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  1. Alessio Rispondi
    Articolo inesatto nelle sue affermazioni finali "l’assenza di scalate di investitori italiani all’estero". Senza scomodare la solita Fiat, il saldo tra scalate estere in Italia (43 md) e quelle italiane all'estero (26 md), è di 2 a 1. Parlare di assenza mi pare fuori luogo.... Evidentemente chi ha scritto questo articolo osserva dalla parte sbagliata. Insomma le solite severgninate: tanti luoghi comuni, fuffa e il solito piagnisteo sull'Italia confrontata con l'estero.
  2. Jacopo Piletti Rispondi
    Forse perché le nostre industrie hanno voluto fare le cicale e non le formiche? senza poi contare di far i giochini di potere tipo rcs o alitalia . Poi attaccare l'euro è come uno studente universitario che si lamenta che il prof è severo e non lo lascia copiare quando non ha studiato
  3. Alberto Rispondi
    Fare impresa è una cosa difficile ma chi lo fa in Italia ancora di più. Se gli spagnoli acquistano Telecom e la cosa dispiace all’Italia, perché non ci avevano pensato prima per evitare questa situazione ? Bernabè che non sapeva nulla (?!) ma dal Corriere della sera : “il numero uno della compagnia telefonica ha espresso anche una critica - nel corso della sua odierna audizione dal Senato - al «sistema Italia», prima latitante e ora allarmato: «Per arrivare a scelte differenti - ha detto il presidente - dovevamo tutti quanti pensarci prima». «Non si può - ha aggiunto - reagire con minacce come la nazionalizzazione della rete». E ancora: se «il sistema Italia fosse stato davvero così preoccupato del futuro di Telecom Italia come negli ultimi due giorni forse sarebbe stato possibile un intervento più strutturale». Ci si auspica che gli stranieri investano in Italia, ma come si desidera che investano ? Mettendoci i loro soldi per creare dei posti di lavoro per italiani con la burocrazia, le infrastrutture, la pressione fiscale nostrana e con leggi ad effetto retroattivo per la cui interpretazione non basta l’oracolo ? Sono gli imprenditori italiani i primi che dovrebbero essere chiamati per mantenere o rendere il paese una potenza economica, ma giorno dopo giorno i marchi o vengono acquistati dagli stranieri o chiudono e le piccole imprese, se possono, espatriano, vanno in Polonia, in Carinzia, in Ungheria, in Slovenia addirittura in Germania dove lo Stato rende la vocazione naturale di un’azienda più possibile. Altre Nazioni che, come sirene, invitano ad investire con la promessa di non far pagare tasse per un lustro a condizione di creare posti di lavoro. In fin dei conti si fa impresa per gli utili.
  4. NewDeal Rispondi
    Purtroppo, si tratta 'solo', di un mero caso di estrazione - politica- di utilita' pubbliche. tema ricorrente, in Italia. Davvero creative, infine, la definizione di Bernabe', il quale inquadra la vicenda quale 'ristrutturazione'.
  5. Libero pensiero Rispondi
    Editoriale anodino e 'mandando (plausibilmente) in soffitta il progetto di scorporo della rete riduce anche gli spazi per un contributo da altri operatori, pubblici o privati, alla realizzazione dell’investimento'. proprio li' la crux. rete pubblica 'socializzata' -pro bono - ad operatori stranieri? Head cutting mode: e' un corollario della meritocrazia. Zero ritorni in Italia? il contributo ..a spese di chi?. at the taxpayers' expense? fino alla prossima...privatizzazione? Chi ha compiuto scelte errate- non occorrono studi specialistici, per avvedersene - si dedichi ad altro. Ma cosa si pubblica?
  6. Libero pensiero Rispondi
    Lo scorporo della rete- per evidenti ragioni- avrebbe dovuto essere fatto prima della so-called 'privatizzazione all'Italiana' (pronuncia: profitti private per gli amici, relitti socializzati/pubblici)
  7. Piero Rispondi
    La svendita della Telecom fu fatta all'epoca della privatizzazione, oggi è giusto che essendo una società privata vada a chi ha i soldi, almeno chi investe nella società la renderà efficiente, in modo tale da dare più servizi agli utenti, ma alla fine dei conti di tutte le società di telefonia nate in Italia, quante ne sono rimaste italiane? Nessuna, allora di cosa dobbiamo preoccuparci, la verità e' molto diversa, si è voluto portare in modo massiccio sui mass media tale problema che problema non e', per non parlare dei veri problemi dell'Italia che non sono come sono rappresentati furbescamente dal ministro dell'economia, la verità e che se non cambia la politica monetaria europea nel 2014 avremmo un Pil con -3%, nessuno dei nostri politici ha il coraggio di puntare i piedi in Europa o di mettere in discussione l'euro, questo e' il vero problema e i poteri forti che controllano l'informazione lo nascondono con la storia Telecom.
  8. michele Rispondi
    La civenda è molto interessante. Telecom senza lo scorporo non vale nulla e Telefonica lo sa bene, perciò se il governo fa un decreto per scoporare o nazionalizzare la rete... l'affare salta.
  9. sono_tornati_gli_yuppies_padan Rispondi
    lo chieda ai tedeschi o ai francesi se non c'entra niente con i campioni nazionali.. (io sono stato in Francia una vita) visto che i tedeschi e i francesi piuttosto che cedere asset strategici sarebbero capaci di qualsiasi nefandezza.. anche quella di corrompere o comprare banche, politica e i media del resto d'Europa.. pur di deformare l'informazione negli altri paesi concorrenti..
  10. Luca Rispondi
    Quello che ha osservato il Prof. Bagnai sul suo blog, e che forse non tutti sanno... http://goofynomics.blogspot.it/2013/09/smoke-sales.html ...è che l'euro ha fatto aumentare notevolmente gli investimenti diretti esteri in Italia. Il motivo è semplice, mentre prima della moneta unica l'investitore doveva preoccuparsi della redditività dell'investimento ma anche della volatilità del cambio, oggi quest'ultimo non è più una variabile, e a quanto pare le nostre imprese (nane, brutte, cattive e che non fanno ricerca) sono molto appetibili agli investitori stranieri. E ogni volta che un'azienda italiana diventa francese, tedesca, o spagnola, perdiamo una parte del reddito nazionale (e del gettito fiscale). Per quanto riguarda l’assenza di scalate di investitori italiani all’estero, vi rimando ai dati macroeconomici delle partite correnti (in negativo dall'entrata nell'euro), alla produzione industriale (-26%), al calo dei consumi ai livelli di 20 anni fa, ecc. ecc. Basta per capire come mai le aziende italiane non hanno risorse per fare investire all'estero?
  11. Enrico Rispondi
    Primo: difficilmente Telefonica potrà fare peggio della gestione degli ultimi 15 anni che ha trasformato una grande azienda potenzialmente molto innovativa (il formato MP3, se non sbaglio, è stato inventato allo cselt, centro ricerche Telecom a Torino) nell'ombra di se stessa. Non si capisce bene cosa faccia oggi oltre ad affittare l'infrastruttura pagata dagli italiani quando era monopolista. Lo scorporo doveva esserci *prima* della privatizzazione. Secondo: ma perchè questa paura di investimenti esteri? Non si sta cercando di attrarli? Concordo in pieno con l'ultimo punto: mancano le scalate di investitori italiani all'estero. Forse perchè i tanto decantati capitani coraggiosi lo sono solo in patria dove hanno legami con il potere invece che all'estero dove ci si confronta con investitori che sanno veramente fare il loro mestiere.
    • Libero pensiero Rispondi
      condivido in Toto.