logo


  1. Pino Melis Rispondi
    Il progetto è nato sbagliato quando lo abbiamo approvato su una valutazione deii benefici del tutto sballati. Hanno triplicato il volume potenziale dei traffici merce e persone verso la Francia quando qualsiasi economista con la schiena dritta vi può confermare che non ne vale la pena. Le nostre imprese guardano all'est Europa non alla Francia. Poi certo si creano posti di lavoro ma anche scavando buche e riempiendole si può. Gli unici soggetti a beneficiarne sarebbero i proprietari dei terreni da espropriare per far passare la tav e le banche finanziatrici. Basta.. con la crisi del debito che viviamo le spese inutili vanno tagliate. Volete l'austerity sulle pensione, sui salari beccatevela anche sulle speculazioni edilizie. Fate un piano di ristrutturazione delle scuole pubbliche vedrete i posti di lavoro...
  2. ida tramonti Rispondi
    Dell’eterogenesi dei fini degli esperti della STM. Data la complessità del ragionamento del Prof Boitani, mi limiterò a puntuali osservazioni su quanto osservato. La nuova strategia infrastrutturale: a partire dal 2011 la vecchia STM ha proceduto ad una separazione pianificatoria della linea Torino Lione nelle sue componenti elementari di valico e tratta nazionale. L’analisi costi benefici esiste: vedi quaderno n° 8 sul sito del commissario di governo. La conferenza dei servizi di condivisione del progetto con il territorio è stata chiusa nel 2014. Il Def 2016 ha confermato le strategie degli allegati alla legge obiettivo. il DPP è stato approvato per legge perché mai sottoposto al parere della conferenza unificata stato regioni. Lo Snit è un vecchio e trito modello di distribuzione del traffico e di conseguente fabbisogno infrastrutturale in giro almeno dal 1998, poi venduto al Ministero. La project review è possibile, per legge del 2011, quando non ci sono contratti in corso o diritti emergenti e legittimi di terzi. I risparmi non esistono se i fondi sono stati promessi, cioè programmati e non ancora assegnati. Visto che i finanziamenti erano solo promessi, la project review in corso è un azzeramento di investimenti: se i soldi sono promessi anche il risparmio che ne deriva lo è. Ed è purtroppo una promessa anche la presunta azione di efficienza e di efficacia dell’azione di governo. La logica temporale degli investimenti cadenzati, più che la loro fasizzazione, fa dipendere il vero vantaggio, la realizzazione del sistema ferroviario metropolitano ferroviario, dal 2030. Tutto fa pensare che il gran falò della lotta politica e del contenzioso giurisdizionale, sia stato alimentato dalle posizioni pregiudiziali e dalle eterogenesi dei fini delle attività della STM dal 2015 al 2018.
  3. quintino lequaglie Rispondi
    Il progetto della torino lione attraverso la val di susa è una follia, poichè aggiunge altri 2 binari (a quota inferiore) dove esistono già, senza dare alcun beneficio alle aree attraversate. Se proprio la tav si doveva fare, andava progettata attraverso la val d'Aosta, valorizzando quest'ulitma che ha una vecchia ferrovia a binario unico: la tav sarebbe stata accolta a braccia aperte dai valdostani! Secondo me c'è un solo mezzo per uscire dagli impegni presi su questa opera scellerata, anche se il vostro Marco Ponti storce il naso: la soluzione è girare le frese già all'opera di circa 45°a sud-ovest, verso Briancon dove si arresta il capolinea della val Durance, si aprirebbe un nuovo varco ferroviario transalpino dopo 150 anni (e non il solito doppione), con un'opera di appena 22 km si dimezzano i tempi su Marsiglia, si risparmiano 3 ore tra Parigi e Alta Provenza, la regione paca farebbe"ponti d'oro" e non ci sarebbe alcuna penale. A proposito, questo tunnel era previsto nel trattato di pace del 1947, a spese comuni, quando i politici conoscevano una materia che non si insegna più e che i 7 presidenti del consiglio italiani ed i loro omologhi francesi ignorano: la geografia.
  4. Michele Rispondi
    Guardando una mappa dell’Italia, francamente non si riesce a capire perché ci si accanisca tanto a favore della TAV Torino Lione, quando oggi la TAV si fermano a Brescia e solo (forse) tra qualche anno arriverà a Verona, mentre invece dovrebbe arrivare a Venezis e Trieste, tratte certamente molto meno costose e straordinariamente più utili della Tav in val di Susa
    • Aram Megighian Rispondi
      L'idea non è sbagliata. Ma il problema non è DOVE, ma la TAV stessa. 1. come si muovono gli italiani nell'asse Est-Ovest che è l'asse produttivo del Paese ? In macchina perdendo tempo e rischiando la vita ? 2. come facciamo a eliminare le merci dalle ruote nello stesso asse, ridurre l'inquinamento e rendere le autostrade (TS-TO) più sicure ? In Svizzera lo hanno fatto con tunnel, rinnovo delle ferrovie e obbligo di usare le ferrovie (ai camionisti, che da noi sarebbero per la maggioranza dei pazzi frustrati guidatori dell'Est) ? 3. come facciamo a combinare trasporto merci e passeggeri (più veloce quest'ultimo) su soli due binari EST-OVEST ? 4. come portiamo fuori le merci dall'Italia verso il resto dell'Europa per VENDERLE ? Con gli aeroplani ? 5. Come evitiamo di essere in tal modo emarginati a costruirci un nostro unico mercato interno senza esportazioni ? Tutte le risposte vanno bene, purchè si consideri: a) di conoscere bene il problema b) di discutere delle REALI possibilità di una sua possibile risoluzione c) di scegliere una di queste possibilità e RISOLVERE il problema. Discutere dicendo parole a vanvera, aprendo commissioni perditempo e poi lamentandosi perchè, essendo tutto in ritardo, tanto è meglio non fare niente, è l'indice reale di come il nostro Stato sia incamminato a correre verso l'Africa. La qual cosa può pure essere un'alternativa. Purchè si abbia il coraggio di dirlo ai cittadini italiani, in modo tale che chi non vuole può anche andarsene via.
  5. Condello Giuseppe Rispondi
    Vanno bene i nuovi schemi che permettono un risparmio di spesa e viste le esigenze di finanza pubblica è cosa buona avere una project review. Però lei commette l'errore che sta commettendo in forma interessata la grande stampa, e in parte gli economisti. Ma è un problema solo di costi monetari? O non è anche un problema di costi sociali, ambientali e culturali? Ci sono studi che sulla Torino-Lione dicono cose opposte a quelle della vulgata. Se ne tenga conto. Ecco, l'approccio deve essere complessivo.
    • Andrea Boitani Rispondi
      Ci sono anche i benefici sociali, culturali e ambientali, oltre ai costi. Una analisi costi-benefici completa ne tiene conto. Il punto del pezzo non è questo. Sull'opera è stata decisa tanto tempo fa. Fu un errore? Forse. Ma ormai è stata decisa, con tanto di Trattati internazionali, e le revisioni progettuali ne hanno dimezzato i costi. Non è più TAV da molti anni. Ripeto quello che scrissi con Marco Ponti 6 anni fa: forse è il caso di andare avanti velocemente. Ogni ritardo fa aumentare i costi e allontana nel tempo i benefici. Cioè fa aumentare lo spreco di soldi pubblici e dilapida la credibilità internazionale del'italia, già non altissima.
  6. Savino Rispondi
    Il problema non è la rivisitazione del progetto. E' la miopia ideologica di non considerare queste opere pubbliche come parte integrante del progresso e della strategia di crescita economica di una nazione, unitamente alla, ormai, classica sindrome Nimby. I personaggi "alternativi" (molto ambigui anche nella loro vita extra-contestazioni e sto parlando della speculazione nelle loro tasche) mostrano tutte le sembianze traglodite e gattopardesche di questo Paese, che ha affidato il suo definitivo declino a questi pomposi "governi del cambiamento", nati essenzialmente per non decidere e per non cambiare nulla, sulla scia del Gattopardo, appunto. Ilva e Tap sono le altre due fattispecie in cui troviamo questa impostazione ideologica della decrescita e del declino tanto meglio tanto peggio.