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  1. Markus Cirone Rispondi
    Aspetto (e aspetterò a lungo, temo) di sapere come si valuta un lavoratore senza vederlo all'opera (nel caso del docente, in classe, nei consigli, nei ricevimenti genitori) e senza conoscere il contenuto del suo lavoro (nel caso del docente, la materia insegnata).
  2. Maria Laura Rispondi
    Io ora sono anziana e in pensione. negli anni in cui c'era il ministro Luigi Berlinguer, fui tra i pochi insegnanti d'accordo con la sua proposta, che andrebbe completata e rilanciata. Completata così: 1- Un docente che si presenta non può ripresentarsi prima di otto anni; 2- Va bene la verifica sulle conoscenze disciplinari; 3. Dovrebbe avere un peso anche la documentazione sull'ultimo anno di insegnamento (programmazioni, materiale didattico preparato, prove proposte agli alunni ecc.) esibita dal docente, e una tesi sull'esperienza. 4. Se il docente vuole presentarsi per l'anno X, dovrebbe deciderlo in anticipo, in modo che la sua/le sue classi vengano monitorate all'inizio e alla fine dell'anno scolastico e si possano rilevare i progressi di ciascun alunno rispetto ai livelli di partenza. 5. Dovrebbero valere, nei giudizi finali, anche le valutazioni espresse dagli studenti o, se questi sono bambini, dai genitori. Sono contraria alla valutazione prevista dalla buona scuola, perché un preside, che è di fatto quello che conta nell'esprimere il giudizio, non può farlo davvero: se è laureato in lettere, come fa a giudicare un professore di matematica? Potrebbe giudicarlo in modo molto soggettivo in base ai rapporti che l'insegnante ha con gli alunni e i colleghi. Così si separerebbe ancora una volta l'insegnamento dai rapporti interpersonali, e l'apprendimento dalla socializzazione. È una barbarie, questa separazione: se un alunno non impara, difficilmente si comporta bene.
  3. Luca Rispondi
    Insegno da ventisette anni (di ruolo dal '93, vincitore di concorso ordinario). È da allora che sento dichiarazioni riguardo al "merito", da premiare. Son d'accordo, naturalmente. La grande (insormontabile) difficoltà è però questa: come riconoscerlo? In effetti a monte sta una difficoltà ancor maggiore: merito di qual genere? Posto che sia possibile individuarli, premiamo gli insegnanti migliori nel far che? Quelli che san "tenere la classe"? Quelli che adottano prontamente le novità didattiche proposte dal ministero? Quelli che non si curano del ministero ma hanno una didattica estremamente efficace? Si può continuare con altre svariate ipotesi. Credo che l'incertezza che a lei pare un continuo fare e disfare derivi anche da questo. La riflessione mi è suggerita dai criteri ai quali l'ultima riforma rimanda per incentivare i docenti. Di fatto si incentiva chi si dedica ad altro rispetto all'insegnamento: attività organizzative, di coordinamento, spesso di segreteria. Ho l'impressione che siano stati fatti risparmi sulle segreterie scaricando parte del loro lavoro sui docenti che si prestano, e che vengono premiati per il "merito". Ancora un risparmio a spese della scuola; mi pare che in questo i vari governi siano stati coerenti, ed il "merito" è la foglia di fico davanti ai continui tagli. Concludo ringraziandola per l'attenzione data alla scuola ed agli insegnanti, ma la prego di notare che le magagne citate in apertura non dipendono dagli insegnanti, ma dalla gestione.