logo


  1. Pradelli Edo Rispondi
    Mi spiegate come sono calcolati gli 8.000 occupati in meno (annuali) per i prossimi 10 anni? Io sono un imprenditore e se debbo produrre un prodotto o un servizio richiesto dal mercato assumo, altrimenti non assumo, anche se la manodopera è gratis!!!
    • Michele Rispondi
      Assolutamente d’accordo. Le sue parole dimostrano come attorno al Decreto Dignità si combatta una battaglia tutta ideologica. Con la relazione tecnica si vuole dire una cosa molto semplice: qualunque limitazione alla flessibilità delle imprese, qualunque diritto dei lavoratori riduce l’occupazine. È l’ideologia del “meglio un posto di lavoro degradato piuttosto che niente”. Questa ideologia si è ampiamente dimostrata sbagliata. Negli ultimi 20/30 anni malgrado dosi massicce di flessibilità la produttività delle imprese italiane non è aumentata. Anzi il sistema produttivo italiano ha perso posizioni nelle classifiche mondiali. Nel srttore auto innanzitutto, ma non solo.
  2. Michele Rispondi
    La relazione tecnica (e questo articolo) sostengono implicitamente che la riduzione della durata massima dei contratti a t. determinato causa un aumento della produttività. Se lo stesso livello di output si realizza con meno lavoratori la produttività aumenta. Non si scappa. Se invece si vuole sostenere che sia l’occupazione sia il livello di attività diminuiscano bisogna spiegare perché la riduzione della durata dei contratti determini una riduzione del livello di attività delle imprese. Non può essere il costo: esplicitamente si dice di non aver considerato lo 0,5% di incremento dei contributi. Ma allora perché mai dovrebbe calare il livello di attività delle imprese a causa della minore durata massima dei contratti a tempo determinato? Se, al contrario, tale durata viene aumentata, il livello di attività delle imprese e l’occupazione aumentano? Troppo facile...
  3. Henri Schmit Rispondi
    Premetto che condivido con convinzione le posizioni difese da Tito Boeri e concordo quindi con la sostanza dell'articolo: meno male che sono previste, e prodotte, valutazioni tecniche indipendenti dei progetti economici del governo! Ce ne servirebbero ben altre, in tutti i campi legislativi, per esempio attraverso un Senato composto da esperti nominati dai deputati, con incarichi più lunghi, ma con poteri solo consultivi, tutt'al più sospensivi. Non mi sembra corretto sostenere che il governo stesso abbia previsto "un effetto negativo (del suo dl) sull'occupazione", perché - secondo il testo stesso citato dall'autore - i promotori del decreto contestato hanno presupposto un travaso automatico dei contratti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato, un'ipotesi, per dirla gentilmente, è molto superficiale. Rivendicare per le critiche espresse nella RT l'esclusiva della scientificità sarebbe altrettanto presuntuoso che, come ha fatto il MEF, negargliela in toto. Meglio non abusare del metodo scientifico; non tutto quello che è quantificabile è ipso facto scientifico; parliamo di previsioni economiche che dipendono da numerosi fattori fra cui la 'vera scienza' dovrebve provare a individuare quelli (più) determinanti. Secondo me il fattore determinante non sono i tempi e i possibili rinnovi del contratto a tempo determinato, ma l'estrema instabilità della normativa, l'assenza di direzione delle riforme, e quindi l'incertezza del diritto del lavoro.
  4. toninoc Rispondi
    I dilettanti al governo se la prendono con Tito Boeri perchè sono convinti (da veri dilettanti) che le stime le abbia fatte personalmente il Presidente dimostrando di non sapere (da veri dilettanti) che il Presidente fa eseguire le stime richieste a diverse commissioni di esperti che ci mettono la firma oltre che la faccia. Ma per i rappresentanti e tifosi del governo non bisogna essere ne realisti ne pessimisti perchè, per dirla con Enzo Jannaci "Sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al Re.....". Ogni giorno che passa ci renderemo conto che siamo caduti dalla padella alla brace...
  5. Michele Zazzeroni Rispondi
    Articolo esemplare. Mi chiedo allora nelle mani di chi, tra demagoghi e opportunisti, abbiamo messo il governo e il destino del paese.