzi riducendo quindi il valore reale del debito pubblico, lo stesso debito sarebbe aumentato solo degli interessi, quindi il rapporto D/PIL sarebbe sceso al 70%, naturalmente si poteva rischiare una crisi finanziaria come quella dell’argentina? Ciò però non avvenne nel 1992 con una svalutazione di oltre il 40%). Il governo ha scelto la via di entrare subito nell’euro e quindi siamo stati costretti a rispettare i parametri obbligatori previsti. Tali parametri sono stati più gravosi per le economie che si sono presentate all’euro con i dati non in ordine e tra queste l’Italia, che in ogni anno ha attuato politiche di bilancio al fine di rispettare con grande difficoltà il parametro del 3%, non si poteva pensare che avrebbe ridotto anche l’enorme peso del debito pubblico. Poi anche i tassi, si è detto che con l’entrata nell’euro, il paese avrebbe goduto di tassi più bassi e quindi si avvantaggiava il paese con il debito più alto. Ma anche questa affermazione si è rilevata infondata, in quanto se si vuole creare una moneta forte il suo tasso è più alto delle altre. In questo scenario il nostro paese con i vincoli dei parametri non ha potuto fare nemmeno le opere pubbliche necessarie per recuperare l’arretramento infrastrutturale nei confronti degli altri paesi europei. Cosa fare quindi? Si sta levando una campagna di scudi contro il dirigismo della Bce che avendo come compito quello di controllare l’inflazione è contraria ad una politica monetaria espansiva per svalutare l’euro, ciò è possibile in quanto la Bce è svincolata dai governi dei singoli paesi. Secondo me sposterei il problema alla data dell’ingresso nell’euro, sicuramente è stato un passo affrettato e non si è fatto pesare agli altri partner che era impossibile rispettare i criteri previsti, si doveva subito riallineare le economie in fatto di debito pubblico creando delle obbligazioni europee che dovevano assorbire i debiti pubblici oltre le soglie del 50/60 %. Tali obbligazioni europee dovevano essere rimborsate da tutti i paesi, in rapporto al pil prodotto da ogni paese, in tale modo tutti partivano con lo stesso debito e quindi la regola del 3% non serviva in quanto si doveva obbligare il pareggio. In alternativa invece di fissare i parametri attuali che non permettono la crescita dell’economie più indebitate si dovevano utilizzare dei parametri che tenevano conto dell’occupazione e del reddito procapite di ogni cittadino e del ritardo delle infrastrutture, in modo tale che si potesse permettere sforamenti al bilancio per investimenti pubblici, o misure di agevolazioni alle imprese per l’incremento dell’occupazione ed infine misure fiscali (ad esempio l’iva sociale con opportune modifiche) destinate alla riduzione dei contributi statali sui dipendenti che a parità di costo per l’impresa permetta l’aumento del reddito spendibile. Ciò non è stato fatto ieri, però non è detto che non si possa fare oggi, rimettendo in discussione sia i poteri della Bce che la creazione di queste obbligazioni europee o la fissazione di nuovi parametri. Ma vi è di più la Bce dovrebbe mettere a disposizione di ogni stato membro a cui venga riconosciuta una carenza di infrastrutture, dei prestiti per colmare tale squilibrio. In tale modo la produttività di ogni paese cresce e chi ne guadagna è il sistema Europa che risulterà più competitivo nei confronti del resto del mondo (tale motivazione dovrebbe essere sufficiente a superare il problema che si pone nel resto dell’Europa, ossia perché pagare i debiti dei paesi più indebitati?). Se l’Europa deve essere unita, non lo può essere solo con la moneta, in tale modo è come mettere la “camicia di forza” all’economia nazionale più debole. Continuare con la politica attuale, l’Italia diventerà in Europa il paese più povero (se c’era il cambio variabile, non vi sarebbero stati squilibri nella bilancia dei pagamenti, invece con il cambio fisso, lo squilibrio deve essere eliminato con la diminuzione dei redditi interni, data la rigidità dei prezzi al ribasso), le nostre aziende più sane o con più mercato verranno comperate dall’estero e l’Italia sarà in Europa come il mezzogiorno oggi è in Italia, si vivrà di sussidi da parte dei restanti paesi, è naturale che vi sarà da parte dell’economia più produttiva del nord un tentativo di sganciamento della restante parte dell’Italia. Quindi se lo spirito europeo non prevale su tutti i paesi, all’Italia non rimane altro che uscire dall’Europa e dall’euro riconquistando quindi tutti i benefici della politica monetaria utilizzando la lira pesante oppure in alternativa unirsi all’America, anche con il cambio fisso con il dollaro o utilizzando il dollaro invece della lira, perché in tale modo anche noi sfrutteremo l’attuale politica americana, che con un dollaro basso sta curando i propri mali. Se invece del cambio fisso euro, all’epoca l’Italia si agganciava al dollaro oggi i nostri prodotti in esportazione costavano il 40% in meno con un notevole incremento del pil. Non riesco a vedere un’altra via di uscita, si parla di crescita del pil dell’Italia, ma ciò è sbagliato si deve parlare di crescita del pil europeo, e l’unico modo per farlo crescere è unire l’economia dell’Europa. In Italia si parla di ridurre le imposte e ridurre le spese, ma ciò non produce l’effetto dell’aumento del pil, si è vero che con la riduzione delle imposte e delle spese vi è un arretramento dello stato dall’economia e quindi le imprese private che dovrebbero essere più efficienti saranno in grado di gestire meglio le risorse finanziarie, ciò sicuramente aiuta ma non risolve il problema alla radice come anzi citato."
  9. Andrea Falvo Rispondi
    Ottimo lavoro, assolutamente realistico. All'aumentare della pressione fiscale si associa non solo l'incentivo all'evasione, ma anche la mortalità delle imprese "regolari" che non vi ricorrono. Con la conseguenza che nel lungo periodo gli effetti sono sempre più nefasti per l'economia regolare.
  10. Luisa Rispondi
    è il modello just in time giapponese
  11. Luisa Rispondi
    Mi chiedevo se politiche attive orientate a favorire l'occupazione (magari come il welfare-to-work preso in prestito al modello danese e a cui mi sembra anche Renzi si riferisca quando parla di ottimizzare e riformare i centri per l'impiego e renderli più "interattivi" con le aziende; a proposito, una piccola postilla, mi piacerebbe parlaste di Renzi e del suo programma economico) potessero portare nel lungo termine, in ordine: maggiori salari totali, di conseguenza una diminuzione del costo del lavoro e dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, quindi minore cuneo senza intaccare troppo il salario netto che infatti subirebbe due effetti contrari riequilibranti:scenderebbe per la diminuita disoccupazione e la maggior offerta; aumenterebbe per far calare il turn over. come nei modelli dei salari di efficienza. Il tutto accompagnato come dite alla lotta all'evasione fiscale e al sommerso. Di conseguenza, nel mercato dei beni si potrebbe assistere anche ad una diminuzione dei prezzi, che in un'ottica pseudo-svalutativa potrebbe favorire anche le esportazioni. Ho preso una cantonata?? O mi sfugge qualcosa?
  12. Stefano Rispondi
    Ancora la curva di Laffer? non vi è bastato il buco di bilancio creato da Reegan negli USA adottando tale regola con una spese pubblica che aumentava? basta lasciare la lotta all'evasione fiscale ai fiscalisti Evado perché non ci sono controlli stop.. quando non rilascio la fattura mica penso all'aliquota IRES, alla qualità dei servizi ed altre menate.. evado perché posso. Se mi metti un funzionario AE all'ingresso io ho l'incremento delle entrate del 300% lo dimostrano i controlli a Cortina e non ho ridotto l'aliquota e non ho migliorato i servizi....
    • Francesco Turino Rispondi
      La curva di Laffer definisce una relazione gettito-aliquota di lungo periodo e per questo motivo è pericoloso prescrivere ricette di politica economica basandosi su questo risultato. Nota infatti che nell'analisi di breve facciamo vedere che nonostante nel lungo-periodo il gettito fiscale aumenti (curva di Laffer) se si abbassano le aliquote, c'è una fase di transizione in cui il gettito invece diminuisce (piu o meno per due anni e mezzo). È qui che entra l'evasione fiscale. Se la riduzione delle aliquote è accompagnata da una lotta CREDIBILE all'evasione (gli individui devono percepire che evadere sia piu costoso) allora il gettito aumenta permanentemente. Questo perchè la riduzione delle tasse stimola la crescita nel settore ufficiale e nel contempo riduce l'incentivo ad evadere, ma quest'ultimo effetto diventa molto piu forte se accompagnato da politiche CREDIBILI di lotta all'evasione. Come giustamente sostieni, il gettito puo aumentare notevolmente se i controlli (o meglio la qualità dei controlli) diventano piu efficaci. Ma se le tasse rimangono invariate non è detto che questo sia un bene perchè c'è solo un passaggio di risorse dal privato al pubblico senza stimolo per l'economia privata. Cio dipende da come poi queste risorse vengono utilizzate.. Grazie per il commento Cordiali Saluti Francesco Turino
      • Stefano Rispondi
        La ringrazio in primo luogo per la replica. Sull'ultima parte è vero che le tasse sono sempre una sottrazione di risorse dal privato al pubblico senza stimolo per l'economia privata, ma l'equità fiscale della nostra Costituzione dove la mettiamo? Teniamo conto di quello che dice la Corte dei Conti e l'Istat nel suo rapporto sull'eguaglianza nel nostro Paese e cioè che la classe media potrebbe avere un danno da una riduzione formale delle aliquote compensato con tagli lineari delle agevolazioni per i dipendenti o tagli dei servizi pubblici locali e nazionali (peggiori e più costosi servizi di trasporto, meno asili nidi, più ticket sanitari ecc) Per risollevare la domanda servono soluzioni radicali sul'IRPEF (abbiamo norme con valori restati alla Lira con una svalutazione monetaria "nascosta" dei salari) Il libro bianco dell'Irpef di Visco prevede un costo di 18 - 20 mld da tali interventi (misure a favore di incapienti, ANF uniti alle detrazioni fiscali, e rimodulazione delle tariffe) mentre l'evasione è stimata in 120 mld...c'è spazio per altre politiche economiche invece che le solite liberiste che tanto bene hanno portato al nostro Paese?
  13. Paolo Rispondi
    In questi tempi di crisi economica da cui non si riesce a emergere, è lecito pensare alla politica fiscale come strumento di indirizzo di politica industriale? Voglio dire, è pensabile sostituire una patrimoniale come Imu alle imprese industriali con una tassa sul valore del magazzino prodotti finiti, semilavorati e materie prime? Si obbligherebbero le aziende a non produrre per il magazzino ma solo per commessa, con l'effetto di indirizzare ingenti risorse finanziarie non al magazzino ma al ciclo economico, perché le banche tanto non sono disponibile a finanziare. Inoltre cambierebbero i modello organizzativi, con maggiore efficienza e forse col tempo anche maggiore efficacia. Idea pazza lo so, ma nella situazione attuale dovremmo uscire dagli schemi usuali ....
  14. Enrico Rispondi
    Bella analisi. Chissà se mai penseranno ad applicare politiche fiscali come da terzo scenario, certo ci vuole coraggio e capacità.....