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  1. Enrico Rispondi
    Nella proposta bisognerebbe tenere conto dell'eventuale calo di produttività scientifica: se dopo 3 anni il ricercatore immesso in ruolo "si siede", come si affronta la questione? Si sprecano i fondi dei rimanenti 17 anni aspettando che vada in pensione? Forse non è la sezione giusta, ma la qualità della ricerca deve anche essere mantenuta e non solo assunta in ingresso.
  2. Chiara Rispondi
    Sarebbe molto utile per i lettori avere alcuni indicazioni su dove trovare i bandi, le informazioni e le modalita' per partecipare ai programmi sul rientro dei cervelli. L'ultimo bando sul sito MIUR risulta del 2009, le borse Levi Montalcini al momento sono chiuse. Quali sono attualmente i programmi aperti per agevolare il rientro dei cervelli? Ce ne sono?
  3. Francesco Rispondi
    La Catalogna ha istituito l'ICREA in un periodo in cui ha avuto la fortuna di avere un politico di altissimo profilo come presidente (dal 1980 al 2004), Jordi Pujol. Dopo di lui è stato il disastro, e hanno cominciato a tagliare sulla ricerca. Un esempio: nel 2002 il governo catalano istituí la IGSOC (International Graduate School of Catalonia) per pagare borse di studio quadriennali a studenti stranieri che volevano fare il dottorato in Catalogna. Nel 2004 cambio di governo, e la prima cosa che è saltata è stata la IGSOC. E sí che c'era un governo ancora decente. I politici miopi di adesso, Artur Mas e Oriol Jonqueras, che non fanno altro che soffiare sul nazionalismo e rovesciare tutte le loro frustrazioni contro il resto della Spagna, secondo me neanche sanno che cosa sia l'ICREA.
  4. rob Rispondi
    L'amministratrice delegata del Industria Alimentare Ferrarini, in un dibattito sui danni quotidiani della burocrazia, elencava 15 enti di controllo partendo dai NAS, che periodicamente le fanno visita facendo tutti la stessa cosa. Con situazioni paradossali, dove un ente dice esattamente il contrario dell'altro, creando difficoltà enormi.Credo che possiamo tirar fuori tutti i numeri e tutte le statistiche che vogliamo, ma il problema è solo politico e quindi di assetto gestionale dello Stato. A questo si aggiunge slogan populisti di economisti salottieri che suggeriscono di lasciar perdere ricerca e produzione e di dedicarci al turismo, in pratica un popolo di "bancarellari di souvenir". Io credo che almeno la memoria di questo Paese andrebbe rispettata. Dai Natta, agli Olivetti, al "sor Checco". Bisogna studiare all'Università per sostenere simili trovate?
  5. carlo Rispondi
    E nel frattempo "distruggiamo" anche un bel pò di dipartimenti di quelli esistenti (inclusi un paio della bocconi!) visto il titolo/presentazione del convegno? Gli autori cosa pensano del commento apparso su http://www.roars.it/online/bocconis-sympathy-for-destruction-una-vqr-a-doppio-taglio/ ?
  6. EzioP1 Rispondi
    Nel 1970 alla Mayo Clinic di Rochester Minnesota i primari delle varie sezioni facevano ogni anno un giro per i migliori ospedali del mondo e offrivano ai migliori talenti un posto di lavoro e ricerca in Mayo. Le persone selezionate dovevano occuparsi solo della ricerca e del lavoro in quanto il personale amministrativo della Mayo provvedeva alla ricerca della casa, alla sistemazione della famiglia, scuola compresa per i figli, auto, e quant'altro per assicurare che i prescelti e le loro famiglie non avessero problema alcuno di ambientamento. E' così che la Mayo era ed è tuttora una delle migliori cliniche del mondo.
  7. Paola Artioli Rispondi
    L'offensiva della Germania Tutto vero. E che cosa dite di questa iniziativa strategica del governo tedesco? http://www.make-it-in-germany.com/ Noi occupiamo gli stranieri come colf, camerieri e operai. Noi investiamo in formazione, paghiamo per la scuola e le università, cresciamo i nostri figli, e poi...i nostri partner europei si trovano giovani pronti a creare valore nelle loro aziende e ospedali. Va bene la libera circolazione delle persone, ma c'è qualcosa che non va. Il mondo accademico, politico, imprenditoriale assiste inerte e perde tempo?
  8. Paolo Quattrone Rispondi
    Carissimi, la proposta (che avevo anche fatto io qualche anno fa nel quadro della definizione del piano strategico nazionale) funzionerebbe in Paesi 'normali'. Non vedo, allo stato, né la volontà politica, né quella accademica per farla funzionare. Non è una questione di risorse, ne basterebbero relativamente poche, né di incentivi (quelli funzionano con chi già è 'normalizzato'). Conosco parecchi ricercatori che vorrebbero tornare, che hanno pure chiesto, ai quali è stato pure promesso, e le cui promesse sono cadute nel vuoto. Stanno perdendo la speranza. Io l'ho persa da tempo, sarà l'età che avanza! un caro saluto.
  9. rob Rispondi
    la disinformazione, in un Paese dove 7 persone su 10 non capiscono il significato di un articolo di giornale, la fa da padrona. La cultura del "tengo famiglia" fa il resto
  10. rocco Rispondi
    Uno dei problemi dell'università in Italia è il fatto che c'è confusione tra il ruolo del ricercatore (inteso come produttore di ricerche) e il ruolo dell'insegnante , queste due figure rispondono a logiche diverse ed una divisione dei due ruoli sarebbe auspicabile sia in termini di lavoro sia in termini della valutazione del loro lavoro .