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  1. Asterix Rispondi
    Sono incredibili le fake news che circolano nel nostro Paese sulle misure di contrasto alla povertà fatti passare per ragioni tecniche. In primo luogo, misure di sostegno al reddito minimo esistono ormai in tutti i Paesi europei, come dimostrato dall'Audizione della Corte dei Conti al DEF 2018 del maggio scorso. In secondo luogo, l'importo medio del sostegno è generalmente superiore al REI italiano (media mensile in Francia, Germania Regno e Unito tra 373 e 524 euro contro i 187 euro italiani). Inoltre tali aiuti non sono mai dati a chi sta "sul divano", come sostengono squallidi politici per coprire le loro colpe per averci guidato in tali condizioni, ma solo a fronte dell'impegno del beneficiario a ricercare attivamente il lavoro. Quindi, a prescindere dal nome che si voglia adottare (REI o Reddito di cittadinanza), in un Paese che ha avuto il più alto incremento della povertà in europa, maggiore della stessa Grecia, un sostegno all'inclusione è doveroso e non può essere precluso dall'incapacità del nostro Paese di accertare se il soggetto è povero o meno. Perché altrimenti, analogamente a quanto previsto per le persone fisiche, dovremmo eliminare tutti gli aiuti pubblici erogati alle imprese sulla base delle loro dimensioni (posto che spesso tali imprese sono PMI solo per il Fisco). La necessità di un miglioramento dei centri di impiego pubblici dovrebbe essere una necessità del nostro Paese invece che continuare a drogare il mercato del lavoro con incentivi fiscali.
    • Savino Rispondi
      Come facciamo a migliorare i CPI se la mentalità degli italiani è tutta orientata a cercare lavoro tramite le raccomandazioni? Il Pm che indaga sui concorsi truccati nella sanità lucana rileva, oltre alla nota corruzione dei politici, anche il continuo via vai di tanti "questuanti". Quindi, non solo raccomandare, ma anche farsi raccomandare è ritenuto giustamente un reato. E' inutile che gli italiani invochino la "protesta" o il "cambiamento" o "l'onestà" se continuano a comportarsi così furbescamente.
  2. Ezio Pacchiardo Rispondi
    La regola seguita da quel movimento è stata "prendere tanti voti subito, a governare si pensa poi"
  3. Savino Rispondi
    Non tutti quelli che si dichiarano poveri lo sono per davvero. Il concetto di povertà in Italia (del sud e non solo) resta molto vago e la necessità di assistenza resta molto vicina alle definizioni di assistenzialismo e familismo. Così rischiamo di creare strumenti che facilitano i soliti furbetti. Ecco perchè in campagna elettorale un movimento che parlava di generica onestà non doveva affrontare il tema povertà con slogan del tipo "soldi per tutti", ma doveva saper selezionare tra gli stati di bisogno effettivo ed i tentativi di lucrarci sopra.
    • raffaele Principe Rispondi
      Le sacche di povertà nel sud ed in special modo Sicilia e Campania, soprattutto nelle estreme periferie delle grandi città, sono impressionanti. Interventi a sostegno dei poveri dei comuni del sud zero riporto zero. Salari in nero di 50 euro a settimana, lavoretti super precari. E' ovvio che molto di questo reddito sfugge alle "carte" Isee. Che il 49% delle domande, compilate dai comuni e da essi trasmessi, sia respinto, fa parte delle pressioni che questi ceti poveri fanno verso i comuni per inoltrare comunque la domanda, anche se viene detto loro che non hanno i requisiti.
      • Savino Rispondi
        Ribadisco che il concetto di "povertà" dell'italiano medio è molto generico ed interpretabile. Il 4 marzo hanno tutti votato per "la protesta" perchè, sembra, ci siano 60 milioni di straccioni in giro. Sappiamo benissimo che, in realtà, non è così, che la ricchezza c'è, è tenuta nascosta allo Stato ed è tesoreggiata. Il tenore di vita di alcune persone non si concilia con la loro dichiarazione di presunta povertà. Abbondano ancora vacanze, smartphone, cerimonie di nozze sfarzose, abiti firmati e abbonamenti alle pay-tv per dire che la massa stia morendo di fame. Discorso diverso è l'aiuto a quelle persone invisibili che davvero non ce la fanno e che, per la dignità, si vergognano a chiedere qualcosa.
    • Andrea Vironda Rispondi
      i (pochi) "soldi per tutti" sono l'unico modo per evitare i furbetti e le attività bordeline. 500€ al mese a tutti senza fare domande, a ricchi e poveri, sarebbero la soluzione per evitare burocrazia, troppa, e le difficoltà di capire per davvero chi è in stato di povertà o meno. Questo compito è difficilissimo, servono misure semplici.
      • Savino Rispondi
        500 Euro per tutti è la fine dello Stato, del Welfare e dell'economia
      • Enrico Motta Rispondi
        500 € al mese a "ricchi e poveri". Interessante questa proposta, non perché abbia senso, ma come segno che certe idee (che non oso definire) si stanno diffondendo.