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  1. antonio gasperi Rispondi
    Interessante anche se non condivido l'entusiasmo degli autori per gli sviluppi prefigurati nell'articolo e ciò per due ordini di motivi, il primo concreto il secondo di principio. Si parte infatti dal presupposto che le motivazioni di chi entrerà in possesso di questa enorme massa di dati siano sempre rivolte al bene comune, mentre essi potranno essere facilmente utilizzati per scopi meno nobili, marketing per citare quello più banale. Poi un dubbio mi assale: non è che i comportamenti sociali siano determinati da un numero enorme di variabili, fra le quali resta indeterminato il sottoinsieme delle variabili che potremmo definire valoriali? E se è così, non è che queste stesse variabili valoriali verranno in parte influenzate con processi e modalità difficilmente modelizzabili proprio dai comportamenti indotti da questi esperimenti sociali su vasta scala? In altri termini, resto dell'idea "novecentesca" che le "leggi dell'economia", in quanto scienza sociale, non possano avere la robustezza di quelle delle scienze fisico-matematiche.