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  1. Francesco Keynesiano Rispondi
    Pensare che i mercati finanziari possano essere governati da qualche modello (sia esso il CAPM, l'APT o altro di queste farfugliate) è pura follia; Keynes, che in borsa ci operava e ci ha guadagnato delle somme considerevoli fra l'altro, sapeva bene cosa fossero i mercati finanziari: un posto dove ognuno fa a gara a passare la patata bollente all'altro fino a quando questa non scoppia, un beauty contest dove non vince la più bella ma quella che si pensa gli altri giudicheranno la più bella; pensare che i mercati siano efficienti nel senso che i valori delle azioni racchiudano davvero i dividendi futuri attesi è pura follia: "Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt’altri obiettivi." (Keynes, General Theory of Employment, Interest and Money) Dare dei Nobel a chi si occupa di un "Casinò" ci dà veramente l'idea di come l'economia politica "moderna" si sia ridotta....
  2. Paolo Quattrone Rispondi
    Le ricerche di Donald Mackenzie su automated trading dimostrano che e' proprio chi opera fuori dal mercato automatico e raccoglie informazioni per vie informali che riesce a generare profitto: se tutti hanno le stesse informazioni ed usano gli stessi modelli ovviamente non si può battere il 'mercato'. Ma il 'mercato' e' finzione pura perche' l'informazione non e' completa (molta di questa informazione non e' formalizzabile) ed i modelli sono incapaci di rappresentare la situazione reale ma ne creano una fittizia. Forse una visione meno fondamentalista del mercato aiuterebbe a rifondare l'economia dalle proprie basi.
  3. Maurizio Rispondi
    Osservo che i Premi Nobel per l'economia sono ormai diventati una "riserva di caccia" per gli Stati Uniti, con qualche aggiunta della Gran Bretagna e del Canada. L'Italia ha ricevuto un solo premio con Modigliani, che era però era ormai diventato un autore di Lingua inglese. Pochi premi anche per gli altri paesi europei!!! Se ne dovrebbe concludere che per quanto concerne gli studi e le ricerche in Economia l'Italia e L'Europa (con qualche eccezione per l'U.K.) sono pressoché marginali. Lo stesso penso si possa dire del settore management, marketing, strategie, finanza.... Che ne dicono i nostri docenti? Cause, rimedi??? Maurizio, Firenze
  4. EzioP1 Rispondi
    Solo qualche considerazione sull'utilità e applicabilità dei risultati conseguiti, e ciò alla luce delle variabili di difficile previsione quali: gli eventi socio-politici (guerre, geografia delle nuove economie emergenti, movimenti e sconvolgimenti politici, ecc.); le nuove scoperte e innovazioni tecnologiche capaci di sovvertire i precedenti paradigmi su cui le analisi si basano (potenziamento delle comunicazioni, disponibilità delle tecnologie per tutti, accelerazione degli sviluppi socio-economici, ecc.); possibile introduzione di nuovi modelli monetari e-money, quali bitcoin e simili. Non sono certo io a sottovalutare il valore delle ricerche condotte, ma queste attengono ad una realtà che non sappiamo se si proietterà inalterata nel futuro, in particolare nel lungo periodo.
  5. Pier Luigi Rispondi
    Se c'è qualcosa di ideologico in questo caso, questo è contenuto nell'idea che 'far parlare i dati' sia di per sé un fatto oggettivo, mentre si tratta di un esercizio interpretativo. Il mainstream economico è intriso di questa finta ingenuità metodologica, priva di qualunque fondamento epistemico.
  6. Paolo Vitale Rispondi
    Secondo me Hansen ha poco in comune con gli altri due. Mi sembra che si sia voluto rimediare all'errore di non avergli assegnato il Nobel Prize unitamente a Sargent. Negli ultimi 10 anni Hansen si è dedicato in prevalenza al tema della Robustness con applicazioni in finanza, ma soprattutto in macro. Insomma, la motivazione riportata dal comitato nell'assegnazione del Nobel Prize è riduttiva. La rilevanza della sua ricerca è molto più ampia.
    • NewDeal Rispondi
      Bel post. Hansen e' rigoroso. Non sfugga che questo trio, theoretically speaking, non ha nulla in comune, l'uno con l' altro. Tema che non si puo' minimizzare. L'economia non e' una scienza esatta: questo è il significato del Nobel.