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  1. Maurizio Angelini Rispondi
    Attenzione: in Italia il razzismo è esploso negli ultimi 3-4 anni di fronte alla questione richiedenti asilo. Perfino la Lega di Bossi-Maroni fece la più grande sanatoria del secolo in presenza di fenomeni imponenti di occupazione al nero, ma reale di centinaia di migliaia di persone di provenienza extracomunitaria. All'epoca c'erano le vecchiette che facevano le manifestazioni per poter regolarizzare le loro badanti e, per assurdo, le code vergognose di immigrati , al posto dei loro padroni davanti aglli uffici postali hanno creato se non consenso accettazione.Ai primi del 2000 la disoccupazione ara al 5% e al Nord non esisteva.
  2. Mario Angli Rispondi
    In breve, 10% sono ''pochi'', prima di lamentarci dobbiamo aspettare che siano il 30%. Poi nel giro di un decennio siamo in minoranza, ci cambiano la sostituzione con chi sa cosa, e poi chi si è visto si è visto, perché 10% erano pochi. Soprattutto pochi se si considera che erano il 2% 20 anni fa. E non lamentiamoci della sostituzione etnica, chiaro?
  3. Rino Talucci Rispondi
    Quello che da fastidio non è l'immigrazione in se, ma l'immigrazione senza regole utile solo a fare business per i primi due anni con l'assistenza di coop e caritas, e poi, successivamente, a creare una massa di schiavi da utilizzare per abbassare i salari dei lavoratori italiani. Chi non vede il problema è perchè non lo vive. E mi rendo conto che professori universitari iper garantiti hanno qualche difficoltà a capire il disagio delle periferie, di chi ogni giorno sperimenta sulla propria pelle il problema. Se chi scrive avesse visto il proprio reddito ridursi negli ultimi anni, i propri figli emigrare per mancanza di lavoro, nel mentre si spendono miliardi per "assistere" stranieri, magari cambierebbe opinione. Comunque fino a quando le analisi saranno strumentali a difendere una posizione evidentemente contraria alla realtà il risultato politico non potrà che essere quello che è.
  4. Carlo Bertanelli Rispondi
    "la crescita dei sentimenti anti-immigrazione può essere rallentata da politiche di solidarietà nei confronti dei più poveri e riducendo il livello di ineguaglianza" Vero, quasi ovvio, ma quelle mancate politiche andranno addebitate a chi nei periodi indicati nell'articolo ha avuto il governo del paese. Ma di questo il professore non fa alcun cenno. Anzi afferma che quelle politiche non si possono fare perchè ciò favorirebbe le destre. Certo che se le politiche in favore dei più poveri, che intende il professore sono rivolte esclusivamente alle minoranze immigrate, sarà difficile trovare sentimenti di favore fra i poveri ed emarginati autoctoni.Infatti come acutamente osserva nei centri delle grandi città dove risiede la qutaa di popolazione benestante i "barbari" raccolgono meno voti. Ma non è caro professore perché sono più colti è perché essendo più ricchi non hanno alcun contatto con gli emarginati. Concludo chiedendo al professore di fornire prove circa l'utilizzo del problema immigrazione per la ricerca del consenso nella campagna elettorale del M5scome egli afferma
  5. Mario Angli Rispondi
    Il ''sentito dire'' riguardante il crimine trova pieno riscontro nei dati e trend storici degli ultimi 30 anni. http://www.fondazionehume.it/societa/crimine-e-immigrazione-in-italia/ Nessuno negazionismo o continuo sminuire di una giustificata preoccupazione possono rigirare la frittata. Allo stesso tempo non si può ritenere valido l'argomento ''gli immigrati non sono poi tanti, la Svezia ne ha di più''. Siamo passati dal 2% degli anni 90 al quasi 10% di oggi e tutti i trend demografici dicono che si arriverà al 30% in 30 anni e poi ovviamente a sopra il 50%. Quali sono le motivazioni per ridurre un popolo da maggioranza del 98% a minoranza etnica nella propria patria in meno di un secolo? Perché gli italiani (come tutti gli europei del resto) devono essere obbligati a perdere la propria patria? No grazie. Consiglio all'elite liberale di non scherzare troppo con il fuoco con questa storia, ma verrò ignorato.
  6. Luca Ba Rispondi
    Si sopravvaluta la propaganda, se non legata ad un fenomeno reale non attacca. I media di sinistra sono anni che dicono che il problema non esiste ma adesso nessuno ci crede più. Stessa cosa per i ristoranti sempre pieni dei media berlusconiani che negava o la crisi. Non ci siamo proprio caro professore la sua analisi non è corretta.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Bravi! Servono queste ricerche. Categorie pertinenti e numeri verificati. Ultimamente mi torna spesso in mente un tema dato dalla prof più in gamba ai tempi del liceo: "Pochi pensano, tutti hanno un opinione". Oggi dovremmo dire pochi usano concetti precisi e cercano informazioni verificabili, ma tutti votano, e chi controlla i media, vince a prescindere da quello che dice.
  8. Marcomassimo Rispondi
    Il finale dell'articolo è lapalissiano, direi la scoperta dell'acqua calda; in un qualsiasi paese a piena occupazione e a differenze sociali contenute, il grado di accettazione dell'immigrazione è naturalmente del tutto differente; ma la piena occupazione dove sta? da nessuna parte quasi; anche nei paesi dove essa è bassa poi vai a vedere che il posto in realtà è spesso precario e malpagato; e lo è sia con al destra che con la cosiddetta sinistra; ne comesgue che molta gente sta incarognita "a prescindere" e l'incarognimento prende ovviamente la strada degli ultimi arrivati, visti come fonte inevitabile di ulteriori problemi dove non si riesce ancora a risolvere quegli degli autocroni; in sostanza per accettare pianamente l'immigrazione si dovrebbe cambiare sistema socioeconomico tout court e tornare a politiche keynesiane; ma dove sta? come noto le stantie ideologie montariste-liberiste dominano il campo; possiamo solo augurarci che le sinistre tornino a fare il loro mestiere invece di prosternarsi agli interessi del capitale
  9. Marco Rispondi
    Ma non sono state fatte analisi che tengano conto dell'eventuale/percepita criminalità degli immigrati?
  10. bruno puricelli Rispondi
    "Uffa che noia" diceva la Mondaini. Uffa lo dico anch'io perchè si continuano a citare cifre nude per le comparazioni con realtà differenti dalla nostra. La realtà quotidiana è diversa dalla "vera" realtà rappresentata dal percepito. In realtà, la realtà vera non è quella vera, ma l'altra! Quella percepita! Accidenti, mi sto confondendo.... voglio dire che se alle stazioni pubbliche troviamo assembramenti di extracomunitari (migranti?), se la statistica rivela che un terzo dei reati in Italia è commesso dal 10% degli stranieri (quasi certamente migranti), se passeggiando una volta la settimana incontriamo immancabilmente extracomunitari simil-perdigiorno di colore (quelli bianchi come noi non vengono notati anche se sono parecchi) non deve parere strano se per il popolo essi sembrano più di quello che sono. Se il nostro sistema potesse permettersi di inserirli come avviene in Germania (che dispone di riserve > 600 mlds e paga niente il danaro) ne vedremmo molti meno e avremmo più occasioni di apprezzarli. Ma la nostra situazione è questa e insistere sulla colpa dei partiti populisti conferma che un certo mainstream, forse lievemente di sinistra, è mantenuto ad oltranza in barba alla realtà. Alla nostra realtà! O forse all'altra, però mi sono perso e non so più quale delle due... diciamo non alla realtà riferita da Voi, gentili intellettuali. Comunque, continuo avidamente a leggerVi. Guai se non ci foste!
    • Henri Schmit Rispondi
      Sono d'accordo: la percezione dei fenomeni è molto importante e a volte più importante della realtà. Bisogna però aggiungere che la realtà è in parte conseguenza di quello che facciamo mentre la percezione collettiva della realtà è il risultato di processi più complessi di cui fanno parte il discorso pubblico, l'informazione disponibile, il condizionamento dell'opinione da parte dei media (tanti!) e di chi li controlla (pochi), degli attori politici, dei giornalisti che dipendono dai precedenti e dei ricercatori che almeno loro dovrebbero provare a far coincidere quanto possibile la percezione con la realtà stessa.
  11. Savino Rispondi
    La narrativa ha successo perchè interloquisce con un popolo che assorbe tutto come una spugna. Bisogna incominciare ad interrogarsi sul livello culturale presso il popolo, sull'utilità che il popolo ripone sulle nuove tecnologie, sulle reali aspettative di un popolo. Se l'utilizzo dei nuovi media è finalizzato al solo intrattenimento e non all'uso di applicazioni davvero utili e vitali, la propaganda ha terreno facile. Anche a livello commerciale si deve fare di più: è mai possibile che i capannoni industriali siano meno serviti di rete internet delle aree urbane? Allora, a che serve questa tecnologia, per lavoro, per informazione pluralista e obiettiva o per solo intrattenimento e bufale?
    • Henri Schmit Rispondi
      Spara sempre sul "popolo" come se fosse quello il problema. Ma non è così. L'Italiano medio sarà pure diverso, ma in toto non è né più né meno intelligente o coraggioso del cittadino medio degli altri paesi dove ho vissuto per conoscerli bene. Quello che è diverso e in senso decisamente negativo, più o meno in tutti i settori pubblici, dal mondo politico nazionale a tutti gli enti e soggetti che ne dipendono, è la classe dirigente, non come capacità che può essere utilizzata per il bene o per il suo contrario, ma come senso della responsabilità, rispetto dei valori e della verità. Comunque anche se lei avesse UK n qualche misura ragione, l'unico modo per modificare i modelli di comportamento e la gerarchia dei valori della gente sarebbe di farlo attraverso chi comanda, chi li influenza, chi parla per loro e a loro.
  12. Asterix Rispondi
    Parto il mio commento da questo passaggio"In base alle stime ottenute, risulta che il sentimento negativo nei confronti degli immigrati aumenta con l’età, con il livello di disoccupazione del paese, con l’orientamento a destra dell’intervistato e con il sesso (maschile). Diminuisce invece con il livello di educazione, il livello del reddito e la quota di cittadini stranieri sul totale della popolazione" Tali risultati non sono frutto di geni cattivi presenti nei cittadini poveri o di minore istruzione, ma derivano da anni di errate politiche pubbliche di accoglienza, europee e nazionali. L'UE ha scaricato il tema dei migranti, con l'accordo di Dublino, sui paesi periferici di prima accoglienza (Italia e Grecia) che erano quelli con maggiore disoccupazione e con elevato debito pubblico, cioè proprio quelli che avevano meno risorse per finanziare servizi a favore dei migranti. A loro volta tali Paesi hanno scaricato l'accoglienza sulle regioni più povere e sui quartieri periferici delle città, quelli dotati di minori servizi pubblici dove vivono i soggetti di minore reddito e di minore istruzione (dipende da come si misura). Non ricordo di campi di accoglienza creati vicino quartieri benestanti anche perché chi paga 4,500 di euro a mq non li vuole vicino casa. Pagano licei esclusivi per i loro figli perché non vi siano stranieri (dati MIUR). I vecchi partiti finanziati da questi gruppi hanno seguito tali politiche alimentando una guerra tra poveri che gli è tornata contro..
    • Chiara Fabbri Rispondi
      Esistono dati che permettano di verificare se in effetti a livello locale la percezione di una parte della popolazione non sia giustificata anche a livello statistico? Il commento di Asterix in effetti rispecchia realta'come quella romana, in cui le zone centrali e quelle piu'pregiate non vengono colpite ad esempio dagli effetti della creazione di strutture per l'accoglienza di profughi, collocate anche per ragioni economiche proprio in quelle aree dove gia'la situazione sociale e'piu'difficile. Un'analisi piu'approfondita potrebbe aiutare a formulare politiche piu'lungimiranti, ad esempio fornire maggiori servizi a favore di quelle comunita'/zone della citta'che accolgono questi centri, in modo da invertire la percezione di una incrementata competizione per servizi pubblici gia'scarsi o insufficienti. Ad esempio se all'apertura di un centro per i profughi si accompagnasse l'aumento dei mezzi di trasporto, dei servizi di polizia, un miglioramento delle strutture sportive per i ragazzi, il rinnovo/miglioramento dei locali scolastici etc., la percezione dell'arrivo di queste persone non sarebbe necessariamente solo negativa.