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  1. Marcel Rispondi
    Mi scuso in anticipo qualora non abbia capito bene, tuttavia il dato a cui si riferisce cito testualmente "Secondo il rapporto “Global Trade Enabling 2012” del World Economic Forum l’Italia si posiziona sessantaduesima su 132 paesi per quanto riguarda l’apertura alla partecipazione di capitali esteri in imprese nazionali" potrebbe non essere correto in quanto secondo lo stesso report l'Itali risulterebbe 67esima per l'indice di accesso al mercato da parte degli stranieri si veda pg 216 del report, non capisco quindi se il dato da Lei citato si riferisce al subindex del market access oppure ad un altro indice. Grazie
    • Luca Rispondi
      Grazie Marcel per il suo commento. Ha individuato il documento giusto, ma si e' fermato troppo presto: se guarda a pagina 217 sotto "8th Pillar" vedra' il punto 8.07 "opennes to foreign participation", in cui il nostro ranking e' 62.
      • Marcel Rispondi
        Le mie scuse anticipate si sono rivelate utili dopotutto. Grazie mille per avermi tolto questo dubbio.
  2. Piero Rispondi
    Ricordiamoci degli investimenti dei capitali esteri nel settore fotovoltaico, come e a tutti noto, l'investimento nel fotovoltaico si regge sulla tariffa incentivante che alla fine grava sulla bolletta energetica dei cittadini italiani, se questo e' attrarre i capitali dall'estero, la cosa e' negativa; i capitali esteri non verranno mai in Italia per investire su imprese dove vi è una forte incidenza del lavoro, ma solo su attività che possono vivere di rendita.
  3. Alberto Rispondi
    Si attribuisce ad Erwin Rommel la frase “Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco”, solo che qualcuno ironicamente aggiunse che sono gli ufficiali italiani a non stupire nessuno. Gli investitori stranieri, purtroppo, pensano diversamente e le ragioni sono, a detta di molti di loro, prevalentemente riconducibili alla gestione, alla direzione, alla politica dello Stato (…gli ufficiali). http://www.ilgiornale.it/news/economia/lettera-imprenditore-premier-enrico-letta-954579.html
  4. Renato Chahinian Rispondi
    L'articolo è interessante e mette in luce alcuni criteri di valutazione degli IDE in Italia. Atteso che sotto l'aspetto della produttività è da verificare caso per caso se un investimento straniero sia più o meno produttivo (ed eventualmente con una produttività maggiore o minore di investimenti alternativi nazionali), desidero soffermare l'attenzione sugli effetti d'impatto di un investimento straniero per il nostro Paese ai fini della crescita economica. Solo con investimenti "greenfield" (nuovo insediamento o nuova attività) si conseguono effettivi vantaggi in termini di redditi di lavoro (quelli di capitale ovviamente vanno all'investitore estero). Per quanto riguarda le acquisizioni estere di imprese esistenti, che in questo periodo di crisi sono le più frequenti, invece, non si produce alcun effetto immediato in termini di reddito e quindi di crescita. Soltanto con il tempo si potrà valutare se il nuovo management sarà in grado di ottenere risultati maggiori del vecchio in termini di valore aggiunto (la cui parte relativa ai redditi di capitale comunque andrà oltre frontiera). Semmai sarebbe da valutare come l'operatore italiano impiegherà il ricavato del disinvestimento della precedente proprietà aziendale, ma su tali informazioni non esiste alcuna statistica, nè stima.
  5. Orazio Rispondi
    Purtroppo, la verità fa male... http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_26/canton-ticino-imprenditori-italiani-investimenti-del-frate_85a31594-2690-11e3-a1ee-487182bf93b6.shtml
  6. Luca Rispondi
    Avevo appreso dal Prof. Bagnai (http://goofynomics.blogspot.it/2013/09/smoke-sales.html) che con l'arrivo dell'euro gli IDE in entrata erano aumentati ma non sapevo che, comunque, sono inferiori a quelli di altri paesi europei. Riguardo al loro livello ottimale trovo interessante la sua analisi. Non concordo sulla questione della riduzione del costo del lavoro perché, che si tratti di diminuzione degli stipendi netti, o del lordo comprensivo di contributi sociali (che poi andranno a pagare le pensioni con il sistema contributivo, quindi ci servono) ritengo che i lavoratori italiani abbiano già dato abbastanza. Se poi parliamo di diminuzione delle tasse (irpef) non lo ritengo fattibile in questo momento (anche se sarebbe bello).
  7. Ugo Pass Rispondi
    Dopo aver fatto fuggire i capitali italiani, assieme alle competenze e alla capacita' imprenditoriale, all'estero, dopo aver creato il deserto produttivo con una tassazione opprimente e una burocrazia corrotta, dopo aver dimostrato al mondo intero che in italia impera il più bieco statalismo parassitario unito ad una cultura sindacale arretrata, demagogica e china agli affarismi di partito, sperano di trovare qualche grullo estero disposto a credere alle loro fandonie di giocatori alle tre carte. i capitali stranieri verranno sicuramente in italia per comprare qualche realta' di pregio , non certo per restare a confrontarsi con un sistema marcio alle fondamenta.