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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non si potrebbe mettere in discussione l'ultima frase e immaginare che il governo tedesco promuova una politica domestica più espansiva proprio per mortivi elettorali; la SPD sicuramente non si opporrebbe …. Una tale politica favorirebbe l'Italia doppiamente, come traino di un'economia correlata e come modello di politica fiscale meno rigido. Lo dobbiamo escludere perché è già tutto deciso da maggio (budget 2018, obiettivi 2019 e piano fino al 2022)? On 6 July 2018, Germany’s federal cabinet adopted the government draft for the 2019 federal budget and the financial plan to 2022. To lay the foundations for tomorrow’s prosperity, the German government is significantly raising its investment in the country’s future. A total of €151.6 billion in investment spending is planned for the four years from 2019 to 2022. This is a record high that adds €8.4 billion to the benchmark figure adopted in May 2018 and nearly €16 billion to the amount projected in last year’s financial plan. This means that investment levels will remain consistently high for the entire period covered by the new financial plan, at €37.9 billion per year. A particular focus will be placed on infrastructure, education, housing and digital technology. https://www.bundesfinanzministerium.de/Content/DE/Pressemitteilungen/Finanzpolitik/2018/07/2018-07-06-PM-Haushalt2019.html
  2. Michele Rispondi
    Si conferma una volta di più la solita situazione italiana: quando l’Europa cresce, l’Italia cresce della metà. In sutuazione negativa in Italia la crisi è più profonda. La precarizzazione del lavoro non ha aumentato la produttività delle imprese italiane, che è rimasta stagnante, malgrado tutte le ideologie contro i diritti dei lavoratori. Dopo i governi Berlusconi che ci hanno portato sull’orlo del default, i governi Renzi e Gentiloni hanno sprecato gli anni buoni della congiuntura internazionale e quindi il debito pubblico non è diminuito. Ad una molto probabile correzione ciclica l’Italia si presenta inerme e con un governo che ha illuso gli italiani con l’impossibile.
  3. Maurizio Cocucci Rispondi
    Osservando gli scambi bilaterali con la Germania, ns. partner principale, emerge che quanto si afferma spesso in giro riguardo la nostra presunta minore competitività sui mercati esteri causa appartenenza alla zona euro e sua introduzione è privo di fondamento. Nel 2007, ovvero prima dell'avvento della prima parte della crisi finanziaria e poi economica, noi abbiamo esportato in Germania beni per 44,7 mld di euro, mentre abbiamo importato beni per 64,5 mld, pertanto un disavanzo di circa 20 mld. (dati dell'Istituto di Statistica Federale) Nel 2014 i valori sono stati rispettivamente di 48,5 e 54,2 mld. Ho preso i dati del 2014 perché da quell'anno i salari hanno cominciato a salire e di conseguenza i consumi interni in Germania con ripercussione anche sulle importazioni. Nel 2017 noi siamo riusciti ad esportare in Germania beni per poco meno di 56 mld e importato per 65,5 mld. Da questi dati si evince come la Germania abbia recuperato la 'perdita' seguente la crisi l'anno scorso e superando il dato per un solo miliardo, mentre noi al contrario abbiamo recuperato già prima del 2011 e l'anno scorso come si può vedere dai dati riportati superato il dato del 2007 di ben 11 mld. L'incremento in percentuale dal 2014 (quando i salari in Germania hanno iniziato una crescita in termini reali) è risultata maggiore del dato medio (1.032 mld nel 2017 vs 910 nel 2014). Rimane però il fatto che il deficit commerciale aumenta e quindi in termini bilaterali si ripercuote negativamen sul PIL.
  4. Piero Rispondi
    Egregio Daveri, pur essendo io quel che voi definireste un polulista, avendo apprezzato l'ultima parte del suo articolo su Spagna Francia e Germania.. mi permetto di allegarle un mio commento (postato in altro vostro articolo) che rappresenta (x me) il fondamento sopra il quale emergono gli effetti che lei descrive........... La Produttività CUMULATA (ovvero: NON la VARIAZIONE di anno in anno che tutti citano sempre nei vari studi) nei paesi sviluppati è CRESCIUTA molto anche negli ultimi 30 anni, però si è aperto un Gap enorme con i Salari a causa di molti fattori (accelerazione tech sostituisce lavoro, globalizzazione amplia esercito di lavoratori a basso costo sostituibili, distruzione dei sindacati e del potere negoziale, flessibilizzazione cioè precarizzazione di massa per es MiniJob in Germania o WorkingPoors in Us dove dipendenti WallMart accedono a sussisi pubblici x integrare). Da questo Gap Strutturale nascono i vari cosî detti Populismi AntiElite (Trump, Brexit, LegaM5S, Afd, Lepen, Destra Austriaca, etc). Purtroppo impoverimento / inequality delle masse in occidente aumenterà ancora: ed aumenteranno pure Debiti Mondiali x finanziar Domanda Senza Salari. Ed a catena aumenteranno anche i Qe x evitar Default Sistemici (dopo un Panico da Tappering) e rallentare un poco la Deflazione Salariale.
  5. Savino Rispondi
    Il carico è appesantito dalla zavorra del vagone italiano, non più trainabile poichè colmo di tonnellate di piombo ed altri metalli pesanti. Non si possono accampare scuse dell'abbondanza della manifattura, dell'export, del made in Italy, dell'enogastronomia. I metodi italici, che rendono l'economia nostrana ingolfata, stanno infettando il resto d'Europa e del mondo. Siamo evidentemente nelle condizioni di nuocere anche l'economia globale oltre alla nostra. L'Italia ed il suo gattopardismo sono un problema serio. L'Italia è il vero cigno nero da evitare per l'economia globale.