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  1. Pingback: Organizzazione del lavoro, Italia fanalino di coda in Europa - Lavoce - Il Fatto Quotidiano

  2. carlo Rispondi
    Mi pare che sia fuorviante un confronto di produttività basato sulla contabilità nazionale. Come dire che se un auocarro per fare consegne tra Bergamo e Milano ci mette 8 ore e invece tra Monaco e Augsburg solo 4 è perchè l'autista italiano è più pigro o il camion italiano più vecchio, invece il problema sono le strade intasate, che nè l'autista nè il camion possono risolvere. Le aziende italiane sono costrette a tenere impegnati i dipendenti per adempimenti burocratici assurdi che ci mettono fuori mercato nel confronto della produttività con gli altri paesi normali.
  3. luigi Rispondi
    Buona parte degli investimenti italiani sono legati a fondi europei, fas, incentivi pubblici, contributi in conto capitale che finiscono in mano di imprese fasulle, (prestanome di costruttori, progettisti e venditori di impianti) destinate al fallimento. Sono sicuro che se la si smettesse con tale sistema e si puntasse su un più efficiente sistema creditizio tutto funzionerebbe meglio. Il guaio è che le banche, spesso, sono in mano di manager incompetenti messi lì dai politici (direttamente o attraverso le fondazioni) con il risultato che, in Italia, se non sei amico della persona giusta anche se presenti il progetto più meritevole non troverai mai credito. Lo credo che gli investimenti abbiano poi scarsa produttività
  4. ok Rispondi
    il problema dell'italia è l'euro e l'eurozona che ci stanno distruggendo - basterebbe ritornare a una nostra moneta e fare le giuste politiche macro-economiche(MMT e circuitismo) per ritornare a crescere - il problema dell'italia è la stretta della liquidità e la mancanza di offerta sui mercati - la cina l'india il brasile crescono perchè hanno una produttivittà più alta?!!! forse questi paesi sono più efficienti? francia e germania and company vanno meglio non per la più alta produttività ma grazie all'inganno dell'eurozona- ricordo a tutti che la germania ante euro era più in difficoltà dell'italia
  5. Francesco FERRANTE Rispondi
    L'efficienza del capitale investito dipende anche dalla dotazione di capitale umano delle imprese. Notoriamente, le imprese italiane impiegano poco capitale umano rispetto agli altri paesi. Questa è la vera emergenza. Il 37% dei managers italiani ha completato al più la scuola dell'obbligo (in Germania è il 7%) e solo il 15% ha la laurea (contro il 44% della media EU27)..
    • Bruno Rispondi
      Genitle Ferrante: da dove hai preso queste cifre? Non e' per critica, mi interessa x ricerca Grazie
  6. fabrizio cannavo' Rispondi
    Sarebbe interessante analizzare le cause di una K-efficiency così bassa, anche se la prima che può passare per la testa é che dietro tanti "investimenti" di impreditur italiani in realtà ci siano "spese voluttuarie"... Che almeno si divertano! Altrimenti buttano veramente i soldi dalla finestra. Una miriade di investimenti tampone, mal programmati, che non rendono nulla, visto che, probabilmente, devono anche farsi carico di quello che il "sistema paese" non garantisce piu' (servizi e infrastrutture).
  7. Bruno Pellegrino Rispondi
    Vorrei vedere un'attimo com e' calcolata l'efficienza marginale del Capitale. Se i dati sono aggregati tra industrie diverse i numeri riportati da Daniel Gros al 99.9% non riflettono l'efficenza marginale del capitale ma la capital-intensiveness dei settori di specializzazione del paese. Pertanto l'analisi risulterebe viziata. Tralaltro i numeri hanno un chiaro andamento ciclico - quindi potrebbero addirittura incorporare il resource slack - motivo in piu' per dubitare della metodologia. Per quanto superficiale il commento di pierluigi morelli evidenzia una cosa strana: come fanno Spagna e Grecia hanno un efficienza di capitale piu' alta di Olanda e Germania?
  8. Nicola Di Cesare Rispondi
    Che esista un problema di scarsa produttività del capitale è fuori di dubbio. L'articolo però non indaga sulle cause che a mio avviso risiedono essenzialmente nelle scelte settoriali di investimento e non solo. La produttività marginale del capitale è maggiormente decrescente laddove gli investimenti insistono in settori troppo maturi e a basso valore aggiunto come quelli tipici del tessuto industriale Italiano a bassissima intensità di capitale umano e totalmente privi di innovazione. A parte le solite eccellenze l'Italia resta un paese di artigiani. In secondo luogo il cuneo interposto tra l'investimento e la sua redditività rappresentato dal parassitismo burocratico e fiscale completano il quadro desolante. E' fin troppo banale citare nel merito la curva di Laffer o gli studi sull'incidenza del tasso di scolarizzazione e professionalizzazione sulla produttività del lavoro, settore su cui le imprese Italiane investono meno di niente, preferendo la rendita dettata dallo sfruttamento del lavoro del nuovo giuslavorismo improntato alla liberalità delle politiche di ingresso. Saluti.
  9. pierluigi morelli Rispondi
    Veramente interessante. Dunque secondo la logica di Gros, l'Italia e la Germania devono aumentare le liberalizzazioni e cambiare il sistema finanziario pieno di inefficienze, cercando di seguire l'esempio dei sistemi finanziari dell'Irlanda, della Grecia e della Spagna che hanno k-efficiency nettamente migliori. Quanto è semplice il mondo.
  10. alfonso lavanna Rispondi
    Sarebbe utile esplicitare perchè la colpa è del sistema finanziario e non anche di altri (la produttività del lavoro? Le dimensioni di impresa? Ci sono ricerche che fanno dipendere la prima dalla seconda.. .e cosa bisognerebbe cambiare?
  11. Claudio Silvino Rispondi
    L'analisi è certamente molto interessante e meriterebbe un approfondimento nel merito, che vada al di là di semplici considerazioni statistiche. Quali, secondo l'autore, i motivi reali di questa bassa produttività del capitale? E come si collega al rendimento degli altri fattori della produzione? Se non riusciamo ad analizzare e ad affrontare i problemi reali - e la bassa produttività è forse il problema dei problemi - la maggior parte delle proposte di politica economica, come giustamente nota l'autore, non risolveranno un gran che, con buona pace dei vari Passera, Camusso, Squinzi etc..