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  1. Stefano Rispondi
    Ho due figlie (2 e 4 anni) ed entrambe sono andate al nido una volta compiuto il primo anno di vita. I sacrifici sono stati molti ma vedere mia moglie nuovamente al lavoro, felice della sua professione, non ha prezzo. Nel contempo ho visto i due comuni in cui abbiamo vissuto tagliare risorse a questo prezioso servizio, mentenendo in vita altre voci di spesa discutibili. Purtroppo manca ancora la consapevolezza dell'utilita' di questo istituto.
  2. Gabriele Rispondi
    I tema di asili nido, vi segnalo due pubblicazioni dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei Spl di Roma Capitale: la prima (http://www.agenzia.roma.it/home.cfm?nomepagina=pubblicazione&id=473) è sulla spesa sostenuta dalle famiglie italiane per i servizi pubblici locali nel 2012, la seconda (http://www.agenzia.roma.it/home.cfm?nomepagina=pubblicazione&id=459) riguarda l'erogazione del servizio a Roma, anche a confronto con le altre grandi città italiane.
  3. EzioP1 Rispondi
    Forse sarebbe ora che invece di continuare a chiedere soldi che non ci sono si incominciasse a evidenziare tutte le spese inutili che comuni, provincie e regioni fanno e che non sono disposti a tagliare o a rinunciare. In continuazione abbiamo esempi di mala-amministrazione e il continuare a sostenere le loro pressanti e continue richieste altro non fa che mantenere vivo questo mal costume. E' ora di cambiare.
  4. Laura Invernizzi Rispondi
    Da qualche mese,essendo ancora in mobilità dal settore farmaceutico,collaboro in forma volontaria con le tate-educatrici di una rete di nidi-famiglia nella provincia di residenza!Posso perciò parlare con un pò di cognizione di causa avendo avuto la possibilità di parlare con i familiari dei bimbi frequentanti i nidi:ebbene i bimbi frequentano i nidi perchè entrambi i genitori hanno la fortuna di lavorare a tempo indeterminato,i tempi di permanenza al nido si giostrano tra gli orari di lavoro dei genitori e la disponibilità dei nonni -ricordiamoci che questa è l'ultima generazione di nonni pensionati a 60 e più anni liberi!!!::.-,le rette hanno costi variabili in funzione dei tempi di permanenza giornaliera ma tutti dico TUTTI i GENITORI pur lamentando che per il tempo pienissimo la retta forse è un pò alta,dicono che se la retta fosse comunque INTERAMENTE DEDUCIBILE/DETRAIBILE dal 730/740 sarebbe meglio.Ora se tutti lavorassimo e tutti dichiarassimo le spese sostenute per l'istruzione dei figli fino alla maggiore età(rette scolastiche dal nido alla scuola materna,libri e materiale didattico)siamo proprio sicuri che non sia sostenibile questo cambio di rotta? Laura
  5. Paola Monti Rispondi
    Immagino che l'articolo si riferisca alle tariffe medie dei nidi pubblici, perché per i nidi privati siamo su tutt'altre cifre (più del doppio, stando a quanto mi risulta per la Lombardia). Trovo molto convincente l'idea che un diverso mix dell'utenza possa modificare le entrate complessive derivati dalle rette. C’è poi l’aspetto – anche quello positivo – di una maggiore eterogeneità socio-economica delle famiglie. Mi piacerebbe anche sapere che effetto avrebbe una drastica riduzione delle tariffe sulla domanda di posti nido da parte delle famiglie. O, in alternativa, delle misure che sussidiassero le famiglie che usufruiscono dei nidi (siano essi pubblici o privati). Più bimbi al nido significa più donne che lavorano e pagano le tasse, più educatori/trici occupati, più donne disoccupate che possono efficacemente dedicarsi alla ricerca di lavoro… Forse i vantaggi in termini economici (socialmente non ho dubbi) supererebbero i costi. La mia impressione è che il nido sia ancora un bene relativamente di lusso, se si escludono i pochi fortunati che accedono ai nidi pubblici a tariffe agevolate. Per una famiglia giovane una retta di 600-700 Euro al mese (e l’impegno a versarla per un intero anno) è spesso una cifra proibitiva, soprattutto se i figli sono più di uno e la famiglia ha altre uscite fisse mensili (mutuo, affitto). In questi casi, non restano che i nonni o (per le donne) smettere di lavorare…