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  1. gaetano criscenti Rispondi
    ma su tutto aleggia, nera e terribile la peste del secolo italiano: la governance,ma ancora di più, la responsailità: a chi rispondono i board delle fondazioni? quali criteri di merito? quali i sistemi per ottenere un serio sistema di controllo delle attività degli amminostrazioni? perchè, come dice Perotti per l'università, qualunque regola, in un quadro di sistema autoreferenziale e irresponsabile, viene aggirata con facilità.
  2. gaetano criscenti Rispondi
    credo che debba venire posto seriamente il criterio, a mio parere vincolante ed obbligatorio, d'investimento e di attività delle fondazioni bancarie: trasformarle da stipendificio e sperperatore di denari per acquisizione di potere da parte di potentati politici, a vere e propri fondi d'investimento del tipo " obbligatorio" nel senso che come missione devono avere l'investimento sul territorio di competenza, con percentuali dsuddivise tra le varie forme d'investimento, ben delineate da un board esterno. Ritengo che, in questo modo le fondazioni, da palla al piede per l'economia, vedi la fondazione del BdS che finanzia solo concorsi e premi letterari, possano divenire volano per la crescita. E torno con la mia idea: puntare all'istruzione, tramite finanziamento di borse di studio, ricerche mirate nelle università del territorio, in joint venture con le imprese; nel appoggiare le start up, in modo simile ad un fondo venture capital, magari intervenendo ad integrare il capitale di rotazione dei confidi. Un mix equilibrato, la possibilità di sfuttare i brevetti, la spinta all'eccellenza sia delle scuole che delle università, la crescita dei giovani grazie alle borse di studio, ne farebbero una grandissima opportunità, sopratutto per il meridione, sempre storicamente carente di capitali in cerca d'investimento.