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  1. Giacomo Cambiaso Rispondi
    La vittoria della Remainer May messa al governo dopo la vittoria dei Brexiter. Gia' era stato triste veder ignorato il referendum Greco, ma la vanificazione del voto Britannico e' un colpo durissimo all'immagine della democrazia in quanto paese simbolo per eccellenza di quest'ultima. Spero ancora in un rigurgito d'orgoglio inglese che venifichi questo golpe del governo contro la volonta' popolare, ma sono pessimista. D'altra parte la Brexit sembrava segnata dal giorno in cui una Remainer e' stata messa ad attuarla, una presa in giro fin dal principio che ha visto un sabotaggio costante delle intenzioni di voto fino all'epilogo di questi giorni. Francamente fossi il fronte Brexiter del parlamento invocherei l'annullamento del processo d'uscita della May per supportare il Remain chiarendo a tutti che e' meglio una no Brexit che la pessima Brexit voluta dal primo ministro e farei cadere il governo. Il giusto smacco per i Remainer di Cameron e May, meritevoli di essere cancellati dal palcoscenico della politica inglese con infamia. Brexit si, Brexit no, tutto diventa irrilevante davanti al rovesciamento del voto che sancisce la morte della democrazia per opportunismo e presunta convenienza. La May ha sancito che il suo lavoro e' stato esattamente quello sancito dallo slogan elettorale di Corbyn, "for the many not the few", tanto veritiero quanto deprimente
  2. Henri Schmit Rispondi
    Lentamente la verità viene a galla: non ci sarà nessuna maggioranza nei Comuni né per la soft Brexit di Theresa May, né per una separazione hard promossa da Boris Johnson ed altri, né ovviamente per il Remain, un'opzione sostenuta da pochi esponenti politici, fra cui i LibDem, Tony Blair e l'ex ministro Tory dell'educazione Justine Greening. Da sponde opposte i due ultimi propongono entrambi un nuovo referendum sul piano definitivo del governo. La logica della scelta collettiva imporrebbe una scelta fra tre soluzioni, appunto l'accordo negoziato, un hard Brexit o un Remain; ogni elettore potrebbe esprimere una prima e una seconda preferenza e si deciderebbe a maggioranza assoluta, o delle prime preferenze, o a difetto della somma delle prime e seconde preferenze. Questo metodo, equo e razionale, favorirebbe ovviamente la soluzione mediana di un soft Brexit, ma i proponenti sperano segretamente che nel frattempo entrambe versioni del Brexit saranno talmente screditate che potrebbe anche vincere la soluzione estrema del Remain.
  3. toninoc Rispondi
    L’idea di tornare indietro del RU rispetto alla Brexit farà riflettere meglio coloro che volessero ripetere quel tentativo e bene ha fatto l’UE ad essere ferma sugli accordi che i brexisti volevano modificare a loro vantaggio. Se un eventuale nuovo referendum dovesse optare per il ritorno, l’ Ue dovrebbe limitarsi ad accollare gli oneri sostenuti al RU ed accettare il rientro senza porre troppe difficoltà . Nell’UE, più siamo e meglio è.
  4. AltroAnonimo Rispondi
    Sarebbe un suicidio, per l'UE, accettare che il Regno Unito cambi idea e si ritorni allo status quo ante. I tanti "sovranisti" d'Europa potrebbero fare la stessa manfrina, dannosissima per l'Europa e per il loro paese, tentando un ricatto all'EU per ottenere qualcosa, sapendo che, in ogni caso, c'è un precedente per cui è possibile cambiare idea senza alcun problema. E' invece necessario che, se proprio vuole rientrare, il RU faccia richiesta di ammissione, secondo la procedura. Per essere ammessi è richiesta l'unanimità dei paesi della UE, ed è da augurarsi, per la stabilità europea, che il RU rimanga "in punizione" almeno una ventina d'anni.
  5. bob Rispondi
    i referendum sono sempre stati " democrazia di pancia" e sempre lo saranno. La furbizia è una qualità innata del popolino e il "masaniello" inevitabilmente il capo-popolo. Ha avuto senso chiedere a mia zia di novantanni se era meglio il nucleare o bruciare petrolio?Il popolo, l'ignoranza, l'ignorare, la fame, la pancia...sono il combustibile che serve al potere..................
  6. Anonimo Rispondi
    Trump, la Brexit, Berlusconi, Salvini, i NoEuro, Orban, etc. etc. A mio avviso, gli eventi e personaggi citati sono il prodotto di crisi economica, ignoranza popolare, xenofobia, demagogia. Sempre a mio avviso, tra questi il fattore critico, l'anello da cui partire per spezzare la catena, è l'ignoranza popolare. Se questo è vero, allora per avere una società evoluta dove non ci sia spazio per i magliari bisogna garantire a tutti un'istruzione gratuita (ma obbligatoria) fino alla laurea, e dare il diritto di voto soltanto a chi ne ha conseguito una, avendo peraltro competenze minime di logica, matematica e informatica almeno a livello di maturità scientifica. Chi non ce la fa rimane a studiare fino alla pensione, mantenendosi con apposito sussidio o reddito di cittadinanza: la collettività si assume l'onere di mantenerlo purché non faccia danni.
    • Henri Schmit Rispondi
      Simpatica provocazione anonima, ma sbagliata nella sostanza: i voti autolesivi recenti sono si, l'effetto della crisi e del malessere, ma meno dall'ignoranza popolare che non dall'inettitudine e dal cinismo degli attori politici. Un discorso pubblico veritiero e programmi politici coraggiosi, in un parola la responsabilità, battono la demagogia vestita da democrazia, il permissivismo vestito da garantismo e l'inganno vestito da colpo di genio.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Condivido il giudizio dell'autore e gran parte dell'articolo di Ewan McGaughy citato tranne la messa in questione della validità del referendum in base alle informazioni sbagliate circolate e alla regola di maggioranza troppo facile. Questi argomenti valevano prima e durante la campagna ora non più, salvo frode clamorosa e decisiva. Anche il referendum italiano è stato vinto e perso non come esercizio di conformità epistemica, ma come procedura di decisione. Ognuno decide in base alla ragioni che per lui contano di più. Per questo non è facile interpretare l'esito di un voto. Dopo 18 mesi i promotori del referendum italiano non hanno ancora compiuto quest'analisi. L'UK dovrebbe essere un monito. Almeno di creare un'alleanza transatlantica alla quale potrebbe partecipare più in là anche l'Italia (sempre pronta a tradire per interessi di breve termine), la Brexit sarà un danno per l'UE, un disastro per l'UK e appunto un monito a tutti coloro che pensano guadagnarci con la furbizia, con i trucchetti. Non funzionano a lungo andare, a meno di ricevere qualche aiuto decisivo esterno. Poi ci sarà la Russia: chi sarà il primo ad ammettere la logica della real-politik?
  8. Savino Rispondi
    E' l'inevitabile esito per chi aizza il popolo in maniera, a dir poco, pretestuosa. Ma, permettetemi di dire, è anche l'inevitabile esito per la "pancia" di un popolo, per un popolo credulone, non esime da critiche, che, dimenticandosi dello sprito di sacrificio collettivo e del sangue buttato in passato per diritti e conquiste, pone tutte le sue aspettative sulla faciloneria nella risoluzione di problemi complessi e di portata globale. La critica a questa ondata di populismo sterile deve partire dalla critica ai popoli e alle masse che la esprimono. Oggi è tornato in auge il cinico pensiero unico del conformismo dell'uomo-massa. L'ignoranza e l'egoismo delle masse hanno smembrato l'Europa, le libertà economiche, i diritti civili e sociali, facendoci tornare indietro di circa un secolo.