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Un deputato italiano costa molto più di uno britannico

Molti sostengono che se si considerano oltre alle indennità anche i rimborsi e tutte le misure di sostegno ai deputati, quelli italiani non costano al contribuente più di quelli europei. Almeno nei confronti dei deputati britannici, questa affermazione è  falsa.


Come è noto, la Commissione Giovannini sulle remunerazioni in Italia e in Europa ha rinunciato all’ incarico. Purtroppo l’ unico suo lascito è  un errore: l’ idea, desunta dall’ unico documento che essa ha pubblicato,  che i parlamentari italiani non costino più dei loro omologhi europei. Anche l’ on. Fontanelli, questore della Camera, scrive a lavoce.info che “se si considerano oltre le indennità e i rimborsi anche i servizi di cui sono dotati i parlamentare per svolgere la propria  funzione, i costi italiani sono inferiori a quelli della Francia, della Germania e della Gran Bretagna.” Questa affermazione è grossolanamente falsa, almeno per l’ unico caso che ho studiato, la Gran Bretagna.
Per comprenderlo, partiamo dal trattamento economico di un deputato italiano (Tabella 1). Esso consiste di una indennità lorda di 10.435 euro tassabile (riga 1), e di una serie di altre voci (diaria, rimborso spese per l’ esercizio del mandato etc.) che sono teoricamente dei rimborsi spese (riga 2), ma non essendo richiesta alcuna documentazione sono di fatto un reddito non tassabile – eccetto, dal 2011, 1845 euro (riga 4). Quindi un deputato italiano intasca” 17.149  euro senza documentazione (riga 3) e può ottenere rimborsi per  1.845 euro con documentazione.
In Gran Bretagna, l’ indennità lorda  è molto più bassa che in Italia, 6.305 euro. Questo è tutto ciò che un deputato può “intascare”. Il resto sono rimborsi, per collaboratori, l’ ufficio nella circoscrizione, viaggi etc. Ma, al contrario dell’ Italia, devono essere tutti documentati (il sito dell’ Independent Parliamentary Standard Authority  ha una pagina che dà accesso a ogni  singola ricevuta per ogni singola spesa di ogni singolo parlamentare: se applicata alle nostre regioni, questo sistema avrebbe evitato molti scandali).  La Tabella 1 mostra la media, nel 2012, di questi rimborsi spese: 12.456 euro.
Sommando tutto, un deputato italiano “costa” al contribuente 19.840 euro al mese, uno inglese 20.774 euro.    La commissione Giovannini e la Camera hanno dunque ragione? No. Primo, un deputato italiano “intasca” molto di più. Secondo, per comparare mele con mele, dobbiamo infatti ricordare che in Gran Bretagna i rimborsi ai deputati sono tutto ciò che lo Stato paga ai partiti. Questi rimborsi di fatto sostituiscono i contributi ai gruppi  parlamentari e i rimborsi ai partiti. (1)
La media, per deputato italiano, dei contributi ai gruppi parlamentari è di 4743 euro al mese (riga 7). La media dei rimborsi elettorali per la sola Camera  è di 5181 euro al mese (riga 8). (2) Infine bisogna aggiungere le spese di viaggio, dato che i deputati viaggiano gratis su praticamente ogni mezzo di trasporto: con una spesa per trasporti di circa 14 milioni nel 2012, questo fa una media di 1.376 euro al mese (riga 9).
In totale, quindi 31.140 euro in Italia contro 20.774 in Gran Bretagna. Un deputato italiano costa almeno  una volta e mezzo il suo collega inglese.

Tabella 1: Spese per deputati, Italia e GB
Schermata 2013-11-25 alle 16.04.22
Fonti: Italia: sito della Camera, bilancio della Camera 2012, e Corte dei Conti; GB: IPSA. Tasso di cambio corretto per la parità di potere d’ acquisto utilizzato: 1.1615 €/£

Tabella 2: Rimborsi in GB

Schermata 2013-11-25 alle 16.04.48
Fonte:  IPSA

Leggi la puntata precedente “Alla Camera continua la disinformazione” o vai allo Speciale con tutte le altre puntate 

(1)  Il finanziamento ai partiti in Gran Bretagna è minimo, 8 milioni di euro ai partiti di opposizione (la “Short money”), equivalente a 1 euro al mese per deputato.
(2) Per calcolare la media dei rimborsi elettorali per deputato, ho fatto questo calcolo. Un documento della Corte dei Conti mostra  una spesa per le prime 4 di 5 rate di rimborso per le elezioni politiche del 2012 di 373 milioni. L’ intero rimborso è dunque 373*(5/4) = 466 milioni. Di questi, 2/3 li ho attribuiti alla Camera, che ha  il doppio dei membri del Senato.

 

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25 commenti

  1. Tutti sanno che il costo dei nostri parlamentari e’ il più alto del mondo, non solo dell’Europa (basta vedere il compenso di Obama), in ogni caso ciò che deve fare riflettere in Italia e’ il fatto che la Commissione incaricata di fare il confronto in Europa dei costi della casta, ha gettato la spugna affermando che è un incarico impossibile, invece oggi il Prof. Perotti ha raccolto i dati e ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare la commissione. E per di più, il presidente della commissione che era presidente dell’Istat (si è sempre quindi confrontato con i numeri), che non ha saputo portare a termine l’incarico ricevuto, e’ stato nominato ministro del lavoro con il governo Letta.
    La riforma del costo della politica e di semplice attuazione, basta volerlo:
    – limite di compenso per tutti gli organi statali max 7.000 netti oltre al rimborso delle spese documentate con ricevuta e pagate tramite bonifico e ai benefit in natura che spettano per la carica tipo quella del presidente della repubblica; per gli organi regionali max 3.500 oltre al rimborso delle spese documentate con fattura e pagate con bonifico bancario; eliminazione rimborso spese elettorali che deve essere sostituito con contribuzioni volontarie attuate tramite bonifici bancari e deducibili nel limite di 5000 per ogni persona fisica.
    Letta aveva detto che se il parlamento non avesse provveduto sui costi del finanziamento pubblico, vi avrebbe provveduto il governo con decreto legge.
    Bravo Perotti continui su questo filone.

  2. Lorenzo Luisi

    Le devo fare ancora i miei complimenti. Di fatto lei è diventato un eroe, suo malgrado. Dove ha fallito un’intera commissione, lei da solo, è diventato l’interlocutore di un intero ramo del parlamento. Non sono un economista ma dico, a fiuto, che lei ha ragione. In ogni caso credo che solo una riduzione significativa del numero dei nostri rappresentanti istituzionali potrà garantire minori spese complessive.

  3. Libero Pensiero

    Grazie Professore.
    Anche in tale caso, il danno e’ fatto. Ed e’ da tempo noto a tutti, meno che agli Italiani.
    http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2013/09/02/italian-members-of-parliament-are-paid-substantially-higher-salaries-than-those-in-other-west-european-countries/

  4. bozothegrey

    Voglio far notare che il professore e’ stato pure molto conservativo nell’assumere che vi sia solo un’elezione politica ogni cinque anni…

  5. daniel

    Articolo molto interessante, ma La invito a considerare il fatto che i politici britannici possono svolgere un secondo lavoro
    http://www.theguardian.com/news/datablog/2013/may/27/mps-jobs-interests-full-list-data

  6. Anche i deputati italiani possono avere un secondo lavoro, come peraltro risulta dalle loro dichiarazioni dei redditi, che sommano a ben piu’ di 7 milioni di sterline

  7. Andrea Falvo

    Complimenti per il lavoro eccellente, ma credo che i riflettori dovrebbero puntare sul vero sperpero italiani, ovvero i burocrati e dipendenti pubblici.
    Dal responsabole tecnico del comune, che tra l’altro come extra stipundio prende le percentuali sui lavori progettati ed appaltati, ai segretari comunali, direttori sanitari, impiegati del senato, ecc ecc.
    In particolare poi i direttori generali.
    Tutte figure chiave della ns. democrazia zoppa, che spesso hanno molto più potere reale dei politici. Ma vivono nnell’ombra ed a tempo indeterminato, quindi anche con loscudo dei diritti quesiti.
    Il vs recente lavoro sulla corte costituzionale ne è l’esempio.
    Continuate così, e GRAZIE!

  8. Andrea

    ottimo articolo. Tra l’altro se considerassimo anche la media degli stipendi in Gran Bretagna e Londra in particolare e quelli Italiani verrebbe ancora più da piangere. Non dovrebbero ricevere 50% in più ma 50% in meno i nostri politici.

  9. sposadelvento

    Grazie per il suo lavoro. Mi domando una cosa: a guardare i suoi calcoli, osservo che, sì, v’è disomogeneità nelle voci di spesa tra Italia e Gran Bretagna.
    Ma questa disomogeneità, come lei ha dimostrato elegantemente, non è affatto insormontabile: ovviamente bisogna fare delle assunzioni, tener conto di diverse grandezze.
    Allora: perchè la commissione Giovannini ha lasciato? Il tema era davvero troppo caldo o i requisiti che avevano loro erano molto più stringenti??

  10. Ryoga007

    Condivido, vorrei proprio che fosse fatta luce sulla questione.
    Solo in questo modo si potra’ creare un moto popolare sufficiente per scalfire i diritti acquisiti degli alti burocrati.

  11. Enrico

    Quello che veramente mi stupisce è come le retribuzioni siano state articolate per massimizzare la quantità intascata dai deputati e minimizzare la visibilità della ritribuzione stessa (tanti “rimborsi spese” ovviamente non tassabili).
    Per fare questo non sono sufficienti uno o due “furbetti”.

  12. Roberto

    Rinnovo i complimenti per il lavoro fatto e spero che continui con le altre istituzioni.
    Sarebbe però interessante un confronto con la Germania, la Francia e soprattutto la Spagna per avere un paragone con i paesi più importanti all’interno dell’euro.
    In particolare il caso più interessante può essere quello della Spagna visto che è una diretta concorrente dell’Italia, ambedue sono in difficoltà ed hanno un approccio culturale più o meno simile.
    Inoltre, se non mi sbaglio, la Spagna è una delle nazioni con i costi del parlamento più bassi in assoluto, motivo in più per far risaltare le differenze con l’Italia.

  13. DDPP

    Sono perfettamente d’accordo con lei. Le affermazioni della Commissione Giannini mi hanno lasciato dapprima sconcertato, quindi ho pensato che il mandato implicito che aveva ricevuto era proprio quello di intorbidire le acque dell’informazione intorno al confronto dei costi.
    Inoltre, se anche le affermazioni che furono fatte “i Parlamenti non ci danno tutte le informazioni” fosse vero, si sarebbero potuto confrontare i dati ricevuti.
    Avrebbero potuto utilizzare le metodologie di confronto dei diversi contratti di lavoro, facendosi ad esempio aiutare da qualche buon funzionario della galassia di Confindustria. O, come suggerisce lei, procedere con assunzioni logiche che confrontassero i ricavi individuali netti, quindi i ricavi individuali lordizzati e per ultimi i costi della “Istituzione Parlamento” dai bilani consuntivi pubblicati.

    • Se la commissione avrebbe fatto la vera indagine, oggi il governo sarebbe stato costretto a prendere il provvedimento di riduzione dello stipendio, per questo motivo non ha raggiunto le conclusioni, e’ una scelta voluta per salvaguardare i privilegi della casta politica.

  14. Perotti dovrebbe scrivere questi articoli anche su quotidiani, a questi studi deve essere data una informazione più estesa possibile.

  15. laura

    Pensate forse che i deputati italiani non conoscano queste differenze? E’ abbastanza evidente che se non fanno nulla per eliminarle adeguandosi agli standard europei è perchè non lo vogliono fare. Altrimenti avrebbero partecipato anche loro, fin dall’inizio della crisi quasi 6 anni fa, ai sacrifici che stiamo facendo noi privati Cittadini. Se anche sono state approvate riduzioni o di numero dei parlamenti o di qualche loro indennità, è sempre alla legislatura successiva o per i nuovi eletti e quindi l’impatto in termini di risparmio non si fa è fatto sentire.
    La crisi è molto grave ma in Italia non è ancora seria.

  16. Angelica

    Il rapporto OECD “Government at a Glance 2013” recentemente pubblicato parla chiaro: si veda il grafico 5.5, per esempio
    http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/governance/government-at-a-glance-2013_gov_glance-2013-en#page109

  17. Josef

    Indipendentemente da quanto costa un parlamentare in un altro paese, ritengo che nella situazione in cui si trova al momento l’Italia la domanda da porsi sia anche quale compenso possiamo permetterci di pagare al parlamentare. Siamo in una situazione particolare e servono azioni e risposte particolari, questo vuol dire che un’importo sotto la media sarebbe comunque un risparmio di non poco conto ed un segnale forte per i cittadini

  18. Emilio

    Al costo effettivo vanno aggiunti gli altri costi dovuti ad incompetenza, incapacità e “sprechi”, per non citare i costi indiretti generati ed altre amenità.
    Transparency docet.
    Auguri!

  19. Angelo Summa

    Mi risultano dati diversi: il costo complessivo di un deputato italiano è di 19.218,04 euro mensili contro i 24.825,96 dei deputati inglesi. Trovo inoltre improprio sommare a questi costi il finanziamento ai partiti e quello ai gruppi parlamentari. Sarebbe più corretto il confronto con Paesi come la Francia e la Germania, dove sono finanziati pubblicamente i partiti.
    http://www.theguardian.com/news/datablog/interactive/2012/sep/07/full-list-mps-expenses-ipsa-data-interactive
    Segnalo anche:
    http://www.repubblica.it/economia/2013/07/12/news/stipendio_parlamentari_inglesi-62862221/

  20. Salvatore

    Questo lavoro, apprezzabile nei suoi contenuti, mi sembra importante soprattutto per un aspetto: sottolineare la non dignitosa resa della commissione Giovannini che, se ha assicurato dei vantaggi a qualcuno, non ha certo giovato al Paese.

  21. Lillo Lombardo

    Gentile Angelica, non capisco cosa c’entri il livello di reddito dei dirigenti di sei ministeri con il costo dei politici italiani ed inglesi. Il grafico che lei cita mi sembra assolutamente fuori contesto.

  22. Angelo Summa

    La legge 6 luglio 2012, n. 96 ha fissato il “tetto massimo” per i contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti in euro 91.000.000; è una riduzione notevole rispetto ai 466 milioni addebitati ai parlamentari italiani.
    Per quanto riguarda il finanziamento ai partiti inglesi è vero che è minimo ma conteggiarlo in un solo euro mensile per parlamentare mi pare errato.
    Per l’anno parlamentare 2013/2014 per il solo Labour Party sono
    state stanziate 6.509.319,85 sterline.
    Sono previste inoltre forme di sostegno indiretto alla attività politica, con costi non da poco:
    – concessione di spazi televisivi e radiofonici per la
    propaganda politica sia durante la legislatura (party political broadcasts) che durante la campagna elettorale (party election broadcasts);
    – la registrazione degli elettori. Si tratta di un’attività molto costosa che la legge pone a carico delle autorità locali e non dei candidati/partiti;
    – i servizi postali che vengono concessi gratuitamente per la propaganda elettorale;
    – spazi in edifici pubblici per riunioni e incontri che vengono offerti ai candidati nel
    corso delle campagne elettorali per le elezioni nazionali, europee e locali

  23. rob

    Il problema a mio avviso è mal posto. Il problema italiano non è l’entità del singolo stipendio: è la follia dei livelli di potere, quelli che alcuni chiamano pomposamente “federalismo”. Stato centrale, regioni, provincie, comuni, città metropolitane, comunità montane, autorità varie, enti vari etc. Tutto questo in un Paese minuscolo come l’Italia. Il Molise conta gli abitanti di un quartiere di Roma. Questo Paese si è risollevato dal dopoguerra, con uomini validi e con un Governo centrale di programmazione, anche con tutti gli errori fatti, ma almeno esistevano linee guida. Per chiudere non darei la colpa solo ai “politici attuali”. Un Paese che elegge Ministro delle Riforme Umberto Bossi è un Paese con seri problemi culturali. Un vuoto pauroso di cultura genera la follia che stiamo vivendo.

  24. antonio gasperi

    Ringrazio il prof. Perotti per aver fatto i calcoli sulla spesa mensile per deputato italiano: potrò così essere meno vago con i miei studenti quando spiego l’art. 69 Cost. Lo ringrazio anche per aver raffrontato la spesa italiana con quella britannica, anche se in questo secondo caso mi sfugge come l’importo della “short money” diviso per il numero dei deputati (presumo totale, circa 660) moltiplicato per 12, possa fare 1. non so poi se viene computato anche la spesa per i circa 750 lord.
    A parte questo, non vorrei che il confronto delle brute cifre fosse fuorviante, considerata la ben diversa efficienza delle istituzioni britanniche in termini di produzione normativa.
    cordialità

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