logo


  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi permetto di precisare che a Bruxelles non si può decidere di aprire campi profughi nei paesi africani. Minniti ha fatto molto, in silenzio e senza particolari appoggi, in particolare per aprire centri gestiti dall'UNHRC e far accogliere da loro umanamente i ripescati nel mare dalla guardia costiera libica. Nonostante la brutta stampa che gli è riservata in Italia Macron ieri è stato in Mauritania, oggi in Nigeria, due paesi non proprio amici (colonizzati) della Francia, per costruirvi passo per passo quello che veramente manca: la sicurezza e lo sviluppo. Chi ha visto in televisione le sue visite per sottolineare l'assistenza logistica in Mali subito dopo il suo insediamento o l'accoglienza in primavera nell'università di Dakar capisce che a Parigi si fa mentre a Roma si chiacchera accusando la Francia di agire in Africa e in Libia quale rivale dell'Italia. La Francia e l'Europa vanno d'accordo con Minniti, mai con Salvini (a meno che vincano Le Pen, AfD e similari). Ma dipende solo da noi, siamo NOI gli attori che devono impedire che domani comandi questa gente. Chi non lo fa, sarà complice del disastro che si sta combinando, del tutto gratuitamente, per squallido interesse, inettitudine, ignoranza e disonestà.
  2. Ominide Rispondi
    I paesi di Visegrad non vogliono gli immigrati e sperano di tenerli fuori dall'Europa, la Francia e la Germania non vogliono gli immigrati e sperano di tenerli in Italia
  3. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo equilibrato, privo di giudizi politici. Li aggiungo io. A parte i meriti della marina militare, della guardia costiera e dell'ex ministro Minniti la politica dell'immigrazione italiana è erratica, incoerente e inefficiente; l'attuazione delle politiche è incerta, spesso deviata a scopi privati truffaldini; i commenti sui media sono parziali, chauvinisti, distorsivi della realtà. I risultati dell'ultimo vertice celebrati negli ambienti governativi come un grande successo della nuova strategia della voce alzata, riflettono invece il fallimento di una politica tutta teatrale e l'inettitudine sostanziale dei suoi protagonisti: invece di un vero impegno dei partner europei per un controllo comune delle frontiere esterne, un'assistenza finanziaria e logistica ai paesi di primo ingresso per il trattamento degli arrivi, un'apertura limitata e condizionale delle frontiere interne ai flussi (e non solo ai riflussi) secondari, l'accordo del 29 giugno sancisce l'opposto: l'isolamento dell'Italia fra governi di buona volontà e paesi Visegrad, la chiusura delle frontiere interne a qualsiasi flusso migratorio, l'assenza di ricollocamenti obbligatori, il mantenimento di Dublino, il peso della degli arrivi e delle richieste sui soli paesi più esposti, e tutto questo, per scelta gratuita dell'Italia, come mero preludio diversivo alle questioni fiscali e bancarie. Chi ha combinato questo disastro meriterebbe essere cacciato da tutte le istanze della rappresentanza politica!
  4. Savino Rispondi
    L'unica collaborazione che, concretamente, si può esigere dagli altri Paesi UE è quella finanziaria. Il governo italiano è già in ritardo nel mettere in piedi un piano di "emergenza strutturale", almeno per la durata di questa estate, che continuerà ad essere piena di sbarchi dopo la riduzione all'80% dovuta alle buone politiche di Minniti. Con un piano approvato, si può ottenere sostegno economico e logistico sulla frontiera europea (italiana) per governare il problema. A furia di revocare le politiche di Minniti, di promettere di espellere in modo snello 600.000 persone e di fare comizi quotidiani ho l'impressione che si stia sottovalutando il day by day che potrebbe protrarsi fino a ottobre-novembre.