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  1. AM Rispondi
    Per spiegare il punteggio inferiore assegnato all'Economia aziendale si deve anche considerare che molti docenti di queste discipline sono a tempo definito e svolgono attività professionale. Quindi ad es. una perizia o una consulenza pure ad alto livello scientifico non sono computate
    • giovanni Rispondi
      Io sarei per impedire la doppia professione: o ti dedichi all'università o al tuo studio privato (e al tuo portafoglio). Giusto perché molti si dimenticano che ricevono pure uno stipendio dallo stato. Ovviamente vale per tutte le aree del sapere.
      • AM Rispondi
        Il mio era solo un tentativo di spiegare l'anomalia del minor punteggio assegnato al gruppo disciplinare aziendale alla luce del fatto che gli studiosi di questo gruppo non sono di qualità inferiore rispetto agli altri. Non era una difesa della doppia attività. L'esistenza del tempo definito è stabilita dalla legge e il problema semmai si dovrebbe porre per il futuro, ma in Italia siamo ormai abituati alla retroattività delle norme..
        • GL Rispondi
          Qualora in certi SSD ci fossero delle percentuali particolarmente elevate di docenti a "tempo definito", e' molto probabile che in quei settori si faccia anche poca ricerca proprio perche' i docenti si dedicano ad altre attivita' con dei ritorni prettamente privati e poco pubblici (le consulenze anche di "alto valore" vengono pagate ai diretti interessati). Per cui personalmente sarei per considerarla un'aggravante e non un'attenuante nel caso si debbano distribuire risorse dalla quota premiale alle universita' (magari per finanziare la ricerca...).
          • AM
            Nessuno pensava ad un'attenuante, ma solo ad una causa. Sono d'accordo anche sulla riduzione di risorse, dato che vi sono altre fonti di reddito. Ma la distribuzione delle risorse per tipologia di ricerca è un tema ancora tutto da sviluppare. Ritengo ad esempio che in Italia ricerche con forte impatto sullo sviluppo economico, tecnologico, sociale e sulla salute meritino più interesse di quelle sulle antiche civiltà della Siria o di quelle sugli idiomi indigeni della Bolivia, pur con tutto il rispetto sulla dedizione e sul valore dei ricercatori.
  2. Giovanni Rispondi
    Partecipereste ad un a gara in cui le regole sono rese note dopo 2 anni? Credo di no. Quello che ha fatto l'ANVUR con la ricerca italiana invece è proprio questo, con l'aggravante che nemmeno sapevamo di partecipare ad una gara! Infatti l'ANVUR ha stilato le sue graduatorie in base alle pubblicazioni effettuate tra il 2004 e il 2010, stabilendo l'elenco delle riviste e la loro importanza nel mondo scientifico, solo nel 2012. Quindi il quadro è questo: tra il 2004 e il 2010 il mondo della ricerca accademica italiana lavora e pubblica i risultati in riviste nazionali e internazionali e nel 2013 l'ANVUR bacchetta i ricercatori italiani perchè non hanno pubblicato nelle riviste che l'ANVUR stesso ha stabilito come idonee nel 2012 o perchè hanno pubblicato in riviste non considerate di eccellenza dall'ANVUR stesso. Ovviamente tutto questo si riflette sull'immagine degli atenei e purtroppo anche sulla redistribuzione dei fondi. E non è poco. In un mondo dotato di onestà intellettuale, l'operazione fatta oggi dall'ANVUR sarebbe dovuta essere una simulazione finalizzata a dire ai ricercatori "date le regole che abbiamo stabilito l'anno scorso, se voi continuaste come avete fatto tra il 2004 e il 2010 sareste classificati in questo modo". La simulazione avrebbe quindi avuto il senso di rendere esplicito l'effetto delle regole della valutazione che sarebbe entrata in vigore tra 4 o 5 anni (e non adesso, riguardo a un periodo in cui le regole non erano note). Quindi gli articoli che commentano i risultati ANVUR senza fare questa giusta premessa fanno solo del male e lasciano il temo che trovano. Come la valutazione dell'ANVUR.
  3. andrea Rispondi
    andrebbe ricordato che l'anvur chiedeva per ogni strutturato 3 lavori senza sovrapposizioni di coautori nello stesso ateneo. Per cui una pubblicazione con due firme (diciamo un giovane ricercatore e un anziano ordinario) doveva essere assgenata ad una sola delle due firme (pena l'annullamento di entrambe). Non è stato raro dunque che molti prof anziani abbiamo preferito agevolare i giovani assegnando loro i co-lavori più significativi. Forse le statistiche come quelle riportate al punto 2 e punto 3 potrebbero non essere corrette (ed è il motivo per cui anvur suggerisce di NON usare questi dati ai fini della valutazione dei singoli). Molto interessanti le domande finali