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  1. Henri Scumit Rispondi
    Mi rendo conto che non interessa probabilmente nessuno ma ribadisco quanto affermato circa una settimana fa: e se il difetto della Commissione fosse l’eccessiva morbidezza nei confronti dell’Italia (e di tutti i paesi più o meno inadempienti , che prediligono politiche fiscali di breve respiro rispetto a politiche strategiche convergenti. Per essere più incisiva, a danno della presunta sovranità, nazionale, la Commissione dovrebbe non solo esprimere pareri sui numeri consuntivi dei piani finanziari nazionali, ma valutare, giudicare, con varie conseguenze possibili, le singole misure. Non sarebbe stato quello il primo compito del ministro delle finanze europee rivendicato fino a pochi mesi fa dall’Italia e promosso anche dal presidente francese fino alla nuova situazione creata con le elezioni tedesche (il rischio di una coalizione con i liberali radicalmente opposti a questi sviluppi) e quelle italiane (con un governo che promuove politiche non solo fiscali divergenti. Mi fermo, intanto non sembra interessare.
  2. Savino Rispondi
    Gli italiani furbetti credevano di fare il gesto dell'ombrello al resto del mondo e alle istituzioni finanziarie e comunitarie, continuando a lavorare in nero con la sicurezza del reddito di cittadinanza e della pensione a 60 anni, ma questa volta la storia finirà molto male per tutti. Cari italiani, la pacchia è finita per davvero.
  3. Michele Rispondi
    Per 350 mld di debito pubblico (18% di incremento sul totale) dobbiamo ringraziare gli ultimi governi Letta/Renzi/Gentiloni. In cambio di tutta questa spesa cosa hanno ottenuto? Una crescita del PIL mediamente della metà rispetto a quella della UE, una disoccupazione diminuita marginalmente e solo per mezzo di maggior lavoro precario, disuguaglianze aumentate anche grazie a politiche redistributive a favore delle imprese (vedi jobact) le quali per ringraziare hanno aumentato i dividendi, assunto solo precari e ridotto gli investimenti. Malgrado la continua precarizzazione del lavoro la produttività ristagna da decenni. Alla luce di questo disastro incontestabile, ci si vuole accanire nelle stesse politiche economiche? Si vuole continuare, ipocritamente, a chiamare politiche per lo sviluppo quello che in realtà sono politiche redistributive a favore dei più abbienti? Ci si meraviglia del populismo e dell’anti europeismo crescente?
    • Massimo GIANNINI Rispondi
      Infatti l'autore non considera che con le precedenti manovre, da Monti in poi, il debito e il debito/PIL sono in ogni caso cresciuti e molto. Per il resto i tassi di interesse sono cresciuti in tutto il mondo e in Europa prevalentemente a seguito dell'annuncio di fine del QE da parte della BCE e non dell'annuncio della manovra finanziaria. Che poi i due abbiano coinciso e ora i mercati speculano sull'annuncio della manovra e fine del QE ci sta, ma incide di più la fine del QE.
  4. Carmine Meoli Rispondi
    Parlare di manovra redistributiva sembra al momento una speranza in mancanza di coniscenza di insieme dell'intero programma . Va ricordato che la "poverta assoluta "statistica o reale comprende in ampia proporzione lavoratori dipendenti con piu figli , di sicuro indebitati, che potranno subire tagli alle detrazioni e aumenti nelle rate dei tanti debiti contratti .Alla fine briciole ai bisognosi ,premi agli evasori e ai disonesti . Pare chiaro che il fine principale di questa strategia è lo scontro con la Commissione e argomenti per la compagna elettorale di primavera.
  5. Alessandro Z Rispondi
    Scusate ma com'è possibile da un lato disinnescare l'aumento dell'IVA previsto dalle clausole di garanzia e allo stesso tempo fare più debito?
  6. Henri Schmit Rispondi
    E se il problema istituzionale (dal lato) europeo fosse quello di una Commissione troppo moscia, incoerente ed inefficiente? Tutti sono estremamente preoccupati, dell’azzardo italiano (calcolato), della propria inadeguatezza , dell’incoerenza passata, della reazione dell’elettorato in Italia e per ciascuno nel proprio paese e nell’Unione in genere. La ministra francese degli Affari Europei, equilibrata e politicamente (troppo) corretta, ha detto che non spetta ne a lei ne alla Francia rimproverare all’Italia lo sforamento dei limiti convenuti, perché anche il suo paese per anni ha sforato. Il vero problema non è la percentuale del deficit, ma il bluff (come nel poker) della maggiore crescita, e soprattutto il contenuto misero misero della manovra, senza coraggio sul versante taglio alle spese, demagogica sul versante delle spese nuove, con evidenti obiettivi clientelari-elettorali, invece di interventi strutturali coerenti ed incisivi per favorire la crescita attraverso semplificazioni per le imprese e spese per investimenti pubblici, scuole, ricerca, infrastrutture, digitale, ambiente, energia, territorio, patrimonio culturale, turismo ... Invece niente. E la Commissione, arresasi alla propria impotenza e all’impossibilità (non di superare le difficoltà congiunturali ma) di guarire il male italiano, non osa rispondere come dovrebbe, immischiarsi nella definizione delle politiche fiscali dei singoli paesi. È quello il dramma della sovranità, l’UE ritiene che non lo può fare.