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Poste: chi spedisce il “pacco” Alitalia agli italiani

Prima di investire i soldi dei propri azionisti solitamente i manager si accertano che esista un piano strategico. Il premier Letta, il ministro Lupi e l’amministratore delegato hanno deciso che Alitalia è un buon investimento per Poste Italiane.Ma davvero hanno le competenze per prendere questa decisione?
QUANDO L’EXPERTISE È UN OPTIONAL
Poste Italiane è una Spa posseduta interamente dal Ministero dell’Economia. Dunque i suoi azionisti siamo tutti noi. Noi paghiamo il presidente, l’amministratore delegato, e i tre consiglieri perché usino i nostri soldi nel modo migliore.  Poste Italiane, il presidente del cosiglio Letta  e il ministro Lupi  hanno deciso che il modo migliore per impiegare 75 dei nostri milioni è di entrare nel capitale di Alitalia.
Il ministro Lupi ha twittato che Poste Italiane “non è un aiuto dal parte del pubblico, ma un’azienda sana che entra al 25 per cento e può essere partner forte”. Non ho il minimo dubbio che nemmeno lui creda a quello che ha detto. Il ministro sa benissimo che ha preso i nostri soldi e li ha buttati dalla finestra. Tanto più che, con involontaria ironia,  ha subito aggiunto che “ora ci vuole un piano industriale”. Qualche suo collaboratore forse dovrà spiegargli che nel mondo reale, fuori dai salotti di Bruno Vespa,  prima di investire i soldi dei propri azionisti i manager di solito  si accertano che esista un piano strategico.
Ma non è più il tempo di lottare contro i mulini a vento. Abbiamo il dovere di inchiodare i protagonisti di  questa farsa alle loro responsabilità. E tanto per non girare intorno al problema, cerchiamo di capire le conoscenze specifiche nel campo del trasporto aereo di chi ha preso questa decisione. Letta e Lupi non si sono mai occupati di compagnie aeree: fino all’aprile scorso erano dei deputati in tutt’altre faccende affaccendati,  e conoscevano Alitalia solo perché potevano viaggiarci gratis grazie al tesserino dei parlamentari. Ora hanno scoperto le “sinergie tra trasporto passeggeri e trasporto postale”. Strano che nessuno ci abbia pensato prima.
POSTE ITALIANE … SOCIETÀ PER AEREI?
Il presidente di Poste Italiane, Giovanni Ialongo, ha fatto tutta la sua carriera in Poste Italiane. Secondo il suo profilo di Wikipedia, “ha percorso un lungo cammino nel sindacato, ricoprendo ruoli di primo piano fino alla carica di Segretario generale della Federazione Poste e Telecomunicazioni della Cisl”. Per la sua carriera ha ottenuto il Cavalierato di gran croce all’ordine al merito della Repubblica Italiana, e un riconoscimento annuo di 600 mila euro (su cui sarebbe interessante raccogliere il pensiero dei suoi colleghi della Cisl). In ogni caso, non risulta expertise nel campo del trasporto aereo.
L’Amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, Massimo Sarmi, ha un passato come direttore generale nella telefonia mobile e in Siemens. In comune con il suo presidente ha  il Cavalierato di gran croce all’ordine al merito della Repubblica Italiana, e un adeguato riconoscimento alle sue capacità: 1 milione e 200 mila euro nel 2011,  un milione e mezzo secondo alcune fonti ora. Anche qui non risulta alcuna expertise nel trasporto aereo, eccetto l’acquisto della Mistral fondata da Bud Spencer, una compagnia con pochissimi aerei che non ha mai prodotto un utile da quando è nelle mani delle poste, e che queste ultime hanno  disperatamente cercato di rivendere, senza riuscirci.  Con questi precedenti, è con una certa preoccupazione che apprendiamo dalla stampa che Sarmi sta già lavorando al piano industriale per Alitalia e ha già “qualche idea in testa”.
Veniamo ai tre consiglieri di amministrazione. Maria Claudia Ioannucci, professoressa di diritto amministrativo comunitario,  è una ex senatrice di Forza Italia, di cui così scrive Lavitola (all’epoca latitante a Panama) nella famosa lettera a Berlusconi: “Lei mi ha promesso: [….] di collocare la Ioannucci nel Cda dell’Eni  [….] Mi ha concesso: La Ioannucci nel Cda delle Poste  (aveva promesso anche di darle la Presidenza di Banco Posta, anche questo non è stato mantenuto).” Nel 2011 il presidente  panamense e due giudici della corte suprema trascorsero le vacanze (sembra a spese di Lavitola) in Sardegna, dove c’era anche la Ioannucci. Poco dopo, Poste Italiane strinse un’accordo con le poste panamensi. Al momento, nessuno capì il motivo di un accordo con un paese così insignificante.
Il secondo consigliere di Poste Italiane è Antonio Mondardo, ex assessore leghista della provincia di Vicenza nonché sindaco di Grancona (Vicenza).  Nato nel 1964, è in politica almeno dal 1995. Se prima ha accumulato expertise nel trasporto aereo, non se ne trova traccia, almeno su Internet. Il terzo e ultimo consigliere di Poste Italiane è Alessandro Rivera, ex direttore al Tesoro, dove ha lavorato almeno dal 2000. Non risulta alcuna esperienza precedente nel trasporto aereo.
Queste dunque sono  le persone  che hanno il potere di decidere l’investimento di Poste Italiane in Alitalia, o almeno di chiederne ragione all’amministratore delegato. Ci aspettiamo di sentire la loro opinione, e magari anche quella di Adolfo Teobaldo Di Girolamo, il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo di Poste Italiane. Così come aspettiamo di sentire l’opinione di qualche membro coraggioso dei consigli di gestione e di sorveglianza di Intesa Sanpaolo  e del consiglio di amministrazione di Unicredit,  che ancora una volta si sono prestate a un’ “operazione di sistema” voluta dai politici.

Leggi anche:  Tutte le incertezze dell’operazione Aspi

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16 commenti

  1. Lina Simonetti

    E pensare che con Letta un pochino ci speravo. Non c’e piu’ nulla da fare. Cadremo sempre piu’ in basso. I nostri politici sono in malafede e appoggiati dai furbi e dagli ignoranti. Grazie professore per avermi ancora una volta illuminato.

  2. Luciano Mauro

    Roberto ! ROBERTO!

  3. LucaSpoldi - 6inrete

    Come dubitare delle “sinergie” tra due buchi neri serviti negli anni più a soddisfare logiche politico-sindacal-clilentelari di tutti i colori (letteralmente) che altro?… Dicevano una volta errare è umano, perseverare diabolico e qui si persevera da decenni come ho anche ricordato di recente: http://www.fanpage.it/alitalia-non-si-faceva-prima-a-farla-fallire-anni-fa

  4. Enrico

    Ottimo articolo.
    Purtroppo una volta di più: i politicanti sono tornati, ci rovineranno (per carità li abbiamo votati indefessamente per anni, un po’ ce lo meritiamo).

  5. Confucius

    L’intervento fa il paio con la trasmissione di Report di qualche settimana fa,che ci ha illuminato sui criteri di scelta di ministri e sottosegretari. Con una tale classe dirigente diventeremo sicuramente il paese trainante della nuova Europa! Fortunatamente, British Airways ha già inoltrato ricorso alla UE individuando nell’intervento di Poste Italiane un surrettizio aiuto di stato….

  6. NewDeal

    Toni fin troppo pacati, caro Professore…

  7. henricobourg

    Bravo professore, ma non bastano le dimostrazioni, in questo paese nessuno ne tiene conto, conta solo che grida più forte, chi ha le carte migliori per ricattare. Misera Italia!

  8. Gabriele Sperini

    Ieri ho acquistato un biglietto Alitalia andata e ritorno Roma Verona in giornata – 410,00 Euro – una vera e propria rapina (per motivi logistici non ho potuto utilizzare il treno). Purtroppo nonostante lo scandaloso regime di monopolio di cui ha goduto la “nostra” compagnia di bandiera, in cinque anni, pur partendo senza debiti, è riuscita un’altra volta a fallire: il nuovo salvataggio pubblico non e’ un “pacco” alle Poste bensì agli italiani che meritano bel altri politici. E pensare che poteva essere la volta buona di farla fallire una volta per sempre e favorire nel trasporto aereo il regime di libera concorrenza.

  9. raffaele

    Anche questa è da considerare come una promessa elettorale del PdL e dunque è entrata nel programma del governo Letta il quale, di tanto in tanto, dovrebbe mostrarsi meno accondiscendente, anche perchè il PdL ha la brutta abitudine di accaparrarsi consensi mettendo i costi delle promesse (nuove e vecchie) a carico del pubblico bilancio.

  10. Stefano

    Parole sacrosante!

  11. pippo

    vabbe che sarà mai poste italiane con banco posta e postemobile ha avuto un successo superiore alla aspettative quindi perche non buttare i soldi guadagnati in un buco nero (alitalia ndr)? cosi facciamo risucchiare anche poste che andrà in negativo per non far sfigurare le altre aziende statali e parastatali

  12. david berera

    questo “pasticcio” all’italiana è alquanto imbarazzante..

  13. Ivano Zatarra Terzo

    In un altro vostro articolo (http://www.lavoce.info/competenze-degli-italiani-siamo-i-peggiori/) avevo mestamente fatto notare la validità del “Principio di Peter”. È un principio che potrebbe essere (anche) spiegato come la relazione di equilibrio tra merito e improvvisata incompetenza: tanto più alta è la seconda e tanto più basso è il merito.

  14. Paolo Riccardi

    In questa vicenda c’è dolo, non incapacita`.
    L`obiettivo finale e` togliere dalla concorrenza internazionale Alitalia, cio` e parte del piano di deindustralizzazione del paese.
    Ia quota di mercato Alitalia deve finire in mano “altrui”. L`operazione e` stata posta in essere gia` da molti anni quando furono dismessi i B747.

  15. Mattia Agnetti

    Professor Perotti, grazie per questo articolo così chiaro, diretto e di un’allarmante veridicità.

  16. Luctam

    Premesso che stiamo parlando di una compagnia privata e quindi già ci sarebbe da chiedersi cosa c’entriamo noi, la scusa ufficiale è la strategicità dell’azienda, questo quando ancora pochi giorni fa quasi non ci si ricordava dell’importanza della rete telefonica.
    Chi vola sa bene che Alitalia da almeno 15 anni non è più strategica perché tutte le grandi compagnie portano i passeggeri internazionali ed intercontinentali nei propri hub, più organizzati ed efficienti, partendo da tutti i ns. aeroporti nazionali.
    Visto che siamo gli azionisti ahimè silenti del tesoro, come lo eravamo ai tempi dell’eroica decisione dei capitani coraggiosi, sarebbe ora di chiedere conto a lor signori e anche a quelli passati di decisioni evidentemente sballate.
    Il conto che abbiamo pagato l’altra volta credo non sia inferiore ai 4 miliardi, poi ci sono i soldi persi in questi anni (mettiamo che siano anche privati, ma comunque il sistema Italia non li ha più), quelli che si stanno stanziando e sono già ipotecati per far volare in perdita gli aerei per qualche mese chissà cos’altro al momento della vendita se di vera vendita si tratterà, visto che Air France ha già detto che l’azienda vale zero.
    La vendiamo ai russi che ce la pagano con il surplus del costo fuori mercato del metano che paghiamo in virtù di un altro affare di qualche anno fa? (però Berlusconi quando i soldi sono suoi gli affari li sa fare, ci deve essere qualche maledizione che scatta, allora come oggi, quando i soldi sono i nostri … )

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