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  1. max Rispondi
    Problema 1: i titoli dei corsi spesso sono assurdi e temporalmente indietro di anni rispetto alle moderne necessità delle aziende. Problema 2: non c'è più una collaborazione tra aziende e enti formativi accreditati. quando va bene si fa uno stage che non porterà mai ad una riconferma. Problema 3: I corsi più efficaci ed interessanti sono tutti per under 35. Potrei dilungarmi spiegando quali e come sono strutturati ma lo spazio è poco e tutti voi penso che sappiate di cosa parlo. Problema 4: esiste davvero una riqualificazione o un reinserimento per persone over 35 oppure tutta questa formazione va solo a mantenere in vita enti accreditati dalle varie fazioni politiche che li mantengono vivi proprio con corsi Fse etc etc? avrei storie interessanti da raccontare ma lo spazio non sarebbe sufficiente quindi vi saluto e chi piccolo consiglio chi può scappi da questo paesello in caduta libera. Purtroppo credo che non abbiamo ancora visto il peggio ...
  2. Dave Rispondi
    Vi racconto cosa è successo ad un'azienda mia cliente (lavoro nell'ambito della finanza agevolata). Iscritta ad un Fondo Interprofessionale, altra grande macchina mangiasoldi, versa regolarmente lo 0,30% del monte salari al fondo stesso. Viene fuori un avviso per mettere in piedi un piano formativo, e considerata l'opportunità, l'azienda decide di parteciparvi. Viene preparato un piano formativo a copertura di tutto l'anno 2013 (vero...non come quelli che tante volte vengono progettati, magari approvati, magari liquidati, e magari mai effettivamente effettuati...). Ma c'è un cavillo. Il piano formativo deve essere necessariamente condiviso da due parti sindacali. Ma non due qualsiasi. Due specifiche, mai sentite prima. Si occuperanno loro di decidere se l'azienda potrà o meno fare formazione. Passa un mese dall'invio e arriva una comunicazione che mi dice che il piano non può essere condiviso. Chiedo come mai, e la risposta che mi viene data è che i sindacati non sono tenuti per legge a non dare nessuna spiegazione sul perché un piano non viene condiviso. Questo è solo uno dei casi più svariati di fronte al quale si è inermi. Io azienda verso una certa cifra per finanziarmi la formazione. Ho un piano di formazione per l'aggiornamento delle competenze dei miei dipendenti. Chiedo un contributo aggiuntivo rispetto a quello che ho accantonato spiegando che con quei soldi non ce la faccio a coprire tutto il piano, mi serve qualcosina in più. Quel qualcosina in più, e nemmeno la parte che spetterebbe all'azienda di diritto, non viene concesso perché due sindaacati sconosciuti hanno deciso che il piano non è condivisibile. Alla fine l'azienda non farà formazione, i lavoratori non riceveranno formazione e quindi resteranno fermi con le loro competenze, i soldi versati resteranno non spesi. Questa è la formazione in Italia, tanto con i Fondi Interprofessionali, tanto con i bandi pubblici regionali o provinciali. Alla faccia del LongLife Learning tanto sbandierato dall'Europa.
  3. Blu Bliz Rispondi
    Formazione Professionale, Parcheggio per Disoccupati? NO solo una grande Truffa e sperpero di risorse sulla pelle dei giovani in cerca di lavoro. Gestito dalle Regioni o con delega dalle Province, l'intero settore ha da sempre rappresentato un grande centro di clientelismo e di spartizioni di ingenti risorse economiche. Una galassia di difficile esplorazione e dai tanti volti in un turbinio di "accreditamenti", "partneriati" e "convenzioni" con enti e imprese private, che distribuiscono incontrollati contratti "occasionali", "forniture e "stage". Una macchina che macina miliardi senza alcuna programmazione o coordinamento, spalleggiata da inutili e fallimentari Centri per l'Impiego, dal Mercato del Lavoro e dallo stesso Isfol. Un sistema che specula sulle aspettative dei giovani e dei meno giovani che spesso pagano anche "iscrizioni" salate per ottenere un attestato che continua a garantire solo un "reddito" a chi lo gestisce. In Sicilia Crocetta, senza tanti sforzi, ha scoperchiato solo la punta di un iceberg truffaldino.
  4. Enrica Rispondi
    Da "consulente" con finta partita IVA che lavora per un grande ente accreditato lombardo, condivido parte di quanto scritto sull'inefficacia della formazione. Non farei ricadere tutta la colpa sugli enti: i percorsi più lunghi e professionalizzanti che abbiamo proposto sono stati scelti da pochissimi lavoratori perchè troppo onerosi in termini di tempo, e ci siamo scontrati con aziende che dopo aver aperto la CIG in deroga hanno dichiarato che i lavoratori non potevano frequentare i corsi per impegni di lavoro. Risultato? I rimborsi ottenuti dalla Regione non hanno coperto i costi sostenuti per attivare i corsi di formazione. E noi "consulenti" rischiamo di rimanere senza lavoro da un giorno all'altro, senza nessuna tutela, e con i lavoratori in CIG che ci trattano come qualsiasi impiegato pubblico a tempo indeterminato. Mi sembra una guerra tra poveri, mentre i veri beneficiari della CIG sono le aziende.
  5. donni7 Rispondi
    Capita spesso di leggere articoli che fanno notizia come quelli che in italia mancano ed è difficile trovare alcune figure professionali(panettieri, meccanici specializzati ecc) , personalmente sono stato anni in cassaintegrazione e mi hanno fatto seguire corsi obbligatori per un tot. di circa 350 ora in 3 anni, passate a guardarci in faccia o a sentire sempre le stesse lezioni sulla comunicazione verbale e su come trovare un nuovo lavoro.. ora volevo iscrivermi ad un corso di tedesco ma per 60 ore mi hanno chiesto 800 euro.. c'è veramente ancora molto da cambiare in Italia..
  6. Marco Quadrelli Rispondi
    Come direttore dei progetti di una Cooperativa di promozione sociale, oltre alla formazione pensata ed attuata a livello personale, creiamo una impresa profit e ne gestiamo la governance economica e legale sino a che non abbiano acquisito le abilità pratiche necessarie a farlo da soli. Ovviamente la struttura è stata a lungo pensata a livello giuridico e di organizzazione. Solo così i corsi di formazione possono funzionare.
    • Claudio Pardini Rispondi
      Salve, lavoro come valutatore in un Ente accreditato per la FP e devo confermare che, a monte, mancano gli indirizzi e piani seri di valutazione-impatto da parte degli organi finanziatori: il Monitoraggio è principalmente formale(invio della documentazione e appoggi per la rendicontazione, firme e via dicendo. Intanto il ns. stesso Ente è da un anno in CIG con programmi (naturalmente auto gestiti) di corsi di aggiornamento quasi eccessivi. Sono interessato alle attività dell "Cooperativa di promozione sociale" citata da Marco Quadrelli, in vista di una possibile chiusura definitiva delle attività e della dispersione di tante esperienze individuali e collettive preziose. Posso avere informazioni e storia? Grazie Claudio Pardini
  7. ArgiaSbolenfi Rispondi
    Quindi con la riforma Fornero con un tratto di penna abbiamo aumentato la flessibilità in uscita, mentre un efficace sistema di riqualificazione professionale (scommetto che nel testo della riforma sarà "imprescindibile") è per ora solo un miraggio. Della serie "così siamo capaci tutti a fare i tecnici".
  8. antonio gasperi Rispondi
    ciò che dice l'autore è purtroppo vero per il segmento dei lavoratori espulsi dal sistema produttivo. se a ciò si aggiunge l'annacquamento degli istituti tecnici e professionali operato dalla riforma scolastica Gelmini che nei 2015 sfornerà i primi periti diplomati con meno ore di laboratorio e spesso finti tirocini, la situazione è destinata a peggiorare anche per quelli alla ricerca di prima occupazione. ancora tutta da verificare - ma sicuramente a macchia di leopardo nelle diverse regioni la reale efficacia degli ITS secondo il recentissimo decreto Profumo . saluti