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La ripresa non passa dalle infrastrutture

Siamo molto lontani dallo sperato rilancio degli investimenti infrastrutturali. Il potenziale impatto delle risorse stanziate con il decreto “del fare” sarà modesto quanto a tempestività della spesa e di sostegno alla domanda. I cento milioni per il piano dei “6mila campanili”
I FONDI STANZIATI
Molte attese per il rilancio degli investimenti infrastrutturali erano riposte sul decreto “del fare”. Anche il dibattito che ne aveva preceduto l’approvazione da parte del Governo aveva evidenziato l’urgenza di un programma di lavori pubblici di impronta keynesiana, in grado di dare un sostegno tempestivo alla domanda e all’occupazione. Soprattutto pensando alla velocità di trasmissione all’economia e all’occupazione di una simile decisione politica, si riteneva si dovesse puntare soprattutto a finanziare opere di piccolo taglio e interventi di manutenzione immediatamente cantierabili, che potessero dare un poco di ossigeno alle piccole e medie imprese del settore dell’edilizia. Il potenziale impatto delle risorse stanziate con il decreto legge 69/2013 per gli investimenti pubblici nel campo delle infrastrutture sarà prevedibilmente modesto quanto a tempestività della spesa e di sostegno alla domanda. Il Dl “del fare” stanzia (articolo 18), per gli interventi infrastrutturali, la relativamente modesta cifra di 2.069 milioni di euro. Con essi viene costituto, presso il ministero delle Infrastrutture e trasporti, un fondo “sblocca cantieri” per la continuazione dei lavori nei cantieri già aperti e per concludere i contratti e avviarne di nuovi. Se non che, per aprire nuovi cantieri occorre abbandonarne programmi già finanziati.
EURO DA UN PROGRAMMA ALL’ALTRO
L’intero ammontare dello stanziamento è, infatti, costituito da risorse provenienti da riduzioni di spesa autorizzate con precedenti leggi che avevano individuato interventi e iniziative da finanziare. Dei poco più di 2 miliardi di euro che costituiscono la sua dotazione complessiva, 1.402 milioni provengono da riduzioni di spesa per opere infrastrutturali, autorizzate con la legge di stabilità del dicembre 2012 (639 milioni) e con il Dl 98 del luglio 2011 (763 milioni). Solo i restanti 667 milioni derivano da tagli a spese già autorizzate (235 sempre nel dicembre scorso) non destinate a opere pubbliche. I due terzi (per importo) delle opere ora previste comportano, quindi, la cancellazione di altri investimenti ritenuti necessari non più di otto mesi fa o al massimo nel 2011. Il contributo che si prevedeva dovessero dare all’economia quegli investimenti verrà, ovviamente, meno. Se, come si deve dare per scontato fino a prova contraria, lo stanziamento di risorse per finanziare opere ben individuate non è motivato solo alla ricerca di consenso politico, il così rapido trasferimento di danari da un provvedimento legislativo a un altro chiama in causa la qualità della programmazione e dell’azione amministrativa. Se per alcuni interventi già previsti viene ora cancellato (o ridotto) lo stanziamento, delle due l’una: o fu sbagliato in partenza averli previsti (quanto meno nell’entità del fabbisogno) oppure l’errore lo si commette adesso togliendo a essi il finanziamento.
FINANZIAMENTI DILUITI IN CINQUE ANNI
Negli ultimi anni, questo del fondo sblocca cantieri non è il primo caso di misure finanziate pescando risorse da autorizzazioni di spesa di precedenti provvedimenti. Il progressivo scivolamento in avanti delle risorse potrebbe coinvolgere anche i 2 miliardi di euro del nuovo fondo. Forse è anche per questo timore che il ministro delle Infrastrutture si è affrettato a emanare un decreto attuativo con l’individuazione di un primo blocco di iniziative da finanziare. Ma la celerità dell’azione amministrativa non modifica i tempi di disponibilità delle risorse stabiliti dal decreto legge. Per questo scorcio di 2013 l’autorizzazione di spesa è di 335 milioni di euro, ed è di 405 per il 2014, mentre i due terzi della sua dotazione inizieranno a essere iscritti a bilancio a partire dal 2015 con fine nel 2017. Difficile ritenere che risorse, già di per sé contenute, spalmate in cinque anni possano dare un sostegno di qualche rilievo all’economia e all’occupazione nel settore dell’edilizia. Nello stato comatoso della nostra economia, sarebbe stato necessario, quanto meno, poter spendere tutta la (modesta) somma del fondo tra questo e il prossimo anno. Per spendere velocemente i finanziamenti disponibili, li si sarebbe dovuti concentrare tutti nella sistemazione delle vie di città e paesi, nella manutenzione degli edifici pubblici e in tanti altri piccoli possibili interventi i cui tempi tecnici di progettazione e manutenzione sono brevi. Della disponibilità totale del fondo sblocca cantieri solo 100 milioni di euro sono riservati a opere che potranno avere queste caratteristiche. Se li dovranno contendere i circa 6mila comuni con meno di 5mila abitanti inclusi nel programma denominato, appunto, “6.000 campanili” (in base ai criteri di attribuzione dei finanziamenti riportati nel decreto legge potranno beneficiarne solo tra i 100 e i 200 campanili). Il baricentro della distribuzione temporale e della topologia delle opere non cambia sostanzialmente anche considerando i 450 milioni di euro extra fondo sblocca cantieri previsti dal Dl 69/2013 per interventi di manutenzione e bonifica degli edifici scolatici (100 per ognuno degli anni 2014-2016 di provenienza Inail e 150 stornati dal fondo per la ricerca applicata).

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Perché non serve una legge sulla rappresentanza

  1. Enrico

    C’è una terza possibilità: entrambi gli interventi (quelli finanziati prima e quelli che si vogliono finanziare adesso) sono corretti e necessari, ma le risorse, essendo limitate, vengono re-destinate “a priori”, per poter dire che si sta facendo qualcosa (altrimenti è come ammettere che il governo precedente aveva fatto bene, facendo sorgere la domanda: perchè lo si è fatto cadere?).

  2. Alberto

    Perfettamente d’accordo piccoli interventi immediatamente cantierabili.
    Manutenzione scuole e relativa messa in sicurezza, manutenzione ordinaria e straordinaria di caserme, ospedali, carceri.
    Messa in sicurezza di torrenti, fiumi, invasi ecc. prima della prossima alluvione che provocherà il solito bilancio di morti e danni.
    Interventi piccoli ma importanti per la sicurezza e la vita della popolazione italiana, condivisibili da tutti e facilmente realizzabili.

  3. Salvatore

    E’ il solito gioco delle tre carte.
    Ma cosa aspettarci da dei politicanti da strapazzo che si fanno tenere in scacco da un pregiudicato?
    Di opere iniziate e non finite ce ne è una miriade.
    Si iniziano così da poter dare / avere una tangente e poi si lasciano deperire.
    Succede da decenni.
    Evidentemente il sistema è marcio e non si riprenderà nonostante tante belle parole.
    Auguri

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