Fiat ha presentato i conti trimestrali e l’atteso nuovo piano industriale. Sotto il profilo dei conti non ci sono novità: positivi gli Stati Uniti e il Sud America, mentre in Europa il gruppo continua a generare perdite. Per questo è previsto un riposizionamento nel mercato europeo, innalzando la gamma dei prodotti e abbandonando le roccaforti tradizionali del segmento medio. È una scommessa ad alto rischio. Ma dal suo esito dipende il futuro della produzione automobilistica in Italia. Per avere qualche speranza di vincerla, serve il contributo di tutti. 

Mercoledì 30 ottobre la Fiat ha presentato i conti trimestrali e il tanto atteso nuovo piano industriale. Da un punto di vista dei conti, non ci sono particolari novità. Il bilancio consolidato di Fiat-Chrysler tiene, con un fatturato nel terzo trimestre di 20 miliardi e un utile netto prima delle imposte di 481 milioni. La liquidità cala di 2,7 miliardi rispetto a giugno, ma si attesta comunque sul ragguardevole livello di 20 miliardi. Cresce il debito. Hanno contribuito positivamente ai conti sia gli Stati Uniti che il Sud America, mentre in Europa il gruppo continua a generare perdite. La strategia di diversificazione territoriale sta pagando: Fiat più che compensa le perdite delle aree con scarsa domanda con i guadagni dei mercati in crescita. Le prospettive europee sono fosche. Dopo le previsioni rivelatesi troppo ottimistiche del 2010, ora la casa torinese va coi piedi di piombo e prevede vacche magre a tutto il 2016. C’è da sperare che questa volta Fiat sbagli per troppo pessimismo.

STRATEGIE PER L’ITALIA E L’EUROPA

Nessuna sorpresa clamorosa dai conti. Molte più novità, alcune sì clamorose, dal nuovo piano industriale per l’Italia. Prima, e più importante notizia, Sergio Marchionne ha dichiarato che non sono previste chiusure di impianti. Gli stabilimenti nel resto del mondo si stanno avvicinando al livello di saturazione e serve quindi capacità produttiva inutilizzata per far fronte ad aumenti della domanda. Chiudere impianti in Europa per aprirli altrove, secondo Marchionne, non avrebbe alcun senso. Qualunque aumento della domanda globale si tradurrà quindi in un maggiore utilizzo degli impianti europei: da qui l’enfasi degli ultimi mesi sulle esportazioni. È una buona notizia, che speriamo riporti un po’ di serenità in un confronto che aveva raggiunto livelli di conflittualità altissimi.
La seconda notizia importante è l’annuncio di un cambio radicale di strategia in Europa. Secondo Marchionne, Fiat deve riallineare il proprio portafoglio di prodotti, muovendosi verso il segmento “premium” del mercato facendo leva in particolare sui marchi storici di quel segmento, Alfa Romeo e Maserati. Nella parte bassa del mercato, ci si concentrerà su Panda e 500. La Fiat sembrerebbe quindi intenzionata ad abbandonare la produzione in Europa del segmento medio, che ha  rappresentato storicamente la parte principale del suo modello di business. È la scelta giusta? Per capirlo, serviranno ulteriori analisi. Ma è una svolta che, se confermata, avrà conseguenze profonde sul futuro della Fiat in Europa.

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LA SCOMMESSA DEL RIPOSIZIONAMENTO

Nonostante conti tutto sommato in linea con le previsioni, il titolo ha perso in Borsa più del 4 per cento. Difficile attribuire il tonfo alla revisione al ribasso delle vendite in Europa per i prossimi anni. L’andamento negativo dell’Europa è noto da tempo ed era stato alla base del downgrade di Moody’s del 10 ottobre, accolto senza particolari problemi dai mercati. La vera novità della giornata è il piano strategico, che non sembra aver convinto gli investitori. La ragione del calo del titolo risiede probabilmente qui. L’aspetto cruciale è l’eccesso di capacità produttiva in Europa, e in particolare in Italia. Durante la conference call la domanda più gettonata dagli investitori ha riguardato la mancata riduzione della capacità produttiva in Italia. È evidente che la ritengono la strada più logica per tagliare i costi e limitare le perdite sul fronte europeo. Marchionne preferisce mantenere la capacità produttiva in eccesso, riducendo i costi di impianti sottoutilizzati attraverso l’uso della cassa integrazione. L’obiettivo è intercettare la domanda qualora la ripresa arrivi. In questa fase di grande incertezza sugli sviluppi futuri tenere aperte tutte le opzioni è una strategia condivisibile.
Più difficile è valutare il progetto di riposizionamento della gamma di prodotti nel segmento “premium”. Questo percorso di sviluppo, auspicato da molti commentatori, è in salita. Saturare tre impianti con Alfa e Maserati(Pomigliano continuerà a produrre la Panda) significa raggiungere livelli di vendite con i due marchi incomparabilmente più alti di quelli attuali. L’obiettivo è difficile: il mercato “premium” ha sì margini più alti, ma la concorrenza è comunque agguerritissima. Più volte Fiat ha provato a entrare in questo mercato, segnatamente con Lancia, ottenendo risultati deludenti, tanto che il marchio sarà mantenuto solo per la Lancia Ypsilon. Anche Alfa non è mai riuscita a conquistare una quota significativa del mercato di riferimento. Rispetto al passato c’è però una differenza importante: l’integrazione con Chrysler, ben presente nel segmento premium, permette l’utilizzo di tecnologie e lo sfruttamento di sinergie prima non disponibili.
Sergio Marchionne ha dimostrato più volte di non tirarsi indietro di fronte alle sfide. Non lo ha fatto quando ha deciso di farsi liquidare l’opzione put da Gm, utilizzando i soldi per iniziare il “come back” di Fiat dal baratro del fallimento. Non lo ha fatto quando si è presentata la possibilità di acquisire Chrysler, in un momento in cui le altre case automobilistiche miravano principalmente a limitare i danni. In entrambe le occasioni la scommessa si è rivelata vincente. Ora siamo di fronte a un nuovo rilancio: riposizionare Fiat nel mercato europeo, innalzando la gamma dei prodotti e abbandonando le roccaforti tradizionali del segmento medio di produzione. Anche questa è una scommessa ad alto rischio, dal cui esito dipende il futuro della produzione automobilistica in Italia. Per avere qualche speranza di vincerla, serve il contributo di tutti. Fiat deve mettere in cantiere i nuovi modelli per entrare da protagonista nel mercato premium. I contrasti con la Fiom vanno risolti attraverso regole di rappresentanza che garantiscano democrazia (e quindi permettano alla Fiom di avere delegati in fabbrica) e governabilità (e quindi impediscano che un sindacato di minoranza abbia di fatto diritto di veto nella stipula dei contratti).
Il Governo deve continuare sulla strada delle riforme strutturali per ridare competitività al nostro sistema produttivo, anche in questo difficile finale di legislatura. Gli aiuti alle esportazioni, di cui si parla spesso nel dibattito, sono ovviamente impossibili, sia per la mancanza di fondi che per la disciplina europea sugli aiuti di Stato. Piuttosto, si può agevolare l’export attraverso forme di “svalutazione fiscale”, riducendo il cuneo e la tassazione sul reddito dei lavoratori. I fondi si possono trovare, ad esempio tagliando i sussidi alle imprese censiti nel “Rapporto Giavazzi” e/o mantenendo l’innalzamento dell’Iva previsto nella versione iniziale della legge di stabilità.

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