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  1. Rino Talucci Rispondi
    Non se ne può più di ricercatori, presidenti INPS, ecc. che vivono fuori dal mondo reale. Continuano a sostenere cose che sono contrarie a quello che ogni cittadino vede ogni giorno nella sua esperienza. E cioè due realtà contrapposte: o migranti a spasso nelle nostre città a spese dello stato, e quindi dei cittadini, ed anche a caro prezzo, o schiavi nelle campagne a 15 euro al giorno ammassati nelle baraccopoli. La verità che questa immigrazione serve alle strutture che fanno business dell'accoglienza (Caritas, cooperative, ecc.) e ai nuovi schiavisti alla ricerca di manodopera senza diritti da schiavizzare. Nel mentre i nostri figli devono emigrare all'estero per trovare un lavoro decente...
  2. Daniel Rispondi
    Chiederei agli Autori di fornire il dato complessivo degli immigrati disoccupati iscritti agli Uffici provinciali del Lavoro, ed un motivo plausibile per il quale non svolgono i lavori che “gli italiani non vogliono più fare”. Assolto questo minimo dovere informativo, possono anche continuare a sostenere che “di manodopera straniera abbiamo ancora bisogno”.
  3. MTJ Rispondi
    Se posso portare un esempio personale - ho molti amici che hanno fatto le scuole e le università italiane e per avere un lavoro dignitoso (non precario, con contributi ecc.) sono costretti a andare all'estero - chi in Inghilterra, chi in Germania, chi in Austria. Molte persone che conosco e che hanno già superato i 40 anni si accontentano di lavori di basso profilo, saltuari, senza certezze economiche che possano fare in modo che pianifichino (a 40 anni) il proprio futuro. Per logica anche a me sorgono grossi dubbi sulle stime in base alle quali c'è un bisogno di manodopera straniera. Allo stesso modo non capisco le prese di posizione di certe istituzioni in merito. Alcune osservazioni: 1. Il lavoro in nero bisognerebbe controllarlo anche tra i cittadini italiani non solo tra gli stranieri. 2. Favorire flussi legali: come, più facile a dirsi che a farsi. Bisognerebbe innanzitutto dividere persone oneste e meritevoli da quelle che non lo sono (o lo sono meno). Come fare questa distinzione? Nota finale. L'Italia poi non è l'America. Jared Leto in America o altrove può sbandierare orgogliosamente "America is a land of immigrants" (rif. Yahr, E. "MTV EMAs: Jared Leto tells London crowd America is ‘a land of immigrants…we welcome you", Washington Post, 12 novembre 2017). Ma l'Italia non è l'America, ha problemi radicati da risolvere e credo che bisognerebbe dunque porre altri framework per meglio contestualizzare le osservazioni sul tema di questo articolo. Buon lavoro.
  4. Marco Molgora Rispondi
    Commenterei i commenti: denotano in maggioranza il fastidio, l'irritazione e preoccupazione diffusa per le persone che immigrano in Italia. Gli stranieri sono un problema reale, in che misura, od è un problema -almeno per una parte non trascurabile- la narrazione sui migranti che è diventata convinzione collettiva? I fatti singoli sono sempre distorcenti rispetto alla comprensione di un problema. Se sei stato testimone di una rapina mentre sei in viaggio, pensi di trovarti in un paese insicuro. etc. Penso a 3 immagini: A) le ore 22 quando vedo, non pochi immigrati, in bici che terminano il 2° turno, sulle strade buie dell'hinterland di Milano, quando torno dalla palestra con mio figlio, B) la badante che segue temporanemente mia mamma, in regola, permesso di soggiorno, ma che per il rinnnovo ha l'appuntamento fra 10 mesi in questura, nei quali sarà senza SSN. C) i migranti che ti vendono di tutto "in nero" in spiaggia, o talvolta alle stazioni del metro. C'è una occupazione buona (operaio, badante) ed altra marginale (venditore ambulante), uno stato credibile deve fare emergere la prima e scoraggiare la seconda. Perchè la realtà è piena di grigi. Il mercato del lavoro non è un mercato di soggetti fungibili, nè per area del paese, nè per settori e qualifiche che per lavoratori. Per cui possiamo avere disoccupati Italaini ed occupati stranieri, italiani che emigrano per lavoro, etc. Il problema è creare lavoro e buoni posti.di lavoro per Italiani, Europei, altre persone ..
  5. piero Rispondi
    Continuo a non capire questi discorsi sul bisogno di forza lavoro in Italia. Attualmente in Italia ci sono circa 6 milioni di senza lavoro reali (di cui un milione stranieri), una parte dei quali lavoricchia in nero; senza contare alcune centinaia di migliaia di stranieri irregolari, di cui una parte lavoricchia in nero. In futuro continueranno ad arrivare molti immigrati, checchè ne dica Salvini, comunitari e non. Quindi non capisco tutta questa preoccupazione. Semmai, bisogna cercare una soluzione per gli irregolari, che nemmeno Salvini riuscirà a rimpatriare. E poi sarebbe il caso di vedere come si può arrestare l'emigrazione di giovani italiani, una perdita sul piano qualitativo che gli immigrati non sono in grado di compensare.
  6. Claudio Rispondi
    Migranti economici cercasi? Forse quando usciremo dalla cris. Cioè mai, perchè l'Italia nelle condizioni vigenti dell'EU e dell'euro è tenuta costantemente sotto scacco. Dobbiamo ridurre il debito (sigh) ergo non possiamo fare spesa pubblica, quindi non possiamo crescere. Povera Europa, povera Italia.
  7. Antonio Fusi Rispondi
    Non metto in dubbio le analisi però allo stesso tempo mi chiedo: che fa lo Stato per ridurre l’enorme disoccupazione, sopratutto giovanile, e la numerosa emigrazione di italiani costretti ad andare all’estero in cerca di lavoro? Che fa questo pseudo stato? Dove sono i programmi per arginare questi due fenomeni che riguardano gli Italiani?
  8. Mario Angli Rispondi
    Con 11% di disoccupati e 11,7% di scoraggiati, la tesi non sta in piedi. Non c'è carenza di manodopera in Italia, non c'è necessità di schiavi. Quanto gettito fiscale produrrebbero la metà di quei disoccupati italiani se messi al lavoro? Davvero si pensa che l'immigrazione di qualità abbia un contributo nettamente positivo alle casse dello stato? Perché non lo è.
  9. Lucio Rispondi
    vista dall'Africa subsahariana l'Europa appare una fortezza. La possibilita' per un africano di emigrare legalmente in Europa e' sostanzialmente nulla. Di fatto e' gia' impossibile accedere anche solo alle ambasciate dove oramai per la maggiore vige il sistema di accesso telefonico con carta prepagata, superato questo scoglio si puo' accedere a qualche scarna informazione e da li' partire per una lunga trafila. Avere un visto salvo per i benestanti che dimostrino di avere famiglia e lavoro oltre che risorse e' impossibile. Dopo l'assurda direttiva 51/2001 della EU le poche verifiche e la responsabilita' su eventuali rimpatri per accessi irregolari ricade sulle compagnie aeree rendendo impossibile scappare legalmente pure ai rifugiati. Detto questo e' ovvio orami che la problematica sia sfaccettata ed estremamente complessa tale da rendere inevitabile un approccio di studio multidisciplinare e sul campo un intervento coordinato tra diversi paesi e enti sovranazionali (ONU e sue agenzie in primis) reso difficile anche da questione di scarsa rappresentativita' e governance di molti paesi coinvolti nella questione. Cio' che Boeri ha evidenziato nella sua relazione costituisce un approccio valido ma che occorre approfondire in certi punti ad esempio valutare l'impatto delle norme sui ricongiungimenti familiari, fenomeno che potrebbe rendere l'effetto positivo dei nuovi contribuenti su casse pubbliche solo di breve: anche i migranti hanno figli (piu' di noi) e genitori
  10. Andrea C Rispondi
    Continua a suonare il disco rotto....ma se questi migranti economici sono così preziosi in quanto svolgono prevalentemente lavori poco qualificati e sono fondamentali per il mantenimento del sistema pensionistico, perché allora tutti i paesi europei li respingono? Anche Germania e Austria hanno problemi d'invecchiamento della popolazione eppure non li vogliono e ce li rimandano indietro. Delle due l'una: siamo furbi noi e stolti tutti loro, oppure è il contrario? Se qualcuno riuscisse a spiegarmelo gli/le sarei molto grato. Ah, poi la storia dei disoccupati italiani che hanno alte ambizioni...molto comodo pensarla così, alcuni non sanno davvero dove orientarsi, altri sarebbero disponibili a fare un'ampia gamma di lavori ma a condizioni perlomeno decenti....
  11. Marcomassimo Rispondi
    Si vede che che certi ricercatori vivono in un mondo virtuale, aule universitarie formali che con la realtà ha un rapporto molto labile e relativo; Spendiamo 5 miliardi per la accoglienza ed il mantenimento a lungo termine di centinaia di migliaia di migranti; ora se fosse vero che i poveri datori di lavoro si sbracciano e si accapigliano invano per cercare manodopera generica inesistente, questi troverebbero impiego subito e non si dovrebbe mantenerli per lunghi periodi; la realtà è che in tutti i paesi del mondo si cerca manodopera qualificata; i tempi del bisogno delle nude braccia per le esigenze della industria fordista appratengono ad altre epoche; anche paesi che sono demograficamente praticamente spopolati come per esempio l'Australia ora non accettano affatto immigrati come potevano farlo negli anni '60 e non credo che paesi del genere siano in preda a pulsioni suicide. Certo la particolarità dell'Italia, rispetto ad altri paesi sviluppati, è che il suo tessuto di imprese minime è naturalmente e geneticamente soggetto ad irregolarità ed informalità molto più rispetto ad altri paesi, come per esempio Francia e Germani; si tende molto a fare profitto sulla compressione dei salari e dei diritti della manodopera; ed in questo senso l'immigrato è il candidato ideale quando si pensa che la efficienza e la produttività si possano rimandare alle calende greche e il "negro", dalle scontate poche esigenze, possa essere una manna.
  12. Elio Pennisi Rispondi
    Esorterei gli autori a redigere una statistica che tenga conto della futura riduzione della domanda di lavoro a basso livello dovuta a utilizzo di Intelligenza Artificiale (circa 40% in 15-20 anni). Nella globalità e nei Paesi ad alta produttività tale contrazione è indicata nel 20% (studi credibili). In ITA rischiamo di immettere popolazione che domani dovremo mantenere con reddito di cittadinanza/disoccupazione. Ponderiamo oggi pianificando il futuro dei ns. figli.
  13. fobar Rispondi
    facendo emigrare 170.000 giovani italiani, diplomati e laureati, e poi si persevera nel dire che servono estracomunitari lavoratori? Per favore esaminate il tema lavoro a 360° e non banalizzate come mantra dei media fanno. "lavori poco qualificati (quindi faticosi e poco retribuiti" altra perla che si sente ovunque, peccato che : 1) calmierano i salariati attuali 2)la tecnologia non esiste 3) come ripeto ad amici, se di avvocati è saturo il mercato perchè il compenso non scende mentre se di spazzini non si trovano non si alza il salario (legge domanda/offerta)? Comunque perdonatemi sono io che vivo su altro pianeta
  14. Henri Schmit Rispondi
    Concordo. È quella la differenza: subita o co-gestita. La generalità dell'ultimo termine indica l'ampiezza e l'indeterminazione del compito.
  15. Franco Rispondi
    Si dice che abbiamo bisogno di migranti economici perche' i disoccupati italiani sono prevalentemente al Sud e ambiscono a professioni qualificate mentre gli stranieri sono in maggioranza al Nord e svolgono lavori poco qualificati. Sinceramente non capisco. Perche' i disoccupati del Sud non possono muoversi verso le regioni del Nord dove c'e' lavoro, e -- in mancanza di posti di lavoro nelle "professioni qualificate" -- cominciare ad accontentarsi dei lavori "poco qualificati" disponibili? Sembra tanto che dobbiamo importare manodopera perche' i nostri disoccupati sono un po' "viziati". Una volta i disoccupati italiani attraversavano l'oceano per trovare lavoro... Oggi non possono trasferirsi dalla Calabria alla Lombardia? Certo, se un disoccupato puo' ricevere un assegno mensile dallo stato (reddito di cittadinanza) per starsene a casa davanti alla TV, capisco che non abbia un grande incentivo a trasferirsi al Nord a fare un lavoro poco qualificato...
  16. Alessandro Bellotti Rispondi
    Scusate, ma non capisco davvero dove sia il problema. In Italia può arrivare chiunque purché dotato dei titoli necessari per stare nel nostro paese. Titoli che sono, tipicamente, il passaporto e, quando previsto, il visto. Chiunque può presentarsi in frontiera, via aerea, nave etc..., presentare i documenti necessari e poi cercare lavoro. Un volo da Lagos a Fiumicino costa meno di 500 euro. Chi arriva con i barconi ne spende migliaia...Quindi ?
  17. bruno puricelli Rispondi
    Condivisibile dal punto di vista del lungo periodo, si insiste erroneamente su un'apparente virtualità del valore percettivo. Gli intellettuali continuano a sbagliare ed il popolo continua ad essere confuso. Noi (il popolo) valutiamo in base alla frequenza di incontro con il fenomeno migratorio non sempre per sentito dire ma soprattutto per la effettiva, costante presenza in luoghi pubblici di gente che non è inserita e si ritrova suo malgrado con i compagni (di sventura) a condividere momenti di noia o di scambio di idee; raramente sono incoraggiati a frequentare biblioteche dal di dentro. Anzi, in alcune città stanno fuori forse a curare chi entra! Comunque la si guardi, è una situazione non accettabile da una società costruita su regole e leggi. Queste vanno rispettate ancor di più da chi non vi appartiene non perchè sia più giusto ma perchè il territorio di possesso ha un valore naturale. Chi non ha il coraggio di addentrarsi in tali disquisizioni dimostra di essere portato a filosofie metafisiche. Ricordate, in natura, bontà e carità non esistono. Sono funzioni dipendenti dal possesso. Umano, molto umano parlarne. Ma bisogna fare tutti i conti
  18. alberto chilosi Rispondi
    "canali di ingresso legali, che oltretutto fungerebbero da deterrente verso la migrazione irregolare." Non si capisce come. In quanto tali i canali di ingresso legali tendenzialmente comportano un aumento dell' immigrazione irregolare per via dell' effetto "amici e parenti". A meno che l' immigrazione regolare non coinvolga buona parte del bacino dei possibili migranti, che sono parecchie decine di milioni (vedere i dati sulle rilevazioni Gallup e Pew center).
  19. Enrico Rispondi
    Continuo a non capire il discorso delle pensioni soprattutto in ottica prospettica e quindi vi pongo il mio dubbio. Se chi lavora oggi paga le pensioni oggi gli immigrati di domani le pagheranno agli immigrati di oggi ed a meno di una scomparsa degli italiani nel giro dei prossimi 30 anni o di una esplosione della nostra economia tale da richiedere afflussi mastodontici di nuovi lavoratori e quidi considerando costanti sia gli immigrati che il tasso di natalità ( o frose di de natalità ) degli italiani. Il supporto sarà giusto per pagare le pensioni di chi ha attraversato il mediterraneo prima di loro. Infine se non erro tempo fa più di qualcuno ci ha spiegato che le, per me, giuste riforme fatte avevano messo nel lungo periodo il sistema pensionistico in equilibrio e pertanto se il sistema è in equilibrio con la gestione degli immigrati as is per quale motivo è necessario, polemica politica a parte, enfatizzare il tema ?
    • Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
      Concordo. Anche io non capisco il discorso sugli immigrati che pagheranno le pensioni. Poi mi chiedo in che quartiere vive chi parla di immigrazione. Quanti venditori di ombrelli ci sono nel vostro quartiere? Perché non troviamo un lavoro ai venditori di ombrelli prima di parlare?
      • LUIGI Rispondi
        Semplice: l'immigrato regolare lavora generalmente un certo numero di anni, mette da parte un gruzzoletto (per lo standard del suo paese) mentre sostiene anche la famiglia con le rimesse.Poi torna a casa ad aprire qualche attività, grazie anche all'esperienza fatta in Italia. MA... non ha maturato i requisiti per la pensione e con quei paesi non ci sono accordi per il riconoscimento dei contributi, ergo non riscuoterà niente di quanto versato. In altre parole Boeri ci dice che il problema pensioni si risolve RUBANDO agli immigrati. Complimenti!
  20. Savino Rispondi
    Abbiamo bisogno di capitale umano (dare le redini dell'economia in mano ai giovani, incoraggiandoli a fare figli una volta che si vedono coi soldi in tasca), di persone che imparino un'arte anzichè continuare a lamentarsi sui social network, di qualcuno che sappia selezionare il merito e il talento anzichè valutarlo per due soldi (portando, invece, avanti i soliti raccomandati), di qualcuno che sappia dare l'esempio anzichè fare il corrotto, il furbo e il fannullone, di qualcuno che sappia essere umile nel cominciare un progetto professionale anche dal basso. Più in generale, abbiamo bisogno di tornare ai nostri valori, che pongono al centro di tutto l'essere umano, la sua dignità, il suo ingegno, le sue abilità.