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  1. Renza Bertuzzi Rispondi
    Condivido l' impostazione dell' articolo, sul filo del buon senso. I concorsi devono rimanere perchè ce lo dice l' art. 97 della Costituzione ( " Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante Concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge") , mentre l' art. 98 precisa che " i pubblici impiegati sono al servizio della nazione" . Quindi, spiegare e insegnare per molti decenni gli stessi argomenti ( e non è mai una mera ripetizione anonima, i docenti sanno bene come l' esperienza approfondisca e maturi l' insegnamento) è un impegno preso con la nazione tutta a formare i giovani e non una dipendenza da singole e magari " stravaganti" scuole.
    • ylenia Rispondi
      Le regole si possono cambiare, la Costituzione non è le tavole di Mosè scolpite nella pietra, il mondo è completamente cambiato negli ultimi 60 anni, aggiorniamoci anche noi. I concorsi non sono il sistema migliore per reclutare il personale, potrei portare degli esempi in tutte le categorie.
  2. caterina pifano Rispondi
    sono un'insegnante da circa venti anni dei quali una buona parte passati nel precariato. Ho una laurea, un master, sono bilingue italiano ed inglese, ho svolto (durante il precariato) molte altre attività quali analista finanziario, redattore, formatore nel campo dell'economia e della finanza. All'istituzione scolastica di tutto ciò non è mai importato, e tuttora, non importa niente. Curriculum e professionalità non sono argomenti validi per insegnare a scuola, è meglio essere pazienti ed iscriversi nelle graduatorie. Dopo due abilitazioni mi dimentico di reinserirmi nella graduatoria "permanente" e la mia carriera nella scuola statale viene cancellata. Per fortuna ero ormai di ruolo nella formazione professionale della provincia di Bolzano, ove comunque curriculum, attività e potenzialità di un docente non vengono valorizzati in alcun modo. Purtroppo l'assenza di una selezione corretta e di una carriera premiante, oltre agli stipendi fuori mercato per un laureato, fanno sì che spesso alla cattedra si arrivi per inerzia piuttosto che per merito.
    • Simone Rispondi
      Gli stipendi non sono fuori mercato. Bisogna considerare la remunerazione oraria. Un qualsiasi laureato impiegato in banca (ottima posizione dal punto di vista retributivo) prende la metà di un insegnante se si quantifica la paga oraria, questa infatti e a livello di dirigente
      • mac67 Rispondi
        Pensare che un docente lavori solo nelle 18 ore di lezione settimanali in classe equivale a pensare che un orchestrale lavora solo le due ore in cui la sua orchestra si esibisce.
      • pasquale morea Rispondi
        non capisco quale criterio di calcolo lei abbia usato per quantificare la paga oraria, sarebbe interessante che lo chiarisse. Se poi si è basato sul semplice calcolo aritmetico delle ore contrattuali settimanali (suppongo 40 a 18) beh allora non c'è più bisogno che chiarisca nulla, è già tutto chiaro che il confronto è...falsato all'origine.
    • Ylenia Rispondi
      è proprio così, si arriva per inerzia piuttosto che per merito, chi è paziente ad aspettare le graduatorie. Hai fotografato la realtà italiana benissimo con la tua esperienza.
  3. Luigi Di Porto Rispondi
    Per me sono i concetti che stanno alla base del reclutamento degli insegnanti che non possono funzionare: fai un concorso, diventi di ruolo e fai l'insegnante per tutta la vita. Messa così, per chi ha entusiasmo e voglia di fare, sembra una condanna e, per quel poco che ricordo dei miei brevi trascorsi da insegnante, in buona misura lo è pure. Mi sono sempre chiesto come possa una persona andare avanti più di 40 anni a spiegare la stessa geometria euclidea e lo stesso calcolo algebrico. Un incubo. Concorsi e ruoli non garantiscono la qualità dell'insegnamento che non dipende dalle prove superate al concorso ma da mille altre condizioni legate alla preparazione, ma soprattutto al carattere e alla motivazione dell'insegnante. Questo sistema poi preclude l'insegnamento a chi avrebbe qualcosa da insegnare, persone che, dopo aver passato qualche anno nel mondo del lavoro, potrebbero portare, magari per un tempo limitato, la loro esperienza nell'insegamento. Perché non pensare ad una scuola nella quale i singoli istituti siano veramente autonomi, nel senso che possono decidere in proprio chi assumere e chi premiare in funzione di un insegnamento di sempre maggior qualità? Al potenziale studente si assegna una specie di voucher che andrà a spendere nella scuola che considererà la migliore per le proprie esigenze. Lo stato smette di erogare soldi alla scuola e i vari istituti, con i soldi dei voucher pagano gli insegnanti, il personale non docente, le apparecchiature varie, le opere edili, etc. Le scuole migliori sarebbero piene di studenti e quindi di soldi e potrebbero premiare i migliori, le peggiori chiuderebbero e a quel punto il personale di queste scuole resterebbe senza lavoro, come accade in qualsiasi normale azienda. La cosa dovrà essere corretta per tener conto di zone disagiate e possibili sootterfugi ma penso sia sempre meglio di un sistema ingessato come il nostro attuale.
  4. ylenia Rispondi
    Sinceramente bisognerebbe abolirlo proprio il concorso pubblico, non sono utili nemmeno gli aggiustamenti che avete proposto, è un sistema di reclutamento sbagliato, sono d'accordo con il commento di Salvo de Luca qui sotto. Dovrebbero istituire le lauree specialistiche per l'insegnamento (cosa che avevano detto di fare con il 3+2 e poi si è arenata nei meandri...), lì davvero si forma e si seleziona chi diventerà insegnante. Poi la selezione dovrebbero farla le singole scuole, si possono individuare procedure e metodi che selezionino solo chi ha la vocazione e una vera attitudine per questo mestiere. Il reclutamento degli insegnanti in Italia è un disastro, vi siete mai chiesti perché buona parte dei ragazzi non sa l'inglese quando esce dalla scuola superiore? Vi siete mai chiesti come vengono reclutati gli insegnanti italiani di lingue straniere in Italia e che preparazione hanno? Chiedetevelo. Approfondite, poi mi dite se vi fa piacere dover ri-pagare il servizio mandando vostro figlio in una scuola privata per imparare le lingue.
  5. Ylenia Rispondi
    Come si fa a dire che non serve la conoscenza della psicologia nel lavoro di insegnante? Potrebbe per favore argomentare meglio?
  6. Salvo De Luca Rispondi
    Ma i concorsoni per reclutare docenti hanno ancora senso? Io ne ho fatto uno solo e insegno senza avere fatto un solo giorno di precariato, quindi parlo da "privilegiato". Ho visto e vissuto le bestialità durante l'espletamento delle varie fasi del concorso del 2000, le metodologie irrazionali di inserimento dei neo-assunti (colleghi con 20 anni di servizio costretti all'anno di prova con relazione finale). Mi chiedo: non è molto, ma molto più semplice copiare dai paesi dove il reclutamento e la scuola funzionano per davvero (Germania, Finlandia, ecc.)? La risposta è banale, ma questo comporta investimenti che nessuno ha il coraggio e la forza di fare. Allora via alla cortina di fumo e al tira e molla tra sindacati e ministero sui 10 euro in più in busta paga pur di non spendere seriamente, anzi tirando via tutto il possibile e riducendo la scuola al lumicino!
  7. Giuseppe Farinetti Rispondi
    Le osservazioni sono interessanti, ma meritano almeno una breve osservazione. Come la prof.ssa Cocchi saprà certamente, per esperienza acquisita nelle discipline che insegna, i laureati che entrano nella scuola superiore sono spesso in possesso di conoscenze settoriali e limitate, inadeguate al sistema italiano che assegna a un medesimo insegnante materie diverse (filosofia e storia, italiano e latino, matematica e fisica, italianio latino greco storia e geografia, addirittura l'insieme delle discipline che cadono sotto il nome di scienze). Inoltre moltissimi nuovi docenti non sanno (e non potrebbe essere altrimenti) gestire l'ora scolastica: per mancanza di conoscenze di base sui loro interlocutori (adolescenti con diverse capacità di apprendimento e diverse motivazioni), per ovvia inesperienza, per mancata formazione specifica (quale professione si impara senza un training specifico e senza un percorso di apprendistato? Questo non dovrebbe essere fondamentale soprattutto per chi ha precise responsabilità nei confronti di minori?). Credo che su questi temi in Italia non sia stata avviata una vera riflessione, all'altezza di un paese civile, in quanto per dare risposte serie e ragionevoli sarebbero servite (e servirebbero) importanti risorse (finanziarie e non) e capacità di pensare e progettare il futuro: attitudine che le classi dirigenti che si sono succedute nella storia repubblicana (e i loro interlocutori storici, forze politiche e sindacati) non hanno mai dimostrato di possedere. Cordiali saluti e buon lavoro
  8. LP Rispondi
    Per trentasei anni sono stato un docente di discipline scientifiche e per trentasei anni ho subito le contumelie contro gli insegnanti e queste contumelie in genere provenivano dai professori universitari - coloro che ci avevano laureato (sic) - da laureati in psico-pedagogia adatti alle scuole elementari e materne, i quali non volendo insegnare ai bambini si sono riciclati come formatori dei professori di liceo e degli istituti con lo slogan che ci vogliono competenze psicologiche. Balle! Tutte balle, la scuola non funziona perché all'interno della scuola è stato distrutto l'ordinamento giuridico che teneva in piedi l'istituzione, perché la scuola pubblica è e deve essere un'istituzione della Repubblica. La scuola è stata distrutta per darla in gestione al vaticano e ai preti, infatti oggi guadagna più un professore di religione che un professore di matematica. E questo dice tutto.